Docente accoltellata: il sintomo di una scuola al collasso. Il Comitato Docenti contro mobbing e burnout lancia l’allarme
Il Comitato Docenti afferma con fermezza che l’unica risposta efficace è sul piano giuridico e annuncia la presentazione di una proposta di legge contro mobbing e burnout
Il Comitato Docenti contro mobbing e burnout, nato per dare voce al disagio reale e crescente della categoria, esprime piena e incondizionata solidarietà alla docente accoltellata nel bergamasco da un tredicenne e a tutti gli insegnanti che quotidianamente subiscono violenze, intimidazioni e delegittimazione.
Quanto accaduto non è un fatto isolato, ma un evento gravissimo che segna un punto di non ritorno e conferma in modo inequivocabile quanto denunciamo da tempo: la scuola non è più un luogo sicuro. I docenti operano in condizioni che mettono a rischio la loro incolumità fisica e psicologica, in un contesto in cui le tutele risultano insufficienti e spesso solo formali.
L’istituzione crescente di organismi paralleli, come i cosiddetti “comitati genitori” in ogni plesso, rappresenta una distorsione evidente del sistema: un’anomalia che contribuisce a indebolire l’autorevolezza della funzione docente e ad alimentare una pericolosa confusione dei ruoli educativi.
Il quadro è strutturale. Il degrado sociale, culturale ed educativo si riflette direttamente nelle aule, mentre alla scuola viene impropriamente chiesto di supplire a carenze che non le competono. Il docente è progressivamente svuotato del proprio ruolo, privato della libertà d’insegnamento, sovraccaricato di responsabilità improprie e lasciato solo di fronte a situazioni sempre più complesse.
Il risultato è un sistema al limite della sostenibilità: frustrazione diffusa, perdita di autorevolezza e livelli di burnout ormai sistemici, aggravati da fenomeni di mobbing e isolamento professionale. Sempre più insegnanti dichiarano apertamente di non essere più disposti a mettere a rischio la propria sicurezza e valutano concretamente l’abbandono della professione.
È illusorio pensare di affrontare questa crisi con misure emergenziali o meramente repressive. Intervenire sugli effetti senza agire sulle cause significa rendersi complici del problema. Servono riforme strutturali, chiare e non rinviabili.
Il Comitato Docenti afferma con fermezza che l’unica risposta efficace è sul piano giuridico e annuncia la presentazione di una proposta di legge contro mobbing e burnout, finalizzata a garantire tutele effettive, dignità professionale e condizioni di lavoro sostenibili.
In particolare, il Comitato chiede il riconoscimento istituzionale del mobbing e del burnout come rischio professionale nel comparto scuola, quindi misure concrete di prevenzione e contrasto alle aggressioni ai docenti, oltre a un intervento deciso sulle condizioni organizzative e relazionali degli istituti.
È inoltre imprescindibile ristabilire il principio di responsabilità educativa: la scuola non può e non deve sostituirsi alla famiglia. Nei casi in cui il ruolo genitoriale venga meno, deve essere riconosciuta senza ambiguità la responsabilità connessa alla “culpa in educando”.
La scuola non è un luogo di addestramento, ma neppure uno spazio privo di regole. È il presidio fondamentale per la formazione di cittadini consapevoli, fondato su impegno, disciplina e rispetto. Indebolirla significa compromettere l’intero equilibrio sociale.
La solidarietà non può esaurirsi in dichiarazioni di circostanza. Senza un intervento serio, strutturale e condiviso, episodi di questa gravità sono destinati a ripetersi.
È necessario agire ora, prima che l’eccezione diventi la regola. Molti docenti non ce la fanno più e sono pronti a licenziarsi.