In Cammino con l'Autismo sul Sanabrés: dove il pellegrinaggio ritrova la sua autenticità

Negli ultimi anni il Cammino di Santiago è diventato protagonista di un dibattito che va ben oltre il pellegrinaggio

03 agosto 2026 12:20
In Cammino con l'Autismo sul Sanabrés: dove il pellegrinaggio ritrova la sua autenticità -
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Negli ultimi anni il Cammino di Santiago è diventato protagonista di un dibattito che va ben oltre il pellegrinaggio. L'aumento costante dei pellegrini sugli itinerari più conosciuti ha alimentato riflessioni sulla cosiddetta "massificazione", fino a far pensare, a qualcuno, che il Cammino abbia progressivamente perduto quella dimensione di raccoglimento e autenticità che per secoli ha rappresentato l'essenza dell'esperienza. Le testimonianze raccolte all'arrivo del gruppo di In Cammino con l'Autismo a Santiago de Compostela raccontano, invece, una realtà diversa. Non esiste un solo Cammino di Santiago, esistono molti cammini e, tra questi, il Sanabrés continua a conservare caratteristiche che lo rendono uno degli itinerari più autentici dell'intera rete compostellana. Partiti da A Gudiña, i partecipanti hanno percorso 227 chilometri attraverso la Galizia, camminando tra boschi, campagne e piccoli centri abitati. Il ricordo che ricorre con maggiore frequenza nei loro racconti non riguarda la consegna della Compostela o l'arrivo davanti alla Cattedrale, è il silenzio.

Per lunghi tratti il gruppo ha camminato senza incontrare altri pellegrini, un'esperienza che oggi può sembrare insolita e che, proprio per questo, ha restituito al pellegrinaggio una dimensione difficile da ritrovare lungo gli itinerari più frequentati. «Forse è stato il Cammino più bello che abbiamo vissuto fino a oggi», racconta Pierangelo Cappai, presidente dell’Associazione Diversamente OdV e tra i promotori di In Cammino con l'Autismo. «Non perché fosse più facile o più spettacolare, ma perché ci ha restituito il tempo del pellegrinaggio. Abbiamo camminato senza fretta, immersi nella natura, incontrando piccoli paesi dove l'accoglienza conserva ancora il suo valore più autentico. È stata la conferma che il problema non è il Cammino di Santiago, ma la concentrazione dei pellegrini su pochi itinerari, mentre percorsi straordinari come il Sanabrés rimangono ancora poco conosciuti.»

Una riflessione che invita a guardare il fenomeno da una prospettiva diversa, una distribuzione più equilibrata dei pellegrini contribuirebbe, da un lato, a ridurre la pressione sulle vie più celebri e, dall'altro, a sostenere territori che custodiscono un patrimonio paesaggistico, culturale e umano di straordinario valore. Per In Cammino con l'Autismo, tuttavia, il pellegrinaggio rappresenta molto più di un viaggio. Da oltre dieci anni il progetto utilizza i cammini come uno strumento educativo, ogni giornata diventa occasione per sviluppare autonomia, responsabilità, capacità di adattamento, collaborazione e gestione degli imprevisti. Non sono attività costruite artificialmente, ma apprendimenti che nascono dalla quotidianità del camminare insieme, dalla necessità di organizzare la giornata, affrontare la fatica, condividere decisioni e sostenersi reciprocamente. Anche la scelta di ridurre al minimo la presenza sui social network durante il percorso è nata da questa filosofia.

«Abbiamo pubblicato pochissimo», spiega ancora Cappai. «È stata una scelta consapevole. Abbiamo preferito dedicarci al cammino, al riposo dopo ogni tappa, alle relazioni e agli incontri che ogni giorno ci venivano offerti. Sentivamo il bisogno di vivere pienamente questa esperienza, senza l'urgenza di raccontarla mentre stava accadendo. Nei prossimi giorni, una volta rientrati in Italia, condivideremo il nostro Sanabrés tappa dopo tappa, con fotografie, curiosità e riflessioni.» Tra i ricordi più significativi di questo pellegrinaggio trovano spazio anche i disegni di Simone Cassese. Quasi ogni tappa è stata raccontata attraverso il suo tratto, trasformando il Cammino in un vero diario illustrato, non semplici schizzi di viaggio, ma uno sguardo personale sui luoghi attraversati, sulle persone incontrate e sulle emozioni vissute. Un modo diverso di raccontare il pellegrinaggio, capace di restituirne l'essenza con immediatezza e sensibilità.

L'arrivo a Santiago de Compostela rappresenta sempre una meta importante, ascoltando le testimonianze del gruppo emerge, tuttavia, una consapevolezza diversa. Il valore più profondo dell'esperienza non coincide con il momento dell'arrivo, ma con ciò che accade lungo il percorso, è lì che si costruiscono relazioni, si sviluppano competenze, si sperimenta l'autonomia e prende forma un'inclusione che non ha bisogno di essere dichiarata, perché si realizza nella normalità della vita condivisa. Forse è proprio questa l'eredità più preziosa che i Cammini meno percorsi come quello di Sanabrés consegnano a chi li percorre, in un tempo che misura tutto in termini di velocità e visibilità, esistono ancora luoghi nei quali il silenzio non è un'assenza, ma una risorsa e proprio quel silenzio, vissuto passo dopo passo, può diventare uno straordinario strumento educativo.

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