Il crollo di J. Sinner. Ha dimenticato il suo corpo, che rappresenta il nostro limite

Il crollo di J. Sinner. La dimenticanza del senso del limite

06 giugno 2026 12:16
Il crollo di J. Sinner. Ha dimenticato il suo corpo, che rappresenta il nostro limite -
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Il crollo di J. Sinner. Grande ragazzo e atleta. Ammaliato però dalla cultura della prestazione

Il crollo di J. Sinner. La dimenticanza del senso del limite

Il crollo di J. Sinner. Prima il giovane, poi l'atleta. Questa è la sequenza esatta che occorre considerare sempre. Il tennista italiano ha il grande merito di non scindere le due dimensioni: l'interiorità e il ruolo di sportivo. Esiste una linea di continuità, c'è coerenza tra i due aspetti che lo fanno essere un modello da seguire per i nostri ragazzi dominati dall'apparire e sostenuti dai genitori a seguire la via breve per affermarsi nella vita.

Purtroppo i suoi ripetuti successi, specialmente nell'ultimo periodo, hanno favorito la costruzione di un’immagine perfetta, immune dalla contingenza che attraversa la nostra esistenza. Molti hanno creduto che egli non poteva fallire, cedere e il conseguente meccanismo che esalta la prestazione ha avuto il sopravvento. Probabilmente costretto anche ad onorare alcuni impegni, ha portato il suo fisico a un punto di rottura, evidenziato con il crollo al Roland Garros (Parigi).

"Non abbiamo un corpo, siamo un corpo, stiamo in un corpo"

In sintesi, ha dimenticato di avere un corpo, di essere un corpo e di stare in un corpo. Le tre dimensioni che emergono dall'approccio fenomenologico (Husserl) e da un recente e interessante studio di Antonio Malo (Antropologia del corpo, 2026), rappresentano il nostro limite invalicabile. Il filosofo coreano-tedesco Byung-Chul Han, ultimo esponente della Scuola di Francoforte, ha ben descritto la condizione contemporanea in un interessante lavoro (La società della stanchezza, 2010). Probabilmente Sinner non ha ascoltato il suo corpo che già prima degli Internazionali d'Italia gli inviava alcuni segnali premonitori sintetizzati nel pensiero espresso dal tennista a un fisioterapista: "Sono morto". Si è illuso di ricoprire il ruolo di imprenditore, amministratore assoluto del proprio corpo (Byung-Chul Han), sfuggendo alla condizione del limite rappresentata dal corpo.

Riflessione, comunque che non scalfisce il grande esempio che sta offrendo a tutti, condizionati dalle passioni tristi, ricordando soprattutto ai nostri ragazzi che in cima non si arriva in elicottero, ma sperimentando la fatica del camminare, le difficoltà delle arrampicate...

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