D.Lgs. 62/2024: Guida tecnica alla nuova architettura dell’inclusione
Il D.Lgs. 62/2024 è una legge che "sistema" i flussi di lavoro. La sfida, per la scuola, sarà saper declinare questi passaggi tecnici in pratiche didattiche che non si limitino a compilare moduli
Si parla molto del Decreto Legislativo n. 62/2024, ma al di là del dibattito, è necessario fare chiarezza su cosa cambi concretamente nella struttura dei processi di inclusione. Il decreto non è un semplice aggiornamento terminologico: segna il passaggio da un sistema basato prevalentemente sulla certificazione medica a un modello integrato, definito "bio-psico-sociale", che ruota attorno al Progetto di Vita della persona.
Vediamo, punto per punto, le novità procedurali che trasformeranno la nostra operatività nei prossimi anni.
La "Valutazione di Base": un procedimento unico
Il primo cambiamento sostanziale riguarda l'accertamento. Attualmente, le procedure per ottenere certificazioni (invalidità, handicap, inclusione scolastica) viaggiano spesso su binari paralleli o sovrapposti. Il D.Lgs. 62 introduce la Valutazione di Base: un procedimento unitario che accorpa ogni accertamento precedente.
Chi gestisce: A partire dal 1° gennaio 2026, la gestione del procedimento sarà affidata esclusivamente all'INPS attraverso le "Unità di valutazione di base".
L’obiettivo: L'utilizzo univoco delle classificazioni internazionali (ICD e ICF) e del WHODAS (questionario WHO Disability Assessment Schedule) per misurare la salute e la condizione di disabilità, eliminando la frammentazione delle diagnosi.
Dalla diagnosi al "Profilo di Funzionamento"
Il decreto introduce una distinzione netta tra la valutazione medica (finalizzata all'accesso ai sostegni) e la valutazione multidimensionale. Il "Profilo di Funzionamento" diventa il documento chiave: non descrive solo la patologia, ma le funzioni e le strutture corporee in relazione all’ambiente.
È qui che avviene il passaggio critico: il profilo diventa una "variabile evolutiva". Non è un documento statico, ma un sistema dinamico che tiene conto dell'età, dei fattori personali e dei determinanti di contesto (barriere e facilitatori).
La "Valutazione Multidimensionale"
Questa è la fase che impatterà maggiormente il lavoro di rete. Dopo la valutazione di base (medica), si attiva la valutazione multidimensionale. A differenza del passato, questa procedura non è solo "tecnica", ma "partecipata".
Chi partecipa: La persona con disabilità, la famiglia e gli operatori coinvolti.
Cosa si definisce: Si analizzano i desideri, le aspettative e le preferenze del soggetto. L'obiettivo non è solo fornire un ausilio, ma definire gli obiettivi a cui deve tendere il Progetto di Vita.
Il "Progetto di Vita" individuale, personalizzato e partecipato
Il cuore del decreto è il Progetto di Vita (Art. 2, comma 1, lett. n). Si tratta di un piano esistenziale unitario che elenca i sostegni (formali e informali) necessari.
Il Budget di Progetto: Viene introdotto il concetto di budget come insieme di risorse umane, professionali, tecnologiche ed economiche, sia pubbliche che private, messe a sistema per sostenere il progetto. Il Progetto di Vita diventa quindi il documento di coordinamento che deve orientare i singoli piani d'intervento (inclusi quelli scolastici).
L'Accomodamento Ragionevole: un obbligo normativo
Il decreto formalizza il concetto di "accomodamento ragionevole" (già presente nella Convenzione ONU). Non si tratta di una facoltà discrezionale, ma di un obbligo: l'istituzione scolastica (e non solo) ha il dovere di apportare modifiche e adattamenti necessari ed appropriati, che non impongano un onere sproporzionato, per garantire il godimento dei diritti su base di uguaglianza. Il rifiuto di un accomodamento ragionevole è, a tutti gli effetti, una forma di discriminazione.
In sintesi: cosa cambia nella routine?
Per il docente, la riforma sposta l'asse della responsabilità: dal dover gestire una "diagnosi" al dover partecipare alla costruzione di un "progetto". La burocrazia non scompare, ma cambia forma:
Maggiore integrazione: Il docente diventerà (nel tempo) un interlocutore che dialoga con un Progetto di Vita già definito dai servizi territoriali.
Linguaggio comune: L'uso dell'ICF diventerà la lingua franca tra scuola, sanità e servizi sociali, rendendo la documentazione meno legata al singolo caso scolastico e più orientata alla continuità della vita dell'alunno.
Il D.Lgs. 62/2024 è una legge che "sistema" i flussi di lavoro. La sfida, per la scuola, sarà saper declinare questi passaggi tecnici in pratiche didattiche che non si limitino a compilare moduli, ma che realizzino effettivamente l'integrazione del Progetto di Vita tra i banchi.