Il Concorso degli apprendisti stregoni. Perché litigano ordinaristi e riservisti del Concorso a Dirigente Scolastico

Due graduatorie, quasi duemila vincitori, trecento posti l'anno. Ci vorranno almeno dieci anni per assumere tutti. Se non cambia qualcosa prima.

10 aprile 2026 21:30
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C'è una storia che comincia con una buona intenzione, prosegue con una serie di decisioni opinabili e finisce, almeno per ora, con circa duemila persone in attesa di un posto che nessuno sa bene come garantire. È la storia del reclutamento dei dirigenti scolastici italiani, un campo in cui il legislatore ha dimostrato, una creatività normativa inversamente proporzionale alla capacità di prevedere le conseguenze di ciò che andava legiferando.

Il fondamento: una sanatoria ragionevole

Il punto di partenza è un problema reale: il concorso ordinario per dirigenti scolastici bandito nel 2017 aveva prodotto un contenzioso enorme, con ricorsi, sospensive, sentenze contraddittorie, anni di incertezza. Intanto servono nuovi dirigenti scolastici, ma bandire un nuovo concorso con la spada di Damocle dei ricorsi pendenti sarebbe quantomeno imprudente.

Per mettere un punto alla questione e “liberare” le nuove procedure di reclutamento, assieme al nuovo concorso ordinario, viene bandito un concorso riservato a chi si trovava ancora coinvolto in contenziosi pendenti in tribunale.

Viene stabilita una regola precisa per le assunzioni: “almeno” il 60% dei posti “annualmente assegnabili” sarebbe andato alla graduatoria del concorso ordinario, fino al suo esaurimento. “Fino” al 40% sarebbe stato destinato alla graduatoria del riservato. In caso di esaurimento dell'ordinario, i posti residui sarebbero confluiti nel canale riservato. Una logica di vasi comunicanti, sulla carta equilibrata.

La previsione per il triennio 2023/24-2025/26 è di 979 posti, di cui 587 all'ordinario e 392 al riservato. Una soluzione ragionevole per la ripartenza del reclutamento dei Dirigenti Scolastici.

Come si moltiplicano i pani e i pesci normativi

Poi è successa una cosa curiosa. Anzi, diverse cose curiose.

I due concorsi partono quasi simultaneamente. Complici le procedure di esame diverse, il concorso straordinario si chiude a maggio. Solo che rispetto ai 392 preventivati, ci sono 2099 vincitori. Il concorso ordinario procede con la sua consueta solerzia: la preselettiva conclusa il 23 maggio 2024, prove suppletive a luglio, la prova scritta rimandata almeno ad ottobre.

Con l'ordinario ancora fermo e le scuole da coprire scatta la deroga, una delle più consolidate prassi amministrative del nostro Paese.

Per far funzionare le scuole senza dirigente si attingerà completamente dal concorso riservato. Dai 297 posti originariamente previsti, si passa a 519 assunzioni, da recuperare l’anno seguente con le immissioni dei vincitori del concorso ordinario che, nel frattempo, sarebbe stato certamente concluso.

Premesso che già a questo punto la procedura riservata aveva superato abbondantemente il proprio contingente originario, i calcoli tra assunzioni dall’uno e dall’altro canale si rivelavano un po’ più complessi della semplice distinzione tra sessanta e quaranta. Il problema è che il concorso ordinario è bandito per regioni, quello straordinario ha una sola graduatoria nazionale.

I posti per il riservato sono aumentati, il concorso ordinario recupererà non appena ci saranno posti disponibili: in fondo niente di grave fino a questo punto.

Ma le modifiche in corso d’opera non sono finite.

La graduatoria del riservato viene ufficialmente trasformata in una coda in attesa di assunzione.

La Legge di Bilancio 2026, commi 527 e 528, prima firma Ella Bucalo di Fratelli d'Italia, relazione del senatore Roberto Marti, sostegno attivo di Rossano Sasso della Lega, completa l'opera. Anche le graduatorie dell'ordinario sono diventate graduatorie ad esaurimento, integrate con gli idonei. Ma il punto principale è l’abolizione delle restituzioni degli anni precedenti. Mentre il governo si è impegna a non bandire nuovi concorsi fino all'esaurimento delle due graduatorie.

A nome dei vincitori del concorso straordinario, il sindacato Confil ringrazia esplicitamente i tre.

I numeri che nessuno aveva letto

Passa qualche mese e si capisce subito che la situazione è più complicata di quello che pare. Il MIM convoca i sindacati in netto anticipo rispetto alle sue abitudini per spiegare come funzioneranno le immissioni in ruolo dei nuovi Dirigenti Scolastici.

I dati su cui lavora il ministero sono resi pubblici dall’ANP dopo l’incontro al MIM del 30 marzo 2026.

In graduatoria riservata ci sono più di 1500 vincitori ancora da assumere. In quella dell’ordinario ne restano circa 380, tra vincitori e idonei ora equiparati.

Totale da immettere in ruolo: circa 1850 persone, al netto delle sovrapposizioni tra le due graduatorie.

Sui posti realmente disponibili ogni anno scoppia il bubbone. Sono 300-350, in progressivo calo per effetto del dimensionamento scolastico previsto dal PNRR e dalle proiezioni demografiche ISTAT che stimano una perdita di circa 90-100mila studenti l'anno fino al 2034, con il conseguente taglio di circa 600 istituzioni scolastiche. Meno scuole, meno dirigenti necessari, meno pensionamenti utili.

Il calcolo è elementare e il risultato è sconfortante: con questo ritmo, le graduatorie non si esauriranno prima di un decennio. DirigentiScuola, nella sua lettera al MIM del 10 aprile 2026, stima 11-12 anni. La previsione ottimistica di chi aveva costruito il sistema, parla di "sei o sette anni".

Una stima già ottimistica con il 40% pieno, che diventa quasi comica alla luce del meccanismo applicato dal MIM.

Il bubbone: perché litigano

Ed eccoci al punto. Il conflitto tra ordinaristi e riservisti non nasce da antipatia reciproca ma da un meccanismo tecnico che produce effetti molto diversi da quelli che la norma, letta letteralmente, sembrava prescrivere.

La legge dice che le immissioni in ruolo sono effettuate "almeno per il 60% dei posti a tal fine annualmente assegnabili" dall'ordinario e "fino al 40%" dal riservato. Nessuna qualificazione aggiuntiva: i "posti annualmente assegnabili" sono i posti assegnabili, punto. A quali posti si riferisce? Sono quelli su cui effettivamente verranno assunti i nuovi dirigenti o vanno contati quelli disponibili anche prima delle procedure di mobilità che precedono le assunzioni? Se per un concorso su base nazionale la cosa non è determinante perché si tratterebbe della classica partita di giro, dei vasi comunicanti tra posti che si liberano e posti che si occupano, per le graduatorie del concorso ordinario che è regionale cambia molto.

Il Milleproroghe 2026 dice che la mobilità straordinaria sarà fatta su tutti i posti vacanti, ma aggiunge "fatti salvi i contingenti regionali dei posti del concorso ordinario."

Durante l’incontro il MIM spiega di aver combinato le due norme nel modo seguente: prima si accantonano integralmente i posti disponibili per l'ordinario regionale; poi si fa la mobilità al 100% sui posti restanti; poi, e solo poi, sui posti che si liberano dalla mobilità in uscita si applica il 60/40.

In pratica viene tutelato anzitutto chi aspetta nelle graduatorie dell’ordinario, poi si passa ai trasferimenti e sui posti che residuano, se ne residuano ovviamente, si applica la legge che parla della ripartizione, assegnando un altro 60% dei posti residuati all’ordinario e il resto allo straordinario.

Solo che, direbbe qualcuno, la somma stavolta non fa il totale.

In primo luogo la percentuale di assunti dallo straordinario, nel gioco dei calcoli fatti regione per regione, non arriverà al 40%, fermandosi molto prima, tra il 20 e il 30.

Oltretutto, tra accantonamento per l’ ordinario e eventuali trasferimenti in entrata, non ci saranno posti disponibili per il riservato nelle regioni del sud. Con una graduatoria che è composta all’80% da meridionali.

Le polemiche

I riservisti sostengono, con qualche fondamento testuale che sembra lasciar intuire una nuova stagione di contenziosi in tribunale, che il "fatti salvi" del Milleproroghe non può operare come pre-deduzione che altera la base di calcolo del 60/40 previsto dal comma 11-septies. Il MIM sostiene, con altrettanto fondamento sistematico, che i "posti annualmente assegnabili" sono quelli netti post-mobilità, non quelli lordi pre-mobilità, e che la discrezionalità nella ripartizione regionale del contingente, esplicitamente prevista dalla norma, copre questa scelta metodologica.

È scelta tecnica o politica? Probabilmente entrambe. Probabilmente gli uffici legali del MIM hanno ritenuto che questa interpretazione, pur contestabile, esponga l'amministrazione a un contenzioso meno pericoloso dell'alternativa, perché privilegia il canale ordinario, che ha fondamento costituzionale più solido come modalità fisiologica di accesso al pubblico impiego.

Fatto sta che un TAR che dovesse pronunciarsi sulla questione avrebbe argomenti percorribili in entrambe le direzioni, ma la probabilità di una sospensiva cautelare, che richiederebbe un fumus boni juris molto forte e un periculum in mora immediato, è bassa.

Sasso, Bucalo, Marti: tre destini divergenti

A questo punto la fotografia di dicembre 2025 si è già sbiadita. Rossano Sasso, nel frattempo transitato dalla Lega a Futuro Nazionale con Vannacci, a quanto riferisce un comunicato di Dirigenti Scuola ha incontrato in forma riservata i vincitori del riservato riuniti sotto l'egida di Confil. DirigentiScuola, nella sua lettera al MIM del 10 aprile, documento ufficiale, firmato, protocollato, ne riporta i passaggi salienti con virgolettati precisi: "A' la guerre comme à la guerre. Siamo pronti a tutto. Scendo in piazza e vediamo chi è più forte. Ho iniziato la battaglia e la voglio concludere. Ho informato anche Vannacci. Io faccio da testa di ariete."

Bucalo e Marti, co-firmatari degli stessi emendamenti, non commentano.

Magari qualcosa si è rotto già ora in maggioranza, non solo tra Sasso e i suoi ex colleghi di governo, ma nella gestione complessiva di una questione che il centrodestra si è intestata per intero, con tutti i voti favorevoli e nessun contributo dell'opposizione, e che ora non sa come risolvere.

Il vero problema: un decennio senza concorsi

C'è un'ultima conseguenza che il dibattito tende a non nominare con la chiarezza necessaria. L'impegno a non bandire nuovi concorsi finché le graduatorie esistenti non si esauriscono, tecnicamente una scelta discrezionale del governo, non un obbligo di legge, significa che il prossimo concorso per dirigenti scolastici non arriverà prima del 2033/34 nello scenario ottimistico, e probabilmente dopo il 2035 in quello realistico. La regola dei tre anni tra un concorso e l'altro, quella che avrebbe dovuto garantire selezione e ricambio continui, non è mai stata applicata. Una generazione di potenziali dirigenti è di fatto fuori dalla porta.

Ma il problema più serio è un altro. Tutti i calcoli sopra presuppongono continuità politica e autorizzazioni MEF costanti. In un decennio si terranno almeno due consultazioni elettorali. Se la vicenda se l'è intestata per intero il centrodestra, emendamenti, voti, ringraziamenti pubblici, non è detto che un cambio di colore al governo confermi i tempi già lunghi.

In fondo basterebbe un’accelerazione nel processo di dimensionamento, tecnicamente giustificato dalle proiezioni demografiche, per ridurre i posti netti disponibili vicino allo zero senza toccare formalmente nessun diritto soggettivo. La graduatoria resterebbe in piedi. I candidati potrebbero ricorrere al TAR. I tribunali amministrativi impiegherebbero anni. Nel frattempo i posti, semplicemente, non ci sarebbero.

L'apprendista stregone ha scatenato le forze. E come nella storia, ora non sa come fermarle. E la bacchetta è già spezzata.

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