I Convitti Nazionali tra storia e innovazione
Originalità e ricchezza della tradizione educativa italiana
di Nadia De Cristofaro
Radicato nel fervore ideale che animò il Risorgimento, al crocevia tra istanze di emancipazione civile e alfabetizzazione democratica, il sistema dei Convitti Nazionali si erge a pietra miliare della tradizione educativa italiana.
Un’indagine di ampio respiro storiografico e pedagogico, attraverso una densa ricognizione archivistico-normativa — dal decreto Boncompagni alla legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico, fino all’impianto dell'autonomia amministrativa — decostruisce l’evoluzione di tali presidi quali fulcri di mobilità sociale e fucine delle future classi dirigenti.
Integrando il rigore dell'analisi storico-istituzionale con i paradigmi della scuola attiva e del pragmatismo pedagogico, il presente contributo evidenzia la peculiarità strutturale del modello convittuale: sintesi feconda tra offerta didattica laica, dimensione residenziale e centralità della figura educativa. Nella traiettoria evolutiva tutt'altro che anacronistica, in una prospettiva euristica e in linea con le direttive comunitarie, l'indagine ne suggella la rinnovata centralità strategica quale presidio teso a coniugare la saldezza della tradizione con le urgenze di innovazione metodologica, inclusione e internazionalizzazione della scuola digitale, avamposto fecondo della contemporaneità.
1. Dalle tenebre dell’analfabetismo alla fucina repubblicana
L’origine storica dei Convitti Nazionali, poli culturali nati per arginare il fenomeno dell’analfabetismo che nel XIX secolo opprimeva circa l’80% della popolazione delle aree interne del nostro Paese (nel 1861 la popolazione italiana maschile era completamente analfabeta per il 74% mentre quella femminile per l'84%, con punte del 95% nel sud), poggia su ceneri illustri, celebrando la sua contemporaneità al Risorgimento Italiano, intersecandosi e sovrapponendosi all’istituzione di numerose province del neonato Regno, allorquando docenti e alunni adolescenti furono animati dalle stesse passioni civili che videro contrapposti conservatori e progressisti.
Nella relazione di proposta per dare ordine al sistema d’istruzione, nella seduta del Consiglio provinciale di Benevento (10 settembre 1861), così il consigliere Parenti:
«La istruzione non deve restringersi soltanto all'uomo favorito dalla fortuna, racchiuso nelle mura della città, ma estendersi all'industrioso e all'operaio; e sol così potremo cogliere quei frutti e quei miglioramenti sociali che dalle libere istituzioni derivano e potremo, del pari, non deplorare in avvenire le discordie fratricide che pur troppo ci hanno, nei tempi che volgono, attristati. A ragione vien detto da chiaroveggenti che il pane dello spirito si è l'istruzione e quanto un provvido Governo spende per essa tanto risparmia in vigilanze, reclusioni, ergastoli, e ciò è constatato dalle statistiche di ogni nazione. Il benessere sociale non si può conseguire che con la prosperità morale e materiale dell'umanità, educando cioè lo spirito e rendendone tecnicamente produttive le braccia al lavoro destinate».
Le idee a fondamento di questa pregevole istituzione, che l’hanno concepita, promossa e sostenuta, attraversano due secoli di storia del nostro Paese, legandosi alla volontà dello Stato di attuare interventi mirati in tema di istruzione pubblica, sgrossando la pietra grezza della Nazione, istituendo l’obbligo scolastico e caricandosi del diritto-dovere di istruzione (un tempo monopolio della Chiesa); e ciò al fine di strappare tutti gli italiani dalle tenebre dell’analfabetismo, di implementare un sistema educativo accessibile, gratuito ed efficace, di incidere nella cultura di una nuova e libera gioventù italiana, nella formazione di uomini dalle qualità illustri, garantendo loro un’educazione completa
che coniugasse l’aspetto didattico con la dimensione sociale e umana, di plasmare future classi dirigenti, preparate e unificate, cui sarebbe stato affidato il futuro della Nazione.
Così l’allora Ministro dell'Istruzione Casati:
«Le scuole sono la forza più poderosa per affrettare il miglioramento civile, e ne viene conseguenza di procacciar loro la maggiore efficacia possibile, non soltanto con l'accrescerne il numero, ma anche col renderle più frequentate… Noi dobbiamo senza avventataggini e senza imprudenze, ma anche senza timori prestabiliti e con fede aperta nelle idee, che degli altri fecero la grandezza e la forza, risolverci a svecchiare dal fondo il nostro paese, inoculandogli, se così si può dire, i germi di un processo omogeneo e di pacifico e ordinato risorgimento... Dove, per forza di tradizioni tenaci, è tardo e restio lo svolgimento della coscienza religiosa, la scuola rimane l'unico mezzo di elevar gli uomini alla pari colle istituzioni liberali e di mettere nel modo di pensare e nell'animo di tutti il fondamento di riforme che altrimenti non penetrano nei costumi e rimangono alla superficie a modo di piante senza radici».
2. Casa, agorà e tradizione: il modello residenziale e pedagogico
I fondamenti ideologici dell’intervento pedagogico, istituito nel clima del Risorgimento italiano con Regio Decreto 4 ottobre 1848 n. 818 (decreto Boncompagni), si rintracciano, tra nuove speranze e illusioni, nelle ideologie della scuola attiva contemporanea, del pragmatismo americano, delle tradizioni nazionali che avevano le loro radici nella Montessori, nelle Agazzi fino a Codignola, senza tralasciare Makarenko e il modello dei college statunitensi. Gli edifici adattati a Convitti Nazionali o Real Collegi (Educandati per la popolazione di sesso femminile), a oggi le realtà scolastiche dai natali più antichi e prestigiosi d’Italia, leva di mobilità sociale, si affermarono come luoghi non solo di formazione teorica, ma di pratica democratica, scuola della rinascita, istituti d’eccellenza, prevedendo sia l’istruzione primaria che quella secondaria superiore; assai spesso le strutture, dapprima appartenute a ordini o enti religiosi, vi furono sottratte in seguito all’emanazione delle “leggi eversive” dell’asse ecclesiastico (Regio Decreto 7 luglio 1866 n. 3036 e Legge 15 agosto 1867 n. 3848), allo scopo di presentare un’offerta formativa laica e alternativa (pur includendo la materia ecclesiastica tra le discipline opzionali di insegnamento). Vi trovarono alloggio gratuito gli studenti fuori sede, specie quelli provenienti dalle zone più isolate, dai paesi e dai villaggi delle province e dalle famiglie meno abbienti, ma con una forte predisposizione agli studi; le nuove istituzioni, in quanto scuole residenziali, offrivano sia l’opportunità di studiare che di risiedere e permanervi, per cui comprendevano camerate, cucine e figure professionali dedicate quali educatori, cuoco, guardarobiere e infermiere, creando un ambiente protetto in cui gli studenti venivano educati non solo alle discipline curricolari, ma anche alla convivenza, alle humanae litterae e alle attività culturali, fondendo la formazione scolastica con la crescita personale e umana.
Gli edifici furono rinominati a figure laiche, personaggi illustri distintisi nel campo delle arti e delle scienze, patrioti o reali come nel caso del Vittorio Emanuele II di Napoli. Già Ferdinando IV, espulsi i Gesuiti, vi aveva fondato la “Casa del Salvatore”, poi trasformata in “Liceo del Salvatore” da Giocchino Murat nel 1807; con il ritorno dei Gesuiti nel Regno di Napoli, nel 1828, fu ribattezzato “Collegio dei Nobili” e infine, con l’arrivo di Garibaldi, il conseguente scioglimento dell'ordine dei Gesuiti e la nazionalizzazione dei loro beni, definitivamente in “Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II” nella storica sede di piazza Dante.
Dalle aule, corridoi e camerate dei Convitti Nazionali muoveranno i passi, nel corso dei secoli, protagonisti illustri delle arti, delle scienze, della politica, dell’industria e della storia del Paese tra cui: Luigi Settembrini, Giuseppe Mazzini, Francesco De Sanctis, Ranieri de’ Calzabigi, Gabriele D'Annunzio, Francesco Saverio Nitti, Curzio Malaparte, Bettino Ricasoli, Tommaso Landolfi, Paolo
Mieli, Luigi Luzzatti, Cesare Musatti, Franco Basaglia, Renato Brunetta, Pietro Cossa e Vittorio Zincone.
Dal duplice ruolo, educativo e didattico dell’istituzione, è derivato, nel corso degli anni e delle innovazioni normative, l’incarico dei dirigenti sia in quanto “Rettori” (nella gestione della sezione convittuale) che “Dirigenti Scolastici” (per le scuole annesse, dei diversi ordini). Il Rettore-Dirigente Scolastico presiede il Consiglio di Amministrazione (organo peculiare del sistema convittuale cui è attribuita la gestione della programmazione finanziaria, economica, patrimoniale e del personale) di cui sono membri rappresentanti degli enti locali (Provincia, Comune, Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Economia e delle Finanze), presiede il Collegio Educativo, predispone il Bilancio preventivo e quello consuntivo (gestione separata dalle scuole) unitamente al Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) ed è responsabile delle attività educative, della qualità dei servizi e dei pasti offerti nonché della salute dei convittori. Grazie alle prerogative di autonomia giuridica, amministrativa e contabile (Regio Decreto n. 1050/1923) all’interno dei Convitti Nazionali vengono ospitate scuole statali annesse, dei diversi ordini e gradi.
3. Laboratori di vita e avamposti di futuro
Oggigiorno, attraversati due secoli di storia, sebbene ridotti in numero rispetto al passato, – la fioritura fu massima durante il ventennio fascista – la rete dei 41 Convitti Nazionali presenti permane una fondamentale risorsa educativa, una realtà consolidata all’interno del sistema scolastico italiano e punto di riferimento per l'istruzione superiore, articolandosi in primo e secondo ciclo e includendovi i licei (liceo classico europeo, liceo scientifico, liceo scientifico internazionale, etc.), con particolare attenzione alle discipline umanistiche, scientifiche e linguistiche. Istituti educativi d’eccellenza, interpreti dei diversi contesti territoriali, i Convitti Nazionali perseguono obiettivi educativi raccomandati dalle scienze socio-pedagogiche, fornendo risposte e soluzioni alle rinnovate e sempre più emergenti esigenze educative, familiari e sociali.
Essi si pongono in quanto strutture aperte in grado di recepire ed elaborare, più di qualunque altra istituzione scolastica pubblica e privata, istanze sia nazionali che di respiro internazionale, attraverso un’educazione flessibile e incentrata sulle specifiche realtà storico-economiche; si rivelano strumenti di prevenzione sociale e di promozione umana e culturale, centri permanenti in cui la programmazione didattico-educativa assume carattere speciale in virtù dell’unitarietà del processo formativo che si estende nell’arco della giornata come per l’intero periodo di permanenza scolastica, non trascurando innovazione e sperimentazione e ospitando scambi culturali e sportivi (Convittiadi) che arricchiscono l’offerta e l’esperienza formativa. Numerosi gli studenti, “convittori” o “semi-convittori” che, affiancati nel corso degli anni, nella crescita e nello studio pomeridiano da educatori (figura professionale di riferimento ed esclusiva di questa istituzione), risiedono, dietro versamento di una retta mensile proporzionata alla fascia reddituale di appartenenza, all’interno del Convitto, trovandovi una vera e propria "casa", spazi curati e pensati per una formazione integrale, equipaggiati con aule moderne, biblioteche, laboratori, palestre, teatri e ambienti comuni dove poter svolgere attività extrascolastiche che spaziano dalla musica, al teatro, allo sport.
Con il trascorrere degli anni, attraversate le numerose e talvolta rapide e vorticose vicende che hanno scandito la storia, i Convitti Nazionali sono stati chiamati a fronteggiare diverse e sempre nuove sfide tra cui: l’evoluzione del sistema educativo italiano, il cambiamento delle realtà socio-economiche locali, l’adeguamento alle nuove tecnologie, la didattica digitale e soprattutto la necessità di rafforzare, grazie alla loro prerogativa distintiva della residenzialità, le competenze socio-relazionali delle nuove generazioni. Nella scuola 2.0, infatti, i ragazzi si alimentano di tecnologia, device e intelligenza artificiale, ma necessitano di nutrirsi costantemente anche di relazioni, di socializzazione,
di arricchirsi attraverso il confronto con l’altro. E i Convitti continuano a rivelarsi veri e propri laboratori di vita in cui è possibile apprendere, relazionarsi, crescere, migliorare le proprie competenze sociali e civiche, sviluppare pensiero critico e problem solving grazie, soprattutto, al continuo supporto delle figure professionali degli educatori che garantiscono, tra l’altro, alle famiglie, quotidianamente impegnate in attività lavorative, un affiancamento e un sostegno matetico nella crescita dei loro figli, applicando quotidianamente le metodologie più adeguate e calibrate attraverso uno studio personalizzato. L’offerta formativa dei Convitti Nazionali consentirebbe in futuro, proprio in virtù della loro configurazione organizzativa, pur conservando intatti i valori e le tradizioni che li contraddistinguono, una maggiore e più contestuale applicazione delle nuove metodologie didattiche, l’integrazione di pratiche educative innovative, l’apprendimento progettuale, il pensiero critico e l’intelligenza emotiva, fattori determinanti nella rimodulazione dei programmi scolastici.
Grazie al loro legame con comunità e territorio e al forte impegno formativo, potrebbero fronteggiare nuove e molteplici sfide, diventare luoghi di educazione per una cittadinanza globale, in cui gli studenti imparano ad acquisire consapevolezza delle problematiche sociali, politiche e ambientali. Il loro futuro appare orientato verso un maggiore inclusivismo, rendendo l’educazione ancora più accessibile a studenti provenienti da diverse condizioni socio-economiche, rivestendo un ruolo cruciale nell’abbattimento degli ostacoli e delle barriere ancora esistenti nell'accesso a un'istruzione di qualità, potenziando l’internazionalizzazione, offrendo maggiori opportunità di scambio e collaborazione con scuole e istituti esteri, contribuendo alla lotta contro i fenomeni della dispersione scolastica, della povertà educativa e del disagio giovanile (in linea con le indicazioni europee del programma Next Generation EU e con gli obiettivi di cui al PNRR). Lontani dall’essere un’istituzione anacronistica, i Convitti si pongono, infatti, come valida e autorevole opportunità anche per i numerosi studenti stranieri che, attraverso i vari programmi internazionali di studio, desiderano risiedere nel nostro Paese.
4. Conclusioni
Pietra miliare nella storia educativa italiana, ancora oggi, queste autorevoli istituzioni, dimostrano, dunque, la loro centralità ed efficacia, rivelandosi una risorsa vivida e preziosa, grazie allo loro capacità di combinare a tutto tondo, armonizzandole, formazione accademica, residenzialità e crescita personale, esaltando le potenzialità offerte dal tempo-scuola prolungato e rispondendo alla nuova cultura delle pari opportunità. Le sfide del futuro, come l’inarrestabile evoluzione tecnologica e la globalizzazione, offriranno nuove e ancora numerose opportunità per arricchire ulteriormente, non senza qualche opportuna innovazione normativa, la loro prestigiosa tradizione, rendendoli luoghi sempre più inclusivi, innovativi e orientati al futuro.
Bibliografia
1. P. Pavesio, I Convitti Nazionali, Dalle loro prime origini ai giorni nostri, Avellino, Tipografia Tulimiero e C., 1885
2. Regio Decreto n. 2009 del 27 novembre 1925, pubblicato cu G.U. n. 276, anno LXVI
3. M. Bacigalupi, Una scuola del Risorgimento, I Collegi Convitti Nazionali del Regno Sardo tra progetto politico ed esperimento educativo (1848-1859), Testi e Studi 236, Ed. Unicopli, 2010 4. Ministero dell’Istruzione e del Merito, Portale https:// www.mim.gov.it
5. Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, Portale https://www.indire.it 6. Portale https://www.edscuola.eu
Nota biografica
Nadia De Cristofaro
Docente in ruolo del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ed esperta in metodologie didattiche emergenti, ha consolidato la sua esperienza accademica collaborando con l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. La sua attività professionale coniuga la ricerca teorica con un’azione sul campo incisiva e trasformativa, focalizzata sul superamento dei divari socio-culturali e territoriali.
In qualità di vicepresidente e coordinatrice dell’APS Io X Benevento, guida a livello territoriale progetti pilota nazionali in collaborazione con l’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa), tra cui le iniziative Scuola Estesa e AI Mode. Coordina, in convenzione con numerosi istituti scolastici, interventi strutturati del PNRR (Missione 4, Azione 1.4), mirati al contrasto della dispersione scolastica, della povertà educativa e del disagio giovanile, nonché il progetto DREAMS, attivato in convenzione con l’Ambito B1 del Comune di Benevento.
Il baricentro della sua azione innovativa risiede presso l’hub tecnologico Cultural Educational Immersive Station in Benevento, dove le più recenti tecnologie (immersivo-virtuale in 360°, IA, robotica educativa e gaming education) incontrano i giovani e il territorio.
Voce protagonista nel dibattito pedagogico contemporaneo, interviene in qualità di relatrice in numerosi convegni dedicati alla didattica innovativa e alla sperimentazione d’avanguardia. All’impegno sul campo affianca un’intensa attività pubblicistica in veste di saggista, firmando numerosi contributi per testate e riviste specializzate del mondo dell'istruzione. È inoltre curatrice della rubrica di approfondimento TecnoSofia & Pragma - La Bottega dell'Innovazione Educativa per il magazine La Bottega delle Filosofie.
Coniugando visione strategica, rigore scientifico e responsabilità civile, promuove una scuola inclusiva, partecipata e orientata al futuro.