Docenti di ruolo fuorisede di lunga permanenza
Chiesta al Ministro Valditara una posizione chiara e un piano di rientro
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sulla condizione dei docenti di ruolo che da molti anni prestano servizio in province lontane da quelle di ricongiungimento familiare e chiede al Ministro di assumere una posizione sulla necessità di introdurre una specifica politica di rientro per il personale interessato da permanenze fuori sede particolarmente lunghe. La questione non può essere ricondotta esclusivamente alle ordinarie dinamiche annuali della mobilità. Esistono docenti che hanno maturato quindici, venti o più anni di servizio e che, nonostante punteggi elevati, continuano a lavorare a centinaia o, in alcuni casi, a oltre mille chilometri dalla propria famiglia. Il trascorrere degli anni incrementa il punteggio, ma non necessariamente accresce in misura corrispondente la possibilità concreta di ottenere il trasferimento. L’attuale disciplina della mobilità attribuisce valore all’anzianità di servizio attraverso il sistema dei punteggi e, parallelamente, riconosce specifiche precedenze nelle fattispecie individuate dalla normativa e dalla contrattazione collettiva. In presenza di una precedenza, il trasferimento può pertanto essere disposto a favore di personale con un punteggio inferiore rispetto a quello posseduto da altri aspiranti che ne siano privi. Il CNDDU non pone in discussione le tutele previste dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104, né la loro applicazione quando ricorrano i requisiti stabiliti dall’ordinamento. Ritiene tuttavia necessario valutare gli effetti che tale assetto produce nel lungo periodo nei confronti di chi, pur vantando una considerevole anzianità di servizio, non beneficia di alcuna precedenza. La criticità diventa particolarmente evidente nelle classi di concorso nelle quali le disponibilità destinate alla mobilità interprovinciale sono estremamente ridotte. In questi casi l’applicazione delle precedenze può esaurire i pochi posti disponibili e rinviare ulteriormente il trasferimento di personale con punteggi molto elevati. La reiterazione del medesimo meccanismo negli anni rischia così di ridurre sensibilmente l’efficacia sostanziale dell’anzianità quale criterio di mobilità. La classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche costituisce, sotto questo profilo, una realtà che il CNDDU segue con particolare attenzione da circa un decennio. Nelle situazioni territoriali monitorate dal Coordinamento, la scarsità dei posti e l’incidenza delle precedenze hanno determinato condizioni nelle quali docenti con una lunga anzianità continuano a non ottenere il trasferimento verso le province richieste. È proprio la durata del fenomeno a richiedere una valutazione istituzionale. Il riconoscimento di una precedenza in un determinato anno costituisce l’applicazione delle regole vigenti; diverso è il problema che si determina quando la stessa condizione si riproduce per molti anni e il servizio nel frattempo maturato non riesce a rafforzare in misura sufficiente la posizione del docente privo di precedenza. L’anzianità complessiva e la permanenza fuori provincia sono, inoltre, elementi che non coincidono completamente. La prima esprime il servizio maturato nel corso della carriera; la seconda misura la durata di una specifica condizione professionale e territoriale. Quando quest’ultima raggiunge quindici o vent’anni, appare necessario interrogarsi sull’adeguatezza di un sistema che continua a valutarla attraverso il solo ordinario incremento del punteggio. A questa criticità si aggiunge quella relativa alla consistenza delle disponibilità. La possibilità di rientro dipende anche dal numero dei posti concretamente destinati alla mobilità territoriale. La ripartizione delle disponibilità tra trasferimenti, mobilità professionale, reclutamento e gli accantonamenti previsti dalla disciplina vigente può restringere ulteriormente gli spazi utilizzabili per i trasferimenti interprovinciali. Passaggi di cattedra, passaggi di ruolo, trasferimenti e procedure di reclutamento rispondono a presupposti giuridici differenti. Proprio per questo sarebbe opportuno verificare se l’attuale distribuzione dei posti produca, in alcune classi di concorso e in determinati territori, effetti tali da rendere particolarmente difficile il rientro di personale già appartenente ai ruoli dello Stato e titolare di una lunga anzianità. La permanenza fuori sede presenta inoltre una dimensione economica che non può essere trascurata. Una condizione protratta per molti anni comporta costi abitativi, spese di trasporto e continui spostamenti tra sede di servizio e luogo di ricongiungimento. Quando tali oneri accompagnano il lavoratore per una parte considerevole della carriera, la lontananza non può più essere considerata una circostanza meramente transitoria collegata alla sede originariamente ottenuta. Alla luce di queste considerazioni, il CNDDU ritiene necessario valutare un piano immediato di rientro dei docenti di ruolo fuorisede di lunga permanenza, capace di attribuire un’incidenza maggiore al servizio prestato e alla durata effettiva della lontananza e di considerare, nelle situazioni maggiormente critiche, anche la distribuzione delle disponibilità destinate alla mobilità territoriale. Non spetta al Coordinamento sovrapporsi alle competenze dell’Amministrazione e della contrattazione collettiva nella definizione degli strumenti tecnici attraverso i quali perseguire tale obiettivo. È però necessario rappresentare una condizione che, dopo un periodo così esteso, difficilmente può essere considerata una conseguenza fisiologica della mobilità del personale scolastico. Sarebbe pertanto opportuno procedere anche a una ricognizione nazionale che consenta di conoscere la reale dimensione del fenomeno, accertando quanti docenti di ruolo prestino servizio fuori dalla provincia di ricongiungimento da oltre dieci, quindici e vent’anni, da quanto tempo reiterino senza esito la domanda di trasferimento e quali siano le classi di concorso e i territori nei quali la mobilità ordinaria incontra le maggiori difficoltà. Per la A-46, una simile analisi consentirebbe di confrontare i dati dell’Amministrazione con quanto osservato dal CNDDU nel corso dell’ultimo decennio, verificando la consistenza delle disponibilità, l’incidenza delle precedenze, i punteggi degli aspiranti non soddisfatti e la durata della loro permanenza fuori provincia. Su questi elementi il CNDDU rivolge una richiesta diretta al Ministro Giuseppe Valditara: assumere una posizione sulla condizione dei docenti di ruolo fuorisede di lunga permanenza e chiarire se il Ministero intenda promuovere un intervento specifico, già a partire dal prossimo ciclo utile di mobilità, finalizzato a rendere effettivamente più incisivi l’anzianità di servizio e il tempo trascorso fuori dalla provincia di ricongiungimento. Il Coordinamento chiede in particolare al Ministro di valutare l’opportunità di un piano immediato di rientro che affronti prioritariamente le situazioni consolidate da quindici o vent’anni e le classi di concorso nelle quali l’esiguità delle disponibilità rende l’ordinaria mobilità insufficiente a offrire una prospettiva concreta di trasferimento. Dopo una parte così rilevante della carriera trascorsa lontano dalla provincia di ricongiungimento, il semplice accumulo di ulteriore punteggio non appare più una risposta adeguata. Occorre stabilire se il sistema scolastico intenda riconoscere alla lunga permanenza fuori sede un peso realmente capace di incidere sulle possibilità di rientro. È su questo punto che il CNDDU chiede al Ministro Valditara una posizione chiara e un riscontro istituzionale. Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU