Mobilità dei dirigenti scolastici: cresce la pressione sul rinnovo del contratto 2022–2025

Negli ultimi anni, il legislatore è intervenuto più volte con emendamenti d’urgenza per garantire il 100% dei posti disponibili alla mobilità, ma tali interventi sono stati considerati soluzioni temporanee

A cura di Redazione Redazione
28 aprile 2026 16:37
Mobilità dei dirigenti scolastici: cresce la pressione sul rinnovo del contratto 2022–2025 -
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Si intensifica il confronto sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale dell’Area “Istruzione e Ricerca” 2022–2025, con una richiesta sempre più netta da parte dei dirigenti scolastici in servizio fuori regione: garantire la mobilità interregionale al 100% dei posti vacanti. La sollecitazione arriva attraverso un documento unitario indirizzato alle organizzazioni sindacali del comparto scuola, in vista del prossimo incontro all’ARAN fissato per l’11 maggio 2026.

Una richiesta che punta alla stabilità normativa

Il nodo centrale riguarda la quota di posti destinati alla mobilità. Secondo quanto riportato, nella bozza contrattuale attualmente in discussione si ipotizza un limite del 70%, una percentuale giudicata insufficiente e problematica sotto diversi profili. I dirigenti firmatari ritengono infatti che questa scelta sia “giuridicamente fragile, socialmente iniqua e strategicamente sbagliata”.

Negli ultimi anni, il legislatore è intervenuto più volte con emendamenti d’urgenza per garantire il 100% dei posti disponibili alla mobilità, ma tali interventi sono stati considerati soluzioni temporanee. Il rinnovo contrattuale rappresenta quindi un passaggio decisivo per introdurre una disciplina stabile e strutturale, superando la logica emergenziale che ha caratterizzato il settore.

Mobilità al 100%: una misura per tutti

Uno degli elementi più rilevanti del documento è l’idea che la mobilità piena non sia una misura a favore di una specifica categoria, ma una soluzione equilibrata per l’intero sistema. L’estensione al 100% dei posti vacanti garantirebbe infatti opportunità di rientro per tutti i dirigenti scolastici fuori regione, indipendentemente dall’anno di immissione in ruolo o dalla procedura concorsuale di provenienza.

Il beneficio riguarderebbe sia i vincitori del concorso nazionale del 2017 sia quelli dei concorsi regionali più recenti, fino agli immessi in ruolo nel 2024. Una misura, quindi, con effetti strutturali sul medio-lungo periodo, capace di incidere sul benessere lavorativo e sulla qualità della gestione scolastica.

Impatti su contenzioso e organizzazione del sistema

Dal punto di vista amministrativo, la stabilizzazione della mobilità al 100% potrebbe contribuire a ridurre significativamente il contenzioso, spesso legato proprio alle limitazioni nei trasferimenti. Inoltre, consentirebbe una gestione più ordinata del turn over, favorendo una programmazione più efficiente delle assegnazioni.

Non meno rilevante è il richiamo ai diritti fondamentali: la possibilità di avvicinarsi alla propria residenza viene considerata un elemento essenziale per garantire condizioni di lavoro sostenibili e rispettose della vita familiare.

La proposta operativa: presidio e piattaforma digitale

Il documento si chiude con richieste operative precise. In primo luogo, viene sollecitata l’organizzazione di un presidio presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito o presso la sede ARAN, in concomitanza con il tavolo di contrattazione dell’11 maggio. L’obiettivo è rafforzare la pressione politica e sindacale affinché venga accolta la richiesta di mobilità al 100%.

In secondo luogo, si propone di inserire nel contratto una norma che consenta la mobilità senza necessità di nulla osta e anche durante l’incarico, una volta superato il vincolo triennale iniziale.

Infine, viene sottolineata l’importanza della piena operatività della piattaforma Polis, strumento digitale che dovrebbe permettere una gestione dinamica dei posti disponibili, rendendo immediatamente visibili quelli liberati e facilitando i movimenti in ingresso e in uscita.

Una questione anche sociale

Oltre agli aspetti normativi e organizzativi, emerge con forza la dimensione umana della questione. I dirigenti scolastici fuori regione parlano di “vite a metà”, segnate da anni di lontananza dalle famiglie, doppi domicili e costi economici rilevanti.

Il rinnovo del contratto diventa quindi non solo un passaggio tecnico, ma anche un’occasione per affrontare una criticità strutturale del sistema scolastico italiano, con ricadute dirette sulla qualità della vita dei dirigenti e sull’efficacia complessiva dell’organizzazione scolastica.

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