Il progetto di vita al centro della riforma sulla disabilità: scuola, territori e famiglie protagonisti del cambiamento
Oggi, 11 febbraio, La Voce della Scuola è presente a un evento di particolare rilievo dedicato al tema del progetto di vita nella riforma sulla disabilità
Un appuntamento presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Cagliari che non rappresenta solo un momento di confronto, ma anche un’occasione concreta per rafforzare il dialogo tra scuola, famiglie, territorio e università, in un’ottica di corresponsabilità educativa e innovazione inclusiva.
Negli anni è cresciuta in modo significativo la collaborazione con ABC Sardegna, realtà impegnata nel sostegno alle famiglie e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità. Tante sono state le dirette realizzate con la Dottoressa Francesca Palmas e il Dottor Marco Espa, momenti di approfondimento che hanno consentito di tradurre il linguaggio normativo in strumenti comprensibili e operativi per chi vive quotidianamente la scuola e la disabilità.
Particolarmente significativa, e molto apprezzata dai lettori, è stata anche l’intervista esclusiva al Dario Ianes, che ha offerto una riflessione approfondita proprio sul significato del progetto di vita. Ianes ha evidenziato come questo concetto non possa essere ridotto a un adempimento burocratico o a un allegato del PEI, ma debba rappresentare una visione prospettica, capace di orientare tutte le scelte educative, formative e sociali che riguardano la persona con disabilità.
Secondo Ianes, il progetto di vita implica un cambiamento culturale prima ancora che normativo: significa passare da una logica centrata sul deficit a una centrata sulle potenzialità, dall’assistenza alla partecipazione attiva, dall’intervento episodico alla pianificazione condivisa e continuativa. È una costruzione che richiede ascolto autentico della persona e della famiglia, ma anche responsabilità diffusa tra scuola, servizi e comunità. Solo in questo modo il progetto di vita può diventare uno strumento di autodeterminazione e non una formula formale priva di ricadute concrete.
Dal libro alla pratica: il progetto di vita come responsabilità collettiva
Oggi siamo qui per rafforzare il lavoro degli autori impegnati non solo nella realizzazione del libro “Progetto di vita”, ma soprattutto nella sua concreta applicazione. L’obiettivo è raccogliere domande, dubbi e perplessità delle famiglie con figli in condizione di disabilità: come oggi supporta la norma? Quali sono le applicazioni operative? Quali buone prassi possono essere replicate?
La riforma introduce un cambio di paradigma: non più interventi frammentati, ma una presa in carico globale, integrata e continuativa. La scuola diventa uno snodo fondamentale, ma non esclusivo. Servono reti territoriali stabili, servizi sociosanitari coordinati, enti locali attivi e un dialogo costante con le famiglie, che non possono più essere semplici destinatarie di decisioni, ma protagoniste consapevoli.
Università, ricerca e innovazione: il ruolo strategico dell’ascolto
Nel panorama generale emerge con forza il contributo dell’università, chiamata a svolgere un ruolo chiave nella ricerca, nell’ascolto e nell’innovazione nel mondo dell’inclusione. In tal senso, l’introduzione del Magnifico Rettore, Dottor Francesco Mola, sottolinea l’importanza di un’alleanza tra sapere accademico e pratica educativa.
L’università non può permettersi di girare lo sguardo dall’altra parte su un tema così rilevante e strutturale per la società. Il progetto di vita interpella direttamente la responsabilità culturale e scientifica degli atenei, che sono chiamati non solo a formare professionisti competenti, ma anche a orientare le politiche pubbliche attraverso la ricerca e l’analisi dei bisogni reali.
In questa prospettiva, la coprogettazione diventa elemento fondamentale: mettere a sistema il lavoro di tutte le realtà che operano attorno alla tematica della disabilità – scuole, servizi sociali, ASL, associazioni, famiglie, enti locali – significa raccogliere il frutto di esperienze diverse e trasformarlo in modelli condivisi, replicabili e sostenibili. L’università può essere il luogo di sintesi e di rilancio di queste pratiche, favorendo il dialogo interdisciplinare e la contaminazione tra teoria e operatività.
La ricerca può offrire strumenti di valutazione dell’impatto delle nuove norme, proporre metodologie innovative per la personalizzazione dei percorsi e sostenere la formazione iniziale e in servizio dei docenti, in un’ottica integrata. Solo attraverso un ascolto autentico e una collaborazione strutturata si può evitare che il progetto di vita resti un principio astratto, trasformandolo invece in un percorso concreto di inclusione e autodeterminazione.
Scuola e territorio: verso buone prassi condivise
L’evento di oggi rappresenta anche un’occasione per mettere a sistema le esperienze già in atto. Le buone prassi non nascono per decreto, ma dall’incontro tra competenze, sensibilità e visione comune. Ciò significa investire sulla co-progettazione, sulla costruzione di equipe multidisciplinari e su strumenti di comunicazione trasparenti.
Il progetto di vita, così come delineato nella riforma, non è un documento statico, ma un processo dinamico che accompagna la persona lungo tutto l’arco dell’esistenza. La scuola può e deve essere il primo luogo in cui questo approccio prende forma concreta, valorizzando le potenzialità di ciascuno e promuovendo autonomia, partecipazione e autodeterminazione.
La presenza oggi de La Voce della Scuola non è solo testimonianza giornalistica, ma impegno a continuare un lavoro di informazione qualificata, capace di dare voce alle famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti e ai ricercatori. Perché il cambiamento non si costruisce con slogan, ma con confronto, competenza e responsabilità condivisa.
E' possibile rivedere l'evento di oggi basta cliccare il seguente link