Inflazione al 2,9% e caro-abitare

Per i docenti fuori sede aumenta il costo della mobilità professionale e si riduce il reddito disponibile.

A cura di Redazione Redazione
20 agosto 2026 12:28
Inflazione al 2,9% e caro-abitare - mobilità docenti
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), alla luce dei più recenti dati sull’inflazione e in prossimità della conclusione delle operazioni di assegnazione provvisoria per l’anno scolastico 2026/2027, richiama l’attenzione sulle conseguenze che l’aumento del costo della vita sta determinando sul personale scolastico, con particolare riferimento ai docenti che prestano servizio lontano dalla propria residenza e a quanti vivono nelle città del Centro-Nord maggiormente interessate dalla crescita dei costi abitativi.

A luglio 2026 l’inflazione annua nell’area euro ha raggiunto il 2,9%, mentre nell’Unione europea si è attestata al 3%. In Italia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo registra anch’esso un incremento annuo del 2,9% e l’inflazione acquisita per il 2026 è pari al 2,7%. All’interno di questo quadro assumono particolare rilievo alcune spese essenziali: secondo i dati ISTAT, gli energetici regolamentati registrano a luglio una crescita annua del 14,9% e quelli non regolamentati del 10,6%.

Per il personale della scuola tali percentuali acquistano un significato concreto quando incidono su abitazione, utenze e mobilità. Il problema appare particolarmente evidente per chi è costretto a mantenere una sistemazione nella provincia di servizio e, contemporaneamente, a sostenere le spese della propria famiglia nel luogo di residenza.

Anche il mercato delle locazioni contribuisce ad accentuare questa difficoltà. Secondo la rilevazione delle offerte pubblicate da idealista, che costituisce un indicatore del mercato e non una statistica ufficiale sui contratti stipulati, nel luglio 2026 il canone medio richiesto in Italia ha raggiunto 14,9 euro al metro quadrato, mentre a Milano si colloca a 22,4 euro al metro quadrato. Sono valori che evidenziano quanto il costo dell’abitare possa incidere sulla retribuzione di un insegnante, soprattutto nelle maggiori città del Centro-Nord.

In tale contesto il CNDDU esprime particolare preoccupazione per i docenti di ruolo che nell’anno scolastico 2025/2026 hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria interprovinciale e che, per il nuovo anno, sono ancora in attesa dell’esito della relativa procedura. Le operazioni per il personale docente devono concludersi entro il 24 agosto 2026. Per coloro che non dovessero ottenere nuovamente l’assegnazione, la necessità di rientrare nella provincia di titolarità potrebbe quindi diventare certa soltanto a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico.

La questione non riguarda il diritto alla conferma dell’assegnazione provvisoria, che conserva la propria natura annuale ed è necessariamente subordinata alle condizioni previste dalla disciplina vigente. Il problema riguarda piuttosto le conseguenze economiche e familiari prodotte dalla ristrettezza dei tempi entro i quali il docente deve riorganizzare la propria vita.

Chi apprende nell’ultima parte di agosto di dover tornare a prestare servizio a centinaia di chilometri dalla propria residenza può essere costretto a cercare un’abitazione in pochi giorni, in un periodo nel quale la disponibilità di soluzioni adeguate può risultare limitata. Alla difficoltà di trovare casa si aggiungono deposito cauzionale, eventuali anticipazioni, spese di trasferimento, utenze e costi dei successivi rientri familiari. L’urgenza riduce inoltre la possibilità di confrontare le offerte e può costringere ad accettare sistemazioni temporanee o economicamente meno favorevoli.

È questo un aspetto che merita maggiore considerazione nella programmazione amministrativa. L’incertezza sulla sede produce anche un costo economico: quanto minore è il tempo disponibile per organizzare il trasferimento, tanto più debole diventa la capacità del lavoratore di scegliere una soluzione compatibile con il proprio reddito.

La condizione appare ancora più delicata per chi, grazie all’assegnazione provvisoria ottenuta nell’anno precedente, aveva potuto ricongiungersi alla famiglia e ridurre le spese connesse alla lontananza. Il ritorno nella provincia di titolarità può comportare nuovamente un secondo affitto, utenze, viaggi periodici e una sensibile riduzione del reddito familiare disponibile. Alla stabilità giuridica del rapporto di lavoro può così corrispondere una rilevante instabilità economica e territoriale.

La stessa pressione, sebbene con caratteristiche differenti, interessa numerosi docenti residenti nelle grandi città del Centro-Nord. L’aumento dei costi abitativi incide soprattutto su chi non dispone di un’abitazione di proprietà e deve sostenere integralmente attraverso la propria retribuzione il costo della locazione. La questione non può pertanto essere ricondotta a una semplice contrapposizione tra aree settentrionali e meridionali del Paese: riguarda più profondamente il rapporto tra reddito da lavoro, patrimonio familiare e possibilità di accedere alla casa.

Si pone, sotto questo profilo, un tema rilevante di politica economica. L’uniformità della retribuzione prevista dal contratto nazionale garantisce correttamente pari riconoscimento alla funzione docente, ma non elimina le differenze nel reddito effettivamente disponibile dopo il pagamento delle spese essenziali. La risposta non dovrebbe consistere in una differenziazione territoriale del valore del lavoro, bensì nella costruzione di condizioni che rendano sostenibile l’esercizio della professione sull’intero territorio nazionale.

La politica abitativa assume quindi anche una dimensione legata al funzionamento dei servizi pubblici. Nei territori caratterizzati da una maggiore pressione dei canoni sarebbe opportuno rafforzare il confronto tra amministrazione centrale, Regioni ed enti locali per favorire condizioni abitative accessibili al personale chiamato a garantire servizi essenziali. Analogamente, una progressiva anticipazione delle procedure di mobilità annuale consentirebbe ai lavoratori di conoscere la propria sede con tempi più compatibili con la ricerca di un alloggio e con l’organizzazione familiare.

È su questo terreno che il CNDDU ritiene necessario sviluppare una riflessione più avanzata. Il problema non è stabilire se il lavoro di un docente debba valere diversamente in territori diversi, ma evitare che sia il patrimonio personale o familiare a determinare quanto sia concretamente sostenibile accettare e mantenere una sede di servizio. Quando la disponibilità di una casa di proprietà o di risorse familiari diventa decisiva per affrontare un trasferimento, una differenza patrimoniale finisce per trasformarsi indirettamente in una differenza nelle possibilità professionali.

Il tema dell’inflazione assume così per la scuola un significato che supera la dimensione statistica. Riguarda il potere d’acquisto, l’accesso all’abitazione, la mobilità professionale, l’equilibrio familiare e, indirettamente, la stessa continuità didattica. Se alcune sedi diventano progressivamente incompatibili con il reddito disponibile degli insegnanti, aumenterà inevitabilmente la ricerca di territori economicamente più sostenibili, con conseguenze anche sulla stabilità delle comunità scolastiche.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica pertanto che la sostenibilità economica della mobilità del personale entri con maggiore attenzione nel confronto sulle future politiche scolastiche. Non si tratta di modificare la natura delle assegnazioni provvisorie né di introdurre differenze nel valore professionale degli insegnanti, ma di considerare le conseguenze reali che tempi amministrativi, costo dell’abitare e distanza dalla residenza producono sulla vita dei lavoratori.

Una scuola nazionale deve poter garantire la presenza dei propri docenti in ogni territorio, ma non può considerare irrilevante il costo necessario per consentire loro di viverci. La sostenibilità della sede di servizio è ormai una questione di politica scolastica ed economica: riguarda la qualità del lavoro pubblico, la stabilità delle scuole e la capacità del sistema di non trasformare la mobilità professionale in una penalizzazione economica.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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