Mobilità DS 2026/27: una partita a tresette col morto - Articolo su immissioni e mobilità DS
Mobilità DS 2026/27: una partita a tresette col morto
Il numero sette torna in ogni mano — idonei che ricorrono, posti che si liberano, uscite che nessuno vede. Chi cala la carta giusta vince. Ma il morto, in questa partita, sono le uscite che pesano sul risultato anche quando restano coperte fino alla fine del gioco. L'importante è che, a partita conclusa, tutte le carte possano essere rimesse sul tavolo. E che l’anzianità fuori regione conti qualcosa.
di Salvatore Longobardi e Nazario Malandrino
Nel tresette il "morto" è la mano che si gioca in quattro pur essendo in tre: una fila di carte coperte, che pesa sul risultato senza sedersi al tavolo. È l'immagine che meglio descrive ciò che, in queste settimane, sta accadendo alla mobilità dei dirigenti scolastici. Il tavolo è affollato — vincitori, idonei, dirigenti in attesa di rientro — ma c'è una mano che decide le sorti della partita e che quasi nessuno vede: le domande di mobilità in uscita. Sono la carta coperta. E il 10 luglio 2026 un Ufficio Scolastico Regionale ha, per la prima volta, scoperto la propria.
La mano scoperta della Basilicata
Il decreto n. 173 del 10 luglio 2026 dell'USR per la Basilicata è un atto di tre pagine che espone, passo per passo, l'intera aritmetica della mobilità interregionale. Vale la pena seguirlo, perché è il primo documento che mostra tutte le carte.
Il contingente organico regionale, fissato dal Decreto Interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025, è di 83 posti. Il ruolo dei dirigenti in servizio, al netto dei pensionamenti, è di 78 unità. La differenza dà i posti vacanti e disponibili: cinque.
Poi la carta coperta viene girata. L'Ufficio accerta che due domande di mobilità interregionale in uscita sono state accolte da altri Uffici — una dalla Calabria, una dall'Emilia-Romagna. Due dirigenti lucani se ne vanno, due sedi si liberano, e i posti disponibili salgono da cinque a sette.
Sul fronte opposto arrivano 98 domande di ingresso da tredici regioni. Novantuno vengono respinte, per evitare esubero, ai sensi dell'art. 10-bis del D.L. 45/2025. Ne restano accolte sette: esattamente quanti sono i posti disponibili dopo le uscite.
L'identità è limpida: i posti disponibili sono pari al contingente meno il ruolo, più le uscite interregionali accolte. E le entrate eguagliano, all'unità, quel totale. Nessun posto in più.
Perché la carta coperta pesa su tutto
Il contingente organico è fissato per decreto e non si tocca: l'amministrazione periferica non può ampliarlo per far entrare qualcuno. Ne discende una regola che ha il rango di un vincolo contabile. Se in una regione le assegnazioni in entrata superano i posti vacanti censiti a monte, la differenza può venire soltanto da uscite accolte altrove.Non esiste altra fonte. Ogni entrata che eccede il vacante iniziale corrisponde, una a una, a un'uscita che ha liberato il posto.
La stessa mano, giocata nel Lazio
Nella medesima tornata, la nota ministeriale indicava per il Lazio 19 posti disponibili. Il decreto regionale di conferimento degli incarichi assegna, per il movimento interregionale, 26 posizioni.
Diciannove più sette uguale ventisei. Applicando la formula che la Basilicata rende esplicita, quel differenziale di sette corrisponde ad altrettante domande di mobilità in uscita accolte da altre regioni. Al momento è la sola lettura compatibile con il vincolo dell'organico.
Nel frattempo, il Decreto n. 913 del 9 luglio 2026 dell'USR Lazio ha formalizzato gli incarichi e i movimenti per il 2026/27, dando attuazione alla disciplina straordinaria prevista dall'art. 10-bis del D.L. 45/2025 e illustrando il quadro normativo e i criteri seguiti dall'Amministrazione nelle operazioni di conferimento degli incarichi e della mobilità interregionale.
Il giorno successivo la UIL Scuola Lazio ha accolto con favore il provvedimento, sottolineando come la mobilità sul 100% dei posti vacanti non sia una concessione ma rappresenti piuttosto «una risposta di giustizia amministrativa e umana» e indicando come sfida dei prossimi anni quella di rendere strutturale un modello che oggi opera ancora in regime derogatorio.
«Questo provvedimento rappresenta molto più di un semplice elenco di movimenti amministrativi. È la dimostrazione che, quando il legislatore e l'amministrazione scelgono di ampliare gli spazi della mobilità, si restituisce dignità a centinaia di dirigenti scolastici che da anni attendono di poter conciliare lavoro e vita familiare. (...) La sfida ora è un'altra: rendere strutturale ciò che oggi è ancora una deroga, evitando che il diritto al ricongiungimento e alla mobilità torni ad essere compresso da percentuali e vincoli che non tengono conto della realtà delle persone».
I DS Fuori regione, dal canto loro, portano all’incasso dopo l’incontro a Trastevere del maggio scorso questo ritrovato interesse per la loro condizione pluriennale, ma discutono –e molto -su quello che davano per aquisito: anzianità di permanenza fuori regione come criterio prioritario e trasparenza degli esiti.
Trasparenza degli esiti, perché i più navigati nel mare in tempesta sanno bene che più che il momento in cui le carte vengono scoperte, conterà che, alla fine della partita, restino tutte sul tavolo. E forse è proprio questo il punto di equilibrio. Durante la partita, l'interesse pubblico al buon andamento dell'azione amministrativa può giustificare una certa prudenza nello svolgimento delle operazioni, anche per evitare di alimentare contenziosi suscettibili di rallentare o compromettere un meccanismo già di per sé complesso. Ma, quando la partita è conclusa, diventa interesse di tutti che il percorso seguito sia ricostruibile con piena evidenza pubblica, così che gli esiti possano essere letti, verificati e compresi da tutti.
E ora la Campania: la Cenerentola che non ha carte da giocare
Veniamo al tavolo che riguarda i più. I dirigenti di origine campana titolari oggi fuori regione sono quattrocentosessantasette — duecentosessantaquattro dal concorso 2017, centodiciassette dal riservato 2023, ottantasei dal concorso regionale 2011 — una diaspora che nessun’altra regione conosce in questa misura.
Qui la promessa di Trastevere mostra il suo limite. Nell’incontro di maggio l’Amministrazione aveva assicurato ai Fuori Regione che la mobilità in ingresso sarebbe stata alimentata anche dallo scorrimento sulle uscite: chi lascia libera un posto, quel posto accoglie chi rientra. È il meccanismo che altrove funziona — la Basilicata con due uscite dichiarate, il Lazio con sette ricavabili dall’aritmetica. Ma per far scorrere le uscite occorre averne, e la Campania non ne ha: il motore che muove la catena, altrove, qui è spento in partenza.
E su questa immobilità si abbatte il secondo colpo. Dopo l’accantonamento ai vincitori, la quota di mobilità assorbe l’intero residuo: per i sette idonei del concorso non resta disponibilità, e da qui il ricorso al TAR, con il riesame ordinato all’USR e la camera di consiglio del 10 settembre. Sette posti congelati che si sommano al saldo più negativo del Paese e a un flusso in ingresso prossimo allo zero. Non è più la “tempesta perfetta” che raccontavamo: è uno tsunami, perché tre spinte — lo squilibrio storico, l’assenza di uscite da mettere a scorrimento, la compressione da contenzioso — convergono tutte sulla stessa, unica regione.
La domanda che ne nasce non riguarda più la sola Campania. Se il modello promesso a maggio funziona a scorrimento, e lo scorrimento presuppone uscite che qui mancano, allora per la Campania quel modello non basta, e serve altro. È qui che le sedi nominali — disponibili subito, senza attendere che qualcuno esca — cessano di essere una fra le opzioni e diventano l’unica leva davvero azionabile per la regione che ne ha più bisogno e meno strumenti.
Perché, alla fine della partita, conviene scoprire la carta
C’è un vantaggio, per l’USR Campania, nel rendere leggibili questi numeri. Accantonare posti sottraendoli alla mobilità significa esporsi a un secondo fronte: quello dei dirigenti fuori regione — centinaia, secondo le elaborazioni del Libro Bianco — che verso la Campania guardano come approdo del rientro e che impugnerebbero ogni compressione della quota di trasferimento. Ma poiché in Campania le uscite mancano, e con esse lo scorrimento che altrove libera posti, la sola via che mette l’Ufficio al riparo da entrambi i contenziosi non passa per le uscite: passa per le sedi già disponibili di fatto, quelle nominali.
«Altro che sette posti», scrive in un comunicato DIRIGENTISCUOLA, indicando la vera partita nelle sedi cosiddette nominali: quelle il cui titolare è assente per comando, distacco, aspettativa o altra posizione di stato, e che possono essere affidate in incarico temporaneo senza toccare l’organico, senza generare esuberi e senza incidere sulle facoltà assunzionali.
E anche il LIBRO BIANCO dei DS Fuori regione indica nelle assegnazioni temporanee la loro prima proposta per uscire dalla tempesta e provare a canalizzare quella che chiamano “mobilità sanitaria” (nda L. 104/1992, art 42 etc etc). Lo scopo dichiarato è quello di arrivare ad una sorta di “doppio canale” in cui accanto alla mobilità “sanitaria” scorra anche la mobilità per anzianità di esilio. Che il sistema insomma costruisca un turn over dei sacrifici al Nord ed una logica di rientro criteriato al Sud.
Una carta che pesa poco: l’anzianità
C’è, nel mazzo, una carta che molti dirigenti fuori regione hanno issato a vessillo: l’anzianità di lontananza. Chi è via da più anni, si sostiene, dovrebbe rientrare per primo. È un principio giusto. Ma i numeri di questa tornata raccontano che, nel gioco così com’è congegnato, quella carta pesa assai meno di quanto le regole di gioco lascerebbero credere.
Dei ventiquattro dirigenti che rientrano nel Lazio con movimento interregionale — esclusi i due già in servizio in regione e che ottengono ora titolarità — dodici sono fuori da meno di sette anni, e di questi sei da appena tre: hanno preso servizio nel 2023 e tornano nel 2026. Altri undici rientrano dopo esattamente sette anni, il tempo di un primo incarico. E uno solo, in coda, attende dal 2015: undici anni fuori, e per giunta con un’assegnazione a titolo puramente nominale.
Il criterio che ha deciso questi rientri, dunque, non è stato prevalentemente l’anzianità di allontanamento: chi era via da tre anni è rientrato accanto a chi era via da sette; chi è via da undici è rimasto più indietro.
Se ne ricava un’indicazione che va oltre la singola stagione, e che riguarda proprio chi dell’anzianità ha fatto una bandiera. Perché quel vessillo pesi davvero, non basta invocarlo: occorre che il criterio entri nel punteggio della partita primache le carte vengano calate. Che venga quindi formalizzato nel contratto o nella norma.
Vedremo alla fine, con le statistiche a cui PSN ci ha abituato, quanto saranno pesati i criteri enunciati (esigenze di continuità e buon andamento del servizio; organizzazione della rete scolastica regionale; anzianità di servizio e curriculum professionale; livello di complessità delle istituzioni scolastiche; tutela delle situazioni personali e familiari, comprese le precedenze previste dalla Legge 104/1992 e dal D.Lgs. 151/2001) ma solo se alla fine del gioco le carte resteranno sul tavolo, se una volta concluse le operazioni, gli Uffici Scolastici Regionali interessati renderanno pienamenteconoscibile il percorso amministrativo della mobilità interregionale 2026/27: contingente assegnato, ruolo al netto dei pensionamenti, posti disponibili prima e dopo le operazioni, domande pervenute e loro provenienza, domande accolte, domande respinte con la relativa motivazione e rimedi esperibili.
Il morto non è muto
Nel tresette il morto non parla, ma le sue carte pesano sul punteggio finale. Così accade anche nella mobilità: le uscite interregionali incidono sul numero delle sedi disponibili anche quando, durante la partita, non vengono rappresentate analiticamente.
Il silenzio di queste ore è una scelta che genera frustrazione nei tanti che attendono di sapere del loro destino, è comprensibile.
Ma è comprensibile anche che, in una stagione segnata dai ricorsi, l'Amministrazione scelga prudenza nel modo di condurre il gioco, e chi lamenta l’assenza di dati trasparenti sa bene che l’Amministrazione deve tenere il massimo riserbo proprio nell’interesse pubblico di evitare ulteriori contenziosi che bloccherebbero la macchina. Meno comprensibile sarebbe se, a partita conclusa, non fosse più possibile rifare i conti.
Per adesso pare che, nella mano che si apre, il sette è il numero da chiamare: sette idonei che ricorrono, sette ingressi in Basilicata, sette ingressi in più nel Lazio. Quando la partita sarà conclusa, diventa interesse di tutti che il percorso seguito sia ricostruibile con piena evidenza pubblica, così che gli esiti possano essere letti, verificati e compresi da tutti.
Per il resto, come si dice a Napoli: “Zitto a chi sape o juoco!”
I dati sono tratti dal decreto n. 173 del 10 luglio 2026 dell'USR per la Basilicata (prot. AOODRBA.U.0000173) e dalle note e dagli elenchi sulla mobilità 2026/27 dei rispettivi Uffici Scolastici Regionali. La corrispondenza tra i 19 posti indicati a monte per il Lazio e le 26 posizioni assegnate, come la compensazione tra idonei e uscite in Campania, sono ricostruzioni aritmetiche degli autori fondate sul vincolo del contingente organico: la loro verifica puntuale spetta agli Uffici, ai quali se ne chiede la pubblicazione. Nessun dirigente è qui indicato come uscente.
dott. Nazario Malandrino
Dirigente Scolastico IC Sant'Elia Fiumerapido (FR)