Inflazione aprile e maggio +3,2%, Anief chiede risorse per rinnovo CCNL

Piove sul bagnato, c'è già un gap salariale di un terzo di stipendio in meno rispetto al resto della Pubblica Amministrazione

A cura di Redazione Redazione
03 giugno 2026 16:37
Inflazione aprile e maggio +3,2%, Anief chiede risorse per rinnovo CCNL -
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"Tra i mesi di aprile e maggio 2026 l'inflazione ha fatto registrare un ulteriore innalzamento del 3,2%. Il sindacato Anief chiede al Governo nuove risorse per i rinnovi contratti 2028/30 e un fondo specifico per il comparto Istruzione e Ricerca: servono risposte adeguate per contrastare un gap salariale sempre più insopportabile, ricordo che, in particolare, il personale scolastico, composto da 1,3 milioni di unità tra docenti e personale Ata, è più titolato, ha responsabilità e carichi di lavoro maggiori, ma a fine mese già prende circa un terzo di stipendio in meno rispetto a chi lavora nei ministeri e anche nell'Inps. Con l'inflazione che galoppa, i dipendenti della scuola si stanno ulteriormente impoverendo". Lo dichiara oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, a commento dell'incremento medio del costo della vita in Italia.

Anief ricorda che negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia da Covid, il potere di acquisto degli stipendi del personale scolastico si è andato ulteriormente ad assottigliare: dal "Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025 sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti" è infatti dapprima emerso che seppure, grazie agli ultimi due Ccnl, si sia ridotto il differenziale degli stipendi rispetto all'inflazione, sia necessario approvare un decreto legge per la PA con risorse aggiuntive contrattuali e l'aumento delle indennità riconosciute al personale scolastico; a ciò si è aggiunto, nelle ultime ore, il Rapporto annuale Istat, da cui è merso che tra il 2019 e la fine del 2025 i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 23 per cento, mentre le retribuzioni contrattuali complessive si sono fermate in media al 13,2 per cento. Con il pubblico impiego, tra cui ovviamente l'Istruzione, che ha fatto registrare un ritardo anche superiore al 10%.

Vi sono comparti, ha detto ancora l'Istat, dove il costo della vita è stato quasi totalmente ammortizzato. Ad esempio, "l'industria ha contenuto maggiormente le perdite grazie a rinnovi più rapidi e a meccanismi di adeguamento legati all'inflazione. Secondo l'Istat, i rinnovi del pubblico impiego relativi al triennio 2022-2024 hanno consentito di recuperare soltanto "circa la metà" dell'aumento dei prezzi registrato nello stesso periodo. Anche considerando i doppi rinnovi contrattuali di Istruzione e Ricerca del periodo 2022-2024 e 2025-2027, gli stipendi dei docenti crescerebbero comunque complessivamente del 10-12 per cento, mentre l'inflazione cumulata nello stesso periodo si collocherebbe tra il 16 e il 18 per cento. Pertanto, gli aumenti contrattuali coprirebbero circa il 60-70 per cento dell'inflazione accumulata, lasciando una perdita residua di potere d'acquisto compresa tra il 5 e l'8 per cento.

Anief ribadisce che non basta rivendicare la continuità dei rinnovi contrattuali, che rispetto al passato stanno pure conseguendo incrementi decisamente maggiore: considerando l'emergenza inflazionistica, occorre cambiare radicalmente l'approccio al finanziamento del comparto Istruzione. Gli incrementi previsti per il triennio 2025-2027, stimati in circa il 5,4% saranno infatti nuovamente assorbiti dall'aumento del costo della vita. Il giovane sindacato autonomo ricorda, inoltre, che il personale scolastico italiano continua ad avere stipendi inferiori rispetto alla media europea, nonostante carichi di lavoro crescenti, responsabilità educative sempre più complesse e una forte precarizzazione del sistema.

"Se poi si considera l'andamento delle retribuzioni nella PA degli ultimi ventisei anni – conclude Pacifico -, servirebbero altri 13 miliardi per allineare in successive leggi di bilancio progressivamente i salari dei dipendenti del comparto Istruzione e Ricerca a quelli dei dipendenti delle Funzioni centrali: solo in questo modo sarebbe possibile garantire  ulteriori aumenti di 800 euro mensili (ad esempio della IIS tabellare sempre ferma dal 2010). Faccio notare che gli stipendi della Scuola nel 2000 erano uguali o superiori ad altri comparti pubblici, mentre oggi sono inferiori del 10%, con un ritardo mensile che sfiora i 1.000 euro lordi. Con l'aggravante che si tratta di 1,3 milioni di lavoratori particolarmente titolati".

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