Giustizia accademica e Ministero, medicina nelle private, finanziamenti
L’associazione dei docenti universitari chiede una riforma dei procedimenti disciplinari, critica il semestre filtro a Medicina e sollecita maggiori investimenti nella ricerca e nel sistema universitario pubblico, denunciando il rischio di nuovi privilegi
La riforma della giustizia accademica, le modalità di accesso ai corsi di Medicina nelle università private e il finanziamento della ricerca sono al centro delle nuove prese di posizione dell’ANDU, Associazione Nazionale Docenti Universitari. L’organizzazione torna a chiedere un cambiamento profondo nella governance degli atenei, denunciando gli squilibri di potere che, a suo giudizio, caratterizzano il sistema universitario italiano.
Procedimenti disciplinari, la richiesta di un organismo nazionale
Il primo nodo riguarda la gestione dei procedimenti disciplinari nei confronti dei docenti universitari. Secondo l’ANDU, l’attuale sistema attribuisce ai rettori un potere eccessivo, poiché sono gli unici titolari dell’iniziativa disciplinare e, sostiene l’associazione, non possono essere sottoposti alle medesime procedure previste per gli altri docenti.
Una situazione che l’organizzazione considera incompatibile con i principi di imparzialità e uguaglianza.
La proposta è trasferire l’iniziativa disciplinare a una commissione interna agli atenei, abilitata ad agire anche nei confronti del rettore, e affidare le decisioni a un Collegio di disciplina nazionale, con una composizione paritetica tra le diverse fasce della docenza.
Non si tratta di una rivendicazione nuova. Già nel 2015 numerose organizzazioni universitarie avevano sottoscritto una proposta per sottrarre ai rettori l'esclusività dell'iniziativa disciplinare. L’ANDU ricorda inoltre le precedenti iniziative del 2013 per la creazione di un organismo nazionale.
Il confronto con il Ministero e la riforma del CUN
La questione è tornata al centro del dibattito parlamentare con la riforma del Consiglio Universitario Nazionale.
Il primo luglio 2026 una delegazione dell’ANDU ha incontrato il segretario generale del Ministero dell’Università e della Ricerca, Marco Mancini, per illustrare le proprie proposte.
Secondo quanto riferito dall’associazione, Mancini aveva assicurato che avrebbe sottoposto le questioni al ministro, al capo di Gabinetto e all’Ufficio legislativo. Aveva inoltre riconosciuto che il tema dei collegi disciplinari non era stato affrontato dal gruppo ministeriale incaricato di elaborare la riforma, lasciando aperta la possibilità di una successiva valutazione.
L’ANDU denuncia tuttavia il mancato riscontro del Ministero, nonostante la presentazione di emendamenti parlamentari sulla materia.
Il provvedimento, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera come proposta di legge 3123, è stato preso in esame dalla Commissione Cultura il 14 ottobre. Per il 5 novembre sono previste le audizioni, in vista delle quali l’associazione ha trasmesso un contributo scritto.
Un possibile segnale di apertura è arrivato da Giorgio Zauli, componente del Dipartimento Università di Fratelli d’Italia e già coordinatore, insieme a Mancini, del gruppo ministeriale sulla riforma. Zauli ha dichiarato di essere personalmente favorevole a restituire al CUN una funzione disciplinare nazionale.
Medicina, le critiche al semestre filtro e al doppio canale
Un secondo fronte riguarda l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria presso le università non statali.
Durante l’audizione parlamentare del 29 ottobre, l’ANDU ha ribadito la propria contrarietà al numero chiuso, proponendo, nell’attesa del suo superamento, un sistema di selezione mediante sorteggio.
L’associazione ha espresso forti riserve anche sul semestre filtro, richiamando le conseguenze negative che attribuisce a un modello analogo sperimentato in Francia: competizione esasperata, costi economici e personali elevati e ricadute psicologiche sugli studenti esclusi dalla prosecuzione degli studi.
Particolarmente critica la valutazione dei provvedimenti relativi agli atenei privati. Secondo l’ANDU, il mantenimento dei test d’ingresso nelle università non statali impedisce una reale uniformità del sistema.
Il rischio denunciato è quello di creare un doppio canale di accesso, consentendo agli studenti delle università private di partecipare anche alle prove nazionali previste per gli atenei statali, con un possibile vantaggio rispetto agli altri candidati.
Ricerca, sostegno al finanziamento di base
L’ultimo tema affrontato dall’associazione riguarda le risorse destinate alla ricerca scientifica.
L’ANDU ha aderito alla diffusione dell’appello promosso dal gruppo Top Italian Scientists per un finanziamento di base diffuso e meritocratico della ricerca italiana, condividendone gli obiettivi.
Per l’organizzazione, tuttavia, il problema delle risorse rappresenta soltanto una parte delle difficoltà strutturali del sistema universitario.
Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento del diritto allo studio, il contrasto al precariato, il superamento dei meccanismi di cooptazione nelle carriere accademiche, una rappresentanza più efficace del sistema universitario nazionale e una maggiore democratizzazione degli atenei.
L’associazione torna così a rilanciare il proprio progetto di rifondazione dell’università italiana, chiedendo interventi che non si limitino al finanziamento, ma incidano anche sulle regole di governo, sulla trasparenza e sull’equilibrio dei poteri.
Il messaggio rivolto al Parlamento e al Ministero è chiaro: per l’ANDU, una riforma universitaria credibile deve affrontare insieme autonomia, democrazia interna, accesso agli studi e finanziamento pubblico, evitando che i cambiamenti normativi consolidino le disuguaglianze esistenti.