Il Comitato Precari Uniti per la Scuola: l’Italia deve stabilizzare i docenti, l’Europa non lo impedisce

In Italia, la precarietà nel settore dell’istruzione ha ormai assunto le sembianze di una vera e propria emergenza sociale. I dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’ann...

A cura di Redazione
08 luglio 2025 20:15
Il Comitato Precari Uniti per la Scuola: l’Italia deve stabilizzare i docenti, l’Europa non lo impedisce -
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In Italia, la precarietà nel settore dell’istruzione ha ormai assunto le sembianze di una vera e propria emergenza sociale. I dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2023/2024 sono impietosi: i docenti con contratto a tempo determinato sono saliti a 232.472, più del doppio rispetto al 2015, quando erano poco più di 100.000. Un lavoratore su cinque nella scuola è precario, a dimostrazione del fallimento del sistema di reclutamento, nonostante il susseguirsi di concorsi ordinari, straordinari, Stem e bandi legati al PNRR. Questo quadro mette a nudo l’inefficienza delle politiche pubbliche e la necessità, non più rinviabile, di una riforma strutturale e inclusiva.

Un sistema in crisi

Il sistema di reclutamento italiano appare caotico, discontinuo e fortemente burocratizzato. Le modalità di assunzione cambiano in continuazione, generando confusione sia tra i docenti che tra le amministrazioni. Non esiste una visione strategica che tenga conto della continuità didattica, del valore dell’esperienza acquisita sul campo e della dignità professionale di migliaia di insegnanti. La scuola italiana si regge, sempre di più, sull’instabilità di chi ogni anno attende una nomina da supplente, spesso a settembre inoltrato, e su graduatorie sovraffollate che non portano a una stabilizzazione reale.

La direttiva europea ignorata

L’Italia, nel persistere nell’abuso dei contratti a tempo determinato, contravviene apertamente alla direttiva europea 1999/70/CE, che impone agli Stati membri di adottare misure efficaci per prevenire la reiterazione di contratti a termine. Non solo: la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 26 novembre 2014 ha condannato l’Italia per l’uso prolungato di contratti a tempo determinato nel settore scolastico, oltre il limite dei 36 mesi. Eppure, il recente decreto-legge 131/2024 (il cosiddetto “Salva infrazioni”) si è limitato ad ampliare gli indennizzi per i precari, senza affrontare alla radice il problema strutturale del reclutamento.

Le iniziative dei precari e l’intervento europeo

Il Comitato Precari Uniti per la Scuola, insieme all’avvocato Maria Rosaria Altieri, ha presentato una petizione (n. 1264/2024) al Parlamento europeo per chiedere il rispetto delle normative UE in materia di lavoro a termine. Contestualmente, l’europarlamentare Valentina Palmisano, del gruppo The Left – GUE/NGL, ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere chiarimenti circa la legittimità del DL 131/2024 e le reali possibilità dell’Italia di adottare un sistema di reclutamento meno rigido, che consenta anche l’assunzione da GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) su posto comune e non solo su sostegno.

La risposta della Commissione: la palla torna all’Italia

La risposta della Commissione europea, pubblicata ufficialmente, chiarisce alcuni punti fondamentali. Innanzitutto, ribadisce che la direttiva 1999/70/CE impone agli Stati membri di prevenire l’abuso di contratti a termine, ma lascia libertà sulle modalità concrete da adottare. In secondo luogo, sottolinea che l’UE non ha competenza per dettare linee guida vincolanti sui sistemi di reclutamento del personale scolastico, che restano di competenza nazionale, secondo il principio di sussidiarietà.

Importante anche la precisazione secondo cui l’UE non impone limiti al doppio canale di reclutamento, né vieta all’Italia di assumere anche su posto comune da GPS, né esclude l’utilizzo di graduatorie a esaurimento per i docenti idonei dei concorsi PNRR. Anzi, la Commissione aveva già osservato in una precedente risposta che l’assunzione stabile di insegnanti prevista dal PNRR ha “il potenziale di contribuire a ridurre l’uso eccessivo di contratti a termine consecutivi”.

Il disegno di legge S.545: un’occasione per invertire la rotta

In questo contesto si inserisce il disegno di legge S.545, presentato dalla senatrice Carmela Bucalo e ora all’esame della VII Commissione del Senato. La proposta introduce il doppio canale di reclutamento, che consente di assumere non solo tramite concorso ma anche attingendo dalle GPS, permettendo così la stabilizzazione dei docenti con anni di servizio e l’assunzione di chi ha superato tutte le prove dei concorsi PNRR (scritta, orale e pratica) attraverso graduatorie a esaurimento.

Se approvata, la legge potrebbe rappresentare una svolta, consentendo finalmente l’assorbimento del precariato storico, migliorando la qualità dell’insegnamento grazie alla continuità didattica e rispettando le indicazioni europee.

Conclusione: l’Italia scelga il coraggio della stabilizzazione

Alla luce dei dati, delle normative e delle risposte europee, appare evidente che l’ostacolo alla stabilizzazione non è l’Europa, ma l’immobilismo politico italiano. La Commissione Europea ha chiarito che spetta all’Italia decidere come garantire l’effettività della direttiva sui contratti a termine. Ora è il momento per il governo e il Parlamento di assumersi la responsabilità di una scelta coraggiosa e necessaria: stabilizzare i docenti precari, non solo per rispettare l’Europa, ma soprattutto per garantire il diritto allo studio degli studenti italiani e restituire dignità a chi ogni giorno fa funzionare la scuola.

Il Comitato Precari Uniti per la Scuola, insieme a numerosi docenti e parlamentari sensibili al tema, continuerà a battersi per questo obiettivo. L’auspicio è che si possa trovare una sintesi politica tra maggioranza e opposizione per approvare una riforma equa, efficace e rispettosa dei diritti fondamentali dei lavoratori della scuola.

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