DIRIGENTI SCOLASTICI. Ne parliamo con l'avvocato Enrico Angelone
Dalle municipalizzate ai ricorsi sui DS: Angelone racconta commissione, riservisti e i sette posti contesi in Campania.
Ecco l’intervista per vocedellascuola.it all'avvocato Enrico Angelone, legale di riferimento di diversi gruppi di ricorrenti nelle vicende giudiziarie legate al concorso per dirigenti scolastici in Campania. Qui i punti principali emersi dal colloquio, che al netto delle questioni riguardanti i dirigenti scolastici, disegna un quadro sconfortante nel rapporto del cittadino con l’amministrazione della pubblica istruzione.
Il profilo
Angelone ha quarantatré anni di professione forense alle spalle, prevalentemente nel diritto amministrativo. Ha lavorato dieci anni presso lo studio del professor Abbamonte prima di avviare uno studio proprio, ha ricoperto incarichi di amministratore di società a partecipazione pubblica ed è stato assessore al personale in due grandi comuni dell'hinterland napoletano. Quest'anno ha compiuto settant'anni e sul suo ingresso relativamente recente nelle vicende scolastiche scherza definendosi, alla sua età, una "new entry complicata". Il suo impegno specifico sul fronte scuola risale a circa tre anni fa, spiega, “per ragioni familiari”. Dopo tre anni definisce l'esperienza maturata in questo ambito della pubblica amministrazione "terrificante".
Il concorso ordinario in Campania: la commissione
Oltre un anno fa Angelone aveva sollevato due ordini di questioni sul concorso ordinario campano.
Anzitutto sulla composizione della commissione. Alcuni componenti, secondo la ricostruzione del legale, si trovavano in situazioni di incompatibilità per legami personali con candidati. L'amministrazione non si è mai espressa ufficialmente sulla contestazione, ma in Campania furono bloccati gli orali, come noto dalla cronaca dell'epoca, e successivamente nove componenti della commissione si sono dimessi in successione, fino a un assetto definitivo che ha portato a termine le operazioni concorsuali. Angelone richiama tale circostanza quale elemento a sostegno delle contestazioni formulate, mentre l'amministrazione non ha mai ricondotto ufficialmente le dimissioni alle eccezioni sollevate.
Poi sulle modalità di correzione degli elaborati. La normativa prevede una procedura interamente informatizzata, ma in Campania, secondo Angelone, la correzione sarebbe invece avvenuta su griglie cartacee, poi trascritte a sistema. Una perizia grafologica di parte commissionata dal legale su dieci elaborati ha rilevato alterazioni su tutti e dieci i documenti esaminati (voti apposti, cancellati o spostati, prevalentemente in diminuzione). Una successiva consulenza informatica, anch'essa commissionata dai ricorrenti, avrebbe inoltre evidenziato la possibilità di inserire e rimuovere le griglie dal sistema senza lasciarne traccia.
Su entrambi i fronti sono ancora pendenti dei giudizi e non risultano sentenze definitive. Angelone richiama un orientamento del Consiglio di Stato secondo cui, in materia di segretezza della correzione, è sufficiente la possibilità astratta di violazione, non necessariamente la sua prova effettiva, perché il vizio sia considerato "caducante", tale cioè da travolgere l'intera procedura concorsuale.
Il parallelo con il Lazio
Angelone stesso ha richiamato la sentenza del TAR Lazio (relatrice la giudice Caminiti) che ha riconosciuto la mancanza, in capo al presidente della commissione laziale, dell'anzianità di dieci anni come dirigente scolastico richiesta dal regolamento del 2022. Il TAR ha tuttavia limitato gli effetti dell'annullamento alla sola ricorrente, senza estenderli all'intera procedura. Secondo Angelone, applicando i principi propri del giudicato amministrativo, il vizio dovrebbe in teoria travolgere tutti gli atti della commissione, a partire dalla prova preselettiva. È comunque scettico sul fatto che l'amministrazione proceda in tal senso, per l'esposizione a possibili azioni risarcitorie da parte di chi ha superato il concorso ed è stato addirittura immesso in ruolo.
La diffida sul concorso riservato
Sul concorso riservato (DM 107/2023), Angelone ha condotto una verifica autonoma incrociando i nominativi dei vincitori con lo schedario telematico della giustizia amministrativa, per accertare l'effettiva pendenza di un ricorso alla data richiesta dalla norma (febbraio 2023). Dall'incrocio sarebbero emerse, secondo la ricostruzione del legale, per numerosi candidati, situazioni di assenza di ricorso, presenza di un intervento ad adiuvandum (dichiarato inammissibile in tutti i casi citati) o ricorsi già decisi in precedenza. Il legale ha definito onestamente il suo accertamento "superficiale", nei limiti di quanto verificabile da un privato, e ha segnalato la questione al Ministero. La risposta ricevuta, una PEC firmata da un direttore generale, attesterebbe la regolarità della procedura, senza ulteriori dettagli sui controlli effettuati.
I sette posti accantonati in Campania
Il fronte più recente riguarda l'accantonamento di sette posti in Campania, ottenuto a seguito di un ricorso al TAR. Il legale fa riferimento all'articolo 1, comma 528 della legge 199/2025 (legge di bilancio per il 2026), che unifica le graduatorie di idonei e vincitori del concorso ordinario in un'unica graduatoria; la trasforma da triennale a graduatoria ad esaurimento; stabilisce che i posti "vacanti e disponibili" di ciascun anno scolastico siano assegnati, in ordine, ai vincitori del concorso ordinario, quindi per il 100% del residuo alla mobilità interregionale, infine ripartiti 60/40 tra concorso ordinario e riservato.
Secondo Angelone, l'USR Campania avrebbe applicato un criterio diverso, facendo riferimento non ai posti vacanti e disponibili anno per anno ma al solo contingente messo a bando nel 2023 (34 posti, di cui 16 già assegnati, 18 residui). Il TAR ha accolto la richiesta cautelare disponendo il riesame della procedura seguita dall'USR Campania; a seguito di tale riesame, l'ufficio scolastico regionale ha deciso di accantonare i sette posti in attesa della decisione di merito, fissata per il 10 settembre. In concreto, l'accantonamento evita che quei sette posti vengano definitivamente assegnati prima della decisione di merito, così da preservare l'effettività dell'eventuale pronuncia favorevole ai ricorrenti. Serve inoltre, spiega Angelone, per evitare che si consolidino situazioni non più reversibili, come già accaduto con i concorsi del 2011 e del 2017, i cui strascichi risultano tuttora aperti. Il legale precisa comunque che l'ordinanza cautelare produce effetti solo tra le parti in causa, riguardando quindi i soli sette ricorrenti, anche se (anche in questo caso) una corretta prassi amministrativa dovrebbe portare all'applicazione dello stesso criterio anche nelle altre regioni.
Il giudizio sull'amministrazione
Interpellato sul filo comune ai tre fronti, Angelone descrive un'amministrazione "opaca, non trasparente, non disponibile". Cita come esempio la prassi di limitare, nelle istanze di accesso agli atti concorsuali, la consultazione ai soli elaborati di cinque candidati per richiesta, una restrizione che ritiene contraria alla giurisprudenza consolidata. Segnala inoltre difficoltà ricorrenti nelle istanze di accesso agli atti e di accesso civico, con risposte definite elusive o assenti.
Nel corso del colloquio, a sostenere le peculiarità di questo settore della pubblica amministrazione, Angelone ha inoltre fatto rilevare la sua meraviglia per il fatto che, alcune materie regolamentate in un certo modo da norme generali, l'amministrazione scolastica adotterebbe interpretazioni più restrittive, come nel caso dell’applicazione della legge 104.
Il quadro storico
Rispondendo alla domanda sul fatto che, a partire dal primo concorso riservato del 2006, i concorsi per dirigente scolastico siano sistematicamente finiti in tribunale, Angelone individua la causa in un sistema normativo che definisce "a cascata", fatto di ordinanze modificate e integrate progressivamente da altre ordinanze, e in una gestione delle procedure che giudica poco leggibile. Cita, come esempio di opacità, il sorteggio dei temi della prova scritta del concorso 2023 avvenuto due giorni prima dello svolgimento della prova, senza indicazioni chiare sulle modalità di custodia nel frattempo.
Per Angelone l'elevato numero di ricorsi nel comparto scuola, non solo per i dirigenti scolastici, ma anche per il restante personale docente e ATA, è riconducibile proprio a questa mancanza di trasparenza procedurale.
Quanto al proprio metodo professionale, tiene a precisare di evitare ricorsi quando non ritiene di avere almeno un'astratta possibilità di accoglimento, ma di procedere solo quando quella possibilità esiste.
Sui tre fronti citati (commissione del concorso ordinario, requisiti dei vincitori del riservato e accantonamento dei posti in Campania) i procedimenti risultano ancora pendenti e, alla data dell'intervista, non sono intervenute pronunce definitive di merito.
Le ricostruzioni e le valutazioni riportate nell'articolo sono quelle espresse dall'avvocato Enrico Angelone nel corso del colloquio che potete guardare integralmente qui sotto.