IC 4 Bologna, il Tribunale condanna la dirigente per comportamento antisindacale
Il Tribunale del Lavoro riconosce il comportamento antisindacale e richiama la tutela del diritto costituzionale di sciopero.
IC 4 DI BOLOGNA. IL TRIBUNALE DEL LAVORO CONDANNA LA
DIRIGENTE SCOLASTICA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE
“La condotta della Dirigente scolastica, che in occasione dello sciopero del 3 ottobre
2025 ha indebitamente ostacolato l’esercizio del diritto di sciopero di alcune docenti,
merita censura.
”
“Tale pronuncia si rende necessaria in considerazione della gravità delle condotte
addebitate alla Dirigente e della mancata definizione dei contrasti insorti con le docenti
coinvolte.
”
Queste alcune delle parole con cui il giudice ha accolto, con relativa condanna alle
spese, parte del ricorso presentato dai Cobas scuola per accertare il comportamento
antisindacale della dirigenza dell’IC 4 di Bologna in occasione degli scioperi contro il
genocidio in Palestina dell’autunno scorso.
Alcune docenti erano state chiamate telefonicamente dalla Dirigente, ad orari a dir
poco inusuali, e fatte oggetto di forti pressioni per desistere dalla scelta di scioperare.
Non solo, erano state investite da un turbine di accuse di slealtà e scorrettezza nei
confronti della dirigenza, della scuola, delle famiglie e delle/degli alunne/i nonché di
congetture sulla loro presunta mancanza di interesse per le motivazioni dello sciopero
che avrebbero utilizzato in modo strumentale al solo scopo di mettere in difficoltà la
Dirigente.
Il giudice ha ritenuto che la Dirigente scolastica, effettuando plurime telefonate ai
docenti coinvolti nello sciopero, alcune di esse anche nella tarda serata del 2 ottobre,
abbia posto in essere delle pressioni indebite idonee ad incidere negativamente sul libero
esercizio del diritto di sciopero delle insegnanti coinvolte; ciò indipendentemente dal
fatto che, poi, le docenti abbiano ugualmente aderito all’astensione collettiva. Le
insegnanti sono state illegittimamente ostacolate nel godimento di un diritto
costituzionalmente garantito, venendo accusate di slealtà per non aver preallertato, con
maggiore anticipo, la scuola della loro intenzione di scioperare senza che, per il vero, vi
fosse alcun obbligo in tal senso.Quanto all’attualità della condotta antisindacale è stato richiamato quanto affermato
dalla Cassazione e cioè che l’interesse ad una pronuncia di condotta antisindacale si
radica nell'esigenza di evitare che il trascorrere del tempo sia di avallo definitivo a
comportamenti prevaricatori, in spregio ad un corretto andamento delle relazioni
intersindacali, arrivando alla conclusione che tale pronuncia si rende necessaria in
considerazione della gravità delle condotte addebitate alla Dirigente e della mancata
definizione dei contrasti insorti con le docenti coinvolte.
E’ significativo che il giudizio in merito all’attualità della condotta antisindacale abbia
sottolineato il permanere nel tempo degli effetti dei comportamenti messi in atto. La
sentenza può essere letta come un segno evidente di quel clima di malessere che abbiamo
denunciato nelle settimane scorse, sulla base delle testimonianze ricevute, per dare conto
dell’altissimo numero di trasferimenti richiesti e ottenuti dalle docenti della scuola. Quelli
che sono emersi nel processo sono con tutta evidenza comportamenti prevaricatori
abnormi che testimoniano l’attitudine ad agire al di fuori di una cornice di regole rispettose
della sfera di autonomia decisionale di chi lavora a scuola e persino dei diritti
costituzionalmente garantiti. Proprio per la loro eccezionalità questi comportamenti
evidenziano una attitudine al comando che sembra avere perduto il senso del limite
erodendo lo spazio dell’autonomia e della dignità professionale, ma anche personale, di chi
lavora a scuola.
Per avere dato voce al malessere diffuso siamo stati accusati di diffamazione dalla
Dirigente scolastica, screditati dal comunicato dei Dirigenti scolastici - una difesa d’ufficio
della Dirigente poco motivata e presumibilmente poco informata - e infine incredibilmente
attaccati dalla FLC CGIL che invece la situazione dell’IC 4 la conosceva benissimo, a partire
proprio da quei comportamenti antisindacali attuati nello sciopero del 3 ottobre (che la
stessa CGIL aveva indetto!). Invisibili alla FLC CGIL di Bologna, le lavoratrici hanno ottenuto
giustizia e risarcimento morale nell’aula del tribunale del lavoro.
Chissà se, alla luce di quanto recentemente emerso, qualche collega, qualche dirigente,
qualche sindacalista e anche qualche politico sentirà il bisogno di una riflessione e
riconoscerà di non aver saputo o voluto cogliere i segnali di difficoltà e disagio che
emergevano all’interno della comunità scolastica.
I COBAS continueranno a rimanere al fianco di chi lotta collettivamente per il diritto ad
un ambiente di lavoro sereno, democratico e collaborativo, pronti a convergere con
chiunque assuma la dignità e il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori come principio non
negoziabile della vita scolastica.
COBAS SCUOLA BOLOGNA