Il Progetto di Vita al centro della riforma sulla disabilità: scuola, territori e famiglie protagonisti del cambiamento
Di questi temi si discute in un incontro pubblico promosso da ABC Italia, in occasione della presentazione del volume “Progetto di Vita
Il Progetto di Vita entra ufficialmente nel dibattito pubblico come uno dei cardini più innovativi della riforma sulla disabilità introdotta dal Decreto legislativo 62/2024. Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di un vero cambio di paradigma che ridefinisce il modo di concepire l’inclusione, la presa in carico e la partecipazione attiva delle persone con disabilità lungo tutto l’arco della vita.
Di questi temi si discute in un incontro pubblico promosso da ABC Italia, in occasione della presentazione del volume “Progetto di Vita. Domande e risposte. Normativa, applicazioni e buone prassi”, scritto da Francesca Palmas e Marco Espa, con il contributo di Dario Ianes, tra i principali studiosi italiani dei processi di inclusione e progettazione educativa.
L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 febbraio 2026, alle ore 11, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Cagliari (via Università 40), con possibilità di partecipazione anche in streaming tramite piattaforma Microsoft Teams.
Ad aprire i lavori sarà il Francesco Mola, Magnifico Rettore dell’Ateneo cagliaritano.
Una discontinuità reale rispetto al passato
Secondo Francesca Palmas, il Decreto legislativo 62/2024 rappresenta una svolta perché supera definitivamente la logica dell’intervento frammentato e standardizzato. Il nuovo impianto normativo riconosce la persona con disabilità come soggetto attivo di diritti, capace di partecipare alle scelte che riguardano il proprio presente e il proprio futuro.
Il Progetto di Vita diventa così uno strumento di co-progettazione, costruito insieme alla persona, alla famiglia, ai servizi e alla comunità. Una prospettiva che trova un solido fondamento pedagogico anche nei contributi teorici e operativi di Dario Ianes, da anni impegnato nel promuovere modelli educativi inclusivi capaci di tenere insieme diritti, contesti e qualità della vita.
Scuola e sistema formativo: un ruolo strategico
Nel nuovo modello delineato dalla riforma, la scuola assume un ruolo centrale. Il Progetto di Vita attraversa l’intero percorso educativo, dall’infanzia all’età adulta, e chiama le istituzioni scolastiche a un cambiamento concreto. Docenti e dirigenti sono chiamati a lavorare in modo più integrato con i servizi territoriali, superando la logica dell’adempimento formale e contribuendo alla costruzione di percorsi realmente orientati all’autonomia, all’autodeterminazione e alla partecipazione sociale.
In questa prospettiva, l’apporto del mondo della pedagogia speciale e della ricerca educativa risulta decisivo per tradurre i principi normativi in pratiche quotidiane efficaci, evitando il rischio di una riforma solo dichiarata.
La sperimentazione e le risorse per i territori
La riforma è già entrata nella fase operativa. La provincia di Sassari è tra le prime nove in Italia scelte per avviare la sperimentazione del nuovo modello; a marzo entrerà anche la provincia di Cagliari. L’obiettivo è il passaggio a regime su scala nazionale entro il 1° gennaio 2027.
Accanto agli aspetti organizzativi, emergono anche risvolti economici rilevanti: la semplificazione del sistema consentirà di liberare oltre 256 milioni di euro, risorse che saranno reinvestite nei servizi e nell’attuazione concreta dei Progetti di Vita, rafforzando la capacità dei territori di rispondere ai bisogni reali delle persone.
La vera sfida è culturale
Come sottolineano gli autori del volume, la sfida più complessa non è tecnica né normativa, ma culturale. Cambiare le regole non basta se non cambia il modo di pensare la disabilità. È necessario superare logiche burocratiche e interessi di parte, per costruire un sistema realmente centrato sui diritti, sulla partecipazione e sulla libertà delle persone.
In questo percorso, il ruolo delle famiglie e delle associazioni resta decisivo. La loro esperienza quotidiana è la chiave per evitare che la riforma resti sulla carta. Anche per questo l’incontro di Cagliari si propone come uno spazio di confronto aperto tra istituzioni, scuola, ricerca, operatori e società civile.
Se non ora, quando?