Dispersione scolastica ai minimi storici: "Il successo educativo non si misura solo con i numeri
La vera sfida è garantire il diritto di ogni studente ad essere riconosciuto, compreso e valorizzato"
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con soddisfazione i risultati del Rapporto INVALSI 2026, che attestano una significativa riduzione della dispersione scolastica implicita, scesa al 6,3%, il valore più basso registrato dalla serie storica. Si tratta di un segnale incoraggiante, che conferma il progressivo rafforzamento della capacità della scuola italiana di trattenere gli studenti nei percorsi formativi e di anticipare gli obiettivi europei di contrasto all'abbandono scolastico. Al tempo stesso, il quadro restituisce una realtà più complessa, nella quale persistono profonde disuguaglianze territoriali e sociali che incidono concretamente sull'effettiva esigibilità del diritto all'istruzione.
Per il CNDDU la riduzione della dispersione rappresenta un traguardo importante, ma non può essere considerata l'unico indicatore della qualità del sistema educativo. Una scuola realmente democratica non si limita a ridurre gli abbandoni: deve garantire a ciascun alunno le condizioni per sviluppare pienamente le proprie potenzialità, indipendentemente dal contesto familiare, economico o territoriale di appartenenza. Il diritto all'apprendimento, sancito dalla Costituzione e dalle principali convenzioni internazionali sui diritti dell'infanzia, non coincide con la semplice permanenza in aula, ma con la possibilità concreta di apprendere, partecipare e costruire il proprio progetto di vita. Le rilevanti differenze nella diffusione delle diagnosi dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento evidenziano una criticità che non riguarda la maggiore o minore incidenza dei disturbi, bensì l'accessibilità ai servizi sanitari, la tempestività degli interventi e la capacità delle reti territoriali di intercettare precocemente i bisogni educativi. Quando una difficoltà non viene riconosciuta, il rischio è che il bambino venga erroneamente percepito come disinteressato, poco motivato o incapace, con conseguenze che investono non soltanto il rendimento scolastico, ma anche la salute emotiva, l'autostima e la costruzione dell'identità personale.
È necessario superare una visione esclusivamente certificativa delle fragilità, orientandosi verso un modello di prevenzione evolutiva fondato sulla collaborazione stabile tra scuola, pediatria di comunità, neuropsichiatria infantile, psicologia dell'età evolutiva e servizi sociali. Il CNDDU propone la costituzione di équipe territoriali permanenti dedicate all'osservazione precoce del neurosviluppo, l'istituzione di sportelli di prevenzione educativa rivolti alle famiglie sin dalla scuola dell'infanzia e percorsi sistematici di formazione dei docenti sulle neuroscienze dell'apprendimento, sulla salute mentale in età evolutiva e sulla didattica inclusiva. Investire nei primi anni di vita significa intervenire quando le difficoltà sono ancora reversibili, evitando che si trasformino in disagio scolastico, isolamento sociale o abbandono. Occorre inoltre affiancare agli indicatori degli apprendimenti un sistema nazionale di monitoraggio del benessere scolastico che consideri il clima relazionale, la partecipazione degli studenti, il senso di appartenenza alla comunità educante, la qualità dell'inclusione e la prevenzione del disagio psicologico. Una scuola che promuove il benessere produce inevitabilmente anche migliori risultati formativi, perché apprendimento e salute evolutiva costituiscono dimensioni profondamente interdipendenti. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che l'inclusione non rappresenta una misura compensativa destinata a pochi, ma il fondamento di una scuola capace di garantire pari dignità e pari opportunità a tutti gli studenti. Le statistiche descrivono i risultati raggiunti; i diritti umani indicano invece la direzione da perseguire. Una società può dirsi realmente civile quando nessun bambino è costretto ad attendere il fallimento per vedere riconosciute le proprie difficoltà. La scuola del futuro dovrà essere sempre meno orientata a riparare le fragilità e sempre più capace di prevenirle, riconoscendole tempestivamente attraverso una rete educativa competente, inclusiva e corresponsabile. Solo così la riduzione della dispersione scolastica potrà trasformarsi in un autentico progresso culturale, sociale e democratico. Prof. Romano Pesavento presidente CNDDU