GPS 2026/2028: L'ipocrisia dei "contabili" e la verità sui percorsi INDIRE
Una parte del mondo sindacale e legale grida allo scandalo per l’equiparazione del punteggio tra il TFA ordinario e i percorsi INDIRE
Negli ultimi giorni, il dibattito sull’aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) è ostaggio di una narrazione distorta. Mentre una parte del mondo sindacale e legale grida allo scandalo per l’equiparazione del punteggio tra il TFA ordinario e i percorsi INDIRE, un’analisi onesta rivela che le critiche non solo sono infondate, ma poggiano su un’omissione del tutto ipocrita.
1. Il falso mistero dei CFU: Il tirocinio è già in classe
L'accusa principale riguarda la "leggerezza" del percorso INDIRE: 40 CFU contro i 60 del TFA ordinario. Si grida alla svendita del titolo, ma si omette — con un silenzio assordante e calcolato — che quei 20 CFU "mancanti" altro non sono che il tirocinio. La teoria c'è tutta!
Mentre nel TFA ordinario il tirocinio serve a portare in classe chi spesso non ha esperienza, nei percorsi INDIRE quei crediti sono stati già assolti e certificati da anni di servizio effettivo. Chiedere a un docente con 36 mesi di supplenze sul sostegno di svolgere il tirocinio per "pareggiare i conti" sarebbe come chiedere a un chirurgo con anni di sala operatoria di tornare a fare le suture sui manichini per dimostrare di essere all'altezza. Il tirocinio del docente INDIRE è stato fatto sulla pelle viva della scuola reale.
2. La bufala del titolo "non universitario"
Un altro pilastro della protesta è la natura "non accademica" dell'INDIRE. Si tratta di una falsità normativa smontata dai fatti: i percorsi per i triennalisti sono stati progettati per essere erogati anche dalle Università, o in stretta sinergia con esse. Il corpo docente, i formatori e i criteri scientifici sono i medesimi. Contestare il valore del titolo INDIRE significa, paradossalmente, contestare la capacità degli stessi atenei italiani di certificare le competenze acquisite dai professionisti.
3. Il modello VAE: L'Europa contro il corporativismo
Siamo davanti all'applicazione italiana del sistema VAE (Validation des Acquis de l'Expérience), pilastro della formazione in tutta l'Unione Europea. Il principio è semplice: le competenze acquisite attraverso l'attività professionale hanno lo stesso valore legale di quelle accademiche. Negare l'equiparazione significa andare contro le direttive europee sulla valorizzazione dell'esperienza, restando ancorati a una visione della scuola come una torre d'avorio chiusa al mondo del lavoro.
4. Il merito non è un test a crocette
Si lamenta l'assenza di test preselettivi nell'INDIRE. Ma quale selezione è più dura di anni di precariato, GLO, gestione di disabilità gravi e continui rinnovi contrattuali? La selezione del percorso INDIRE è basata sulla costanza e sulla competenza quotidiana, parametri decisamente più seri di una prova mnemonica di 60 minuti che non dice nulla sulla capacità empatica e pedagogica di un insegnante in aula.
5. Conclusione: La caccia all'Unicorno Viola
È evidente che questa "resistenza strenua" non nasca da un amore per la didattica, ma dalla necessità di alimentare la macchina dei ricorsi. Per vendere un'impugnazione al TAR, si è disposti a tutto: si citano presunte violazioni costituzionali e si ignorano i fatti.
Pur di alimentare la conflittualità tra colleghi e vendere qualche assistenza legale in più, ci si inventerebbero i presupposti per un ricorso basato persino sulla mancata presenza degli unicorni viola nel programma ministeriale.
La realtà è più semplice: il percorso INDIRE-Università è una risposta meritocratica a un'emergenza nazionale. Difenderlo significa riconoscere la dignità di chi ha servito lo Stato per anni, garantendo finalmente agli studenti più fragili docenti specializzati e presenti. Tutto il resto è solo rumore di fondo di chi ha paura del merito reale.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per
orgogliosamente specializzata con il TFA sostegno INDIRE