Gilda, Castellana, Gratteri e Mieli: «Restituire autorevolezza ai docenti»
Il convegno della Gilda degli Insegnanti accende i riflettori sulle aggressioni al personale scolastico e sul rapporto scuola-famiglia.
Castellana, Gratteri e Mieli al centro del confronto sulla necessità di tutelare la funzione docente e restituirle il riconoscimento sociale che merita.
ROMA – Difendere gli insegnanti significa difendere la scuola e, con essa, una delle istituzioni fondamentali del Paese. È il messaggio emerso dal convegno promosso oggi, 5 ottobre, dalla Gilda degli Insegnanti, dedicato alle aggressioni contro il personale scolastico e alla necessità di ricostruire un nuovo patto tra scuola e famiglia.
Un appuntamento che ha portato al centro del dibattito nazionale un fenomeno che non può più essere considerato una successione di episodi isolati. Le aggressioni fisiche e verbali ai docenti pongono infatti una questione più profonda: la progressiva perdita di autorevolezza della figura dell'insegnante e la necessità di ristabilire ruoli, responsabilità e rispetto all'interno della comunità educante.
Tre, in particolare, le voci che hanno caratterizzato il confronto: Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti; Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli; e Paolo Mieli, giornalista, storico e saggista.
Castellana: la Gilda rimette al centro la funzione docente
È Vito Carlo Castellana a dare il senso politico e sindacale dell'iniziativa. La Gilda degli Insegnanti ha scelto la Giornata mondiale dell'insegnante per affrontare uno dei nodi più delicati che attraversano oggi la scuola italiana: la tutela di chi insegna e il recupero dell'autorevolezza della professione docente.
La questione delle aggressioni non può essere affrontata esclusivamente sul piano dell'emergenza o della sicurezza. Dietro ogni episodio si apre infatti una riflessione sul rapporto tra scuola e famiglia, sulla percezione sociale dell'insegnante e sul riconoscimento della sua funzione educativa.
Il messaggio che arriva dalla Gilda è chiaro: il docente deve tornare a essere centrale nell'istituzione scolastica. Una centralità che non significa rivendicare privilegi, ma riconoscere responsabilità, competenze e ruolo di chi ogni giorno è chiamato a formare le nuove generazioni.
Il convegno voluto dalla Gilda diventa così anche un'occasione per chiedere un cambio di prospettiva. Non basta intervenire dopo un'aggressione: occorre lavorare sulle condizioni culturali e sociali che possono favorirla, ricostruendo un'alleanza educativa nella quale scuola e famiglia tornino a riconoscersi reciprocamente.
Gratteri e il valore delle regole
Di particolare rilievo la presenza di Nicola Gratteri. La partecipazione del procuratore della Repubblica di Napoli porta il tema fuori dai confini strettamente sindacali e scolastici, inserendolo in una riflessione più ampia sul rispetto delle regole, sulla responsabilità e sul ruolo delle istituzioni.
La scuola rappresenta infatti il primo grande spazio pubblico nel quale bambini e ragazzi imparano a confrontarsi con diritti, doveri, limiti e responsabilità.
Quando viene meno il rispetto dell'insegnante, quindi, il problema non riguarda soltanto il rapporto tra un docente e uno studente o tra la scuola e una famiglia. Ad essere messa in discussione è la capacità stessa della comunità di riconoscere l'autorità delle istituzioni e il valore delle regole condivise.
La presenza di Gratteri assume, in questo quadro, un significato particolarmente forte: la scuola non è un mondo separato dalla società, ma è il luogo nel quale si costruiscono gli strumenti culturali e civili attraverso cui i cittadini di domani impareranno ad abitarla.
Prevenire la violenza significa allora anche educare alla responsabilità, alla legalità e al rispetto dell'altro.
Paolo Mieli: la scuola al centro del dibattito culturale
Accanto alla prospettiva sindacale e a quella della legalità, il contributo di Paolo Mieli ha dato al confronto una dimensione culturale più ampia.
La crisi dell'autorevolezza degli insegnanti non nasce infatti esclusivamente dentro le aule. È anche il riflesso delle trasformazioni che hanno attraversato negli ultimi decenni la società italiana, modificando il rapporto con l'autorità, con le istituzioni e con la stessa trasmissione del sapere.
La presenza di Mieli al convegno della Gilda sottolinea proprio la necessità di evitare letture semplicistiche. Difendere il ruolo dell'insegnante non significa guardare nostalgicamente a una scuola del passato, ma interrogarsi su quale funzione debba avere il docente nella società contemporanea.
In un tempo nel quale informazioni, opinioni e contenuti sono accessibili in ogni momento, il compito dell'insegnante diventa, se possibile, ancora più importante: fornire strumenti critici, insegnare a distinguere le fonti, costruire conoscenza e accompagnare gli studenti nella comprensione della complessità.
Dalla denuncia alla prevenzione
Dal confronto promosso dalla Gilda emerge dunque una parola chiave: prevenzione.
Occorre intervenire prima che il conflitto degeneri, ricostruendo il dialogo tra famiglie e scuola senza però confondere ruoli e responsabilità. Il patto educativo può funzionare soltanto se ciascuna delle sue componenti riconosce la funzione dell'altra.
Ed è proprio qui che convergono, pur da prospettive differenti, i temi portati al centro della giornata da Castellana, Gratteri e Mieli: autorevolezza, regole e cultura.
Tre parole che raccontano altrettante dimensioni della stessa sfida.
L'autorevolezza dell'insegnante deve essere riconosciuta e tutelata. Le regole devono tornare a essere percepite come strumenti necessari alla convivenza e non come ostacoli da