Francia, proteste e violenza nelle scuole: anche in Italia aprire il confronto con gli studenti

Proprio per questo il CNDDU ritiene utile che nelle scuole italiane si promuovano, in questi giorni, momenti di discussione con gli studenti su quanto sta accadendo in Francia.

A cura di Redazione Redazione
02 ottobre 2026 11:28
Francia, proteste e violenza nelle scuole: anche in Italia aprire il confronto con gli studenti - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Francia, dove le proteste studentesche sono sfociate, in diversi contesti, in gravi episodi di violenza, con sessantacinque dipendenti scolastici feriti, tra cui quaranta dirigenti, scuole danneggiate e incendiate e scontri con le forze dell’ordine. Il Coordinamento esprime vicinanza al personale coinvolto e alle comunità scolastiche che stanno attraversando giorni particolarmente difficili. Le ragioni di una protesta, soprattutto quando riguardano problemi che incidono direttamente sulla vita della scuola, devono poter essere espresse e ascoltate. I giovani devono avere la possibilità di manifestare disagio, critica e dissenso, ma è altrettanto necessario che comprendano il limite oltre il quale la protesta perde il proprio significato. Aggredire una persona, incendiare una scuola o distruggere un bene comune non rende più forte una richiesta e finisce, al contrario, per allontanarla dalle ragioni che l’avevano generata. Colpisce in particolare il numero dei dirigenti scolastici rimasti feriti. Chi vive quotidianamente la scuola conosce il ruolo delicato che il dirigente assume nei momenti di tensione, quando è chiamato a dialogare con gli studenti, sostenere il personale, confrontarsi con le famiglie e mantenere aperto il rapporto con le istituzioni. La tutela di chi lavora nella scuola deve procedere insieme alla capacità di prevenire situazioni che possono degenerare. Quanto sta accadendo in Francia appartiene a un contesto diverso e non può essere sovrapposto alla realtà italiana. Sarebbe però imprudente considerarlo un fenomeno lontano, privo di significato per il nostro Paese. Anche nelle nostre scuole, nelle ultime settimane, si sono verificati episodi molto gravi che hanno coinvolto docenti e studenti. Sono fatti differenti per origine e dinamica, ma richiamano la necessità di riconoscere il disagio e intervenire prima che la rabbia trovi nella violenza la propria forma di espressione. Non si tratta di immaginare per l’Italia scenari già scritti né di alimentare allarmismi. Occorre piuttosto chiedersi se la scuola disponga oggi di strumenti adeguati per cogliere i segnali di difficoltà, mantenere un dialogo reale con gli studenti e le famiglie e affrontare il conflitto quando può ancora essere governato attraverso la parola e il confronto. Proprio per questo il CNDDU ritiene utile che nelle scuole italiane si promuovano, in questi giorni, momenti di discussione con gli studenti su quanto sta accadendo in Francia. Non soltanto sulle violenze, che devono essere valutate per la loro gravità, ma anche sulle ragioni e sulle rivendicazioni che hanno dato origine alla mobilitazione. Conoscere i fatti, distinguere la protesta dalle sue degenerazioni, confrontare punti di vista diversi e chiedersi quali forme possa assumere un dissenso responsabile può trasformare una vicenda di cronaca europea in un’occasione concreta di crescita. Sarebbe importante, soprattutto, lasciare spazio alla parola degli studenti. Ascoltare ciò che pensano delle richieste avanzate dai loro coetanei francesi, delle condizioni della scuola che vivono ogni giorno e dei modi attraverso i quali ritengono possibile manifestare un disagio senza ricorrere alla violenza può aiutare anche gli adulti a comprendere meglio inquietudini che non sempre riescono a emergere nei luoghi ordinari della vita scolastica. Anche la questione della responsabilità per i danni provocati dai minorenni, emersa in Francia, non dovrebbe essere ridotta alla sola dimensione economica. Le conseguenze previste dall’ordinamento devono essere applicate, ma per la scuola resta essenziale il valore educativo della responsabilità. Chi danneggia un istituto o aggredisce una persona deve essere condotto a comprendere la portata del proprio gesto e le conseguenze che esso produce sull’intera comunità. La scuola non deve temere il dissenso dei giovani. Deve creare le condizioni perché possa essere espresso, discusso e compreso, insegnando nello stesso tempo che nessuna rivendicazione può giustificare la violenza. Forse è proprio questo il messaggio che i fatti francesi consegnano oggi anche alla scuola italiana: parlare con i ragazzi prima che il disagio diventi distanza e la distanza si trasformi in conflitto. Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

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