Intelligenza artificiale a scuola: cosa controllare in una verifica prima di portarla in classe

L'uso reale da parte dei docenti si concentra altrove: nella preparazione di test, prove ed esercizi, cioè nel punto da cui passa la valutazione.

A cura di Redazione Redazione
16 ottobre 2026 10:45
Intelligenza artificiale a scuola: cosa controllare in una verifica prima di portarla in classe -
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Quando un docente apre un assistente di intelligenza artificiale, la prima cosa che chiede è quasi sempre una verifica. Sull'intelligenza artificiale a scuola il dibattito pubblico parla soprattutto di compiti copiati dagli studenti. L'uso reale da parte dei docenti si concentra altrove: nella preparazione di test, prove ed esercizi, cioè nel punto da cui passa la valutazione.

Il 29% delle richieste riguarda verifiche e test

I numeri li ha raccontati La Voce della Scuola il 28 settembre, nell'articolo «Cosa chiedono i docenti all'AI?». Il rilevamento, condotto da AIDAPT con Sanoma, ha analizzato le conversazioni di oltre 5.000 insegnanti italiani con un assistente per la didattica, circa 77.000 messaggi in un anno scolastico. Verifiche, prove ed esercizi valgono il 29% delle richieste, lezioni e percorsi il 24%, mappe e riassunti l'11%. I materiali per alunni con difficoltà di apprendimento si fermano al 7%. Quasi metà delle richieste nei giorni feriali arriva nel pomeriggio, dopo le lezioni, e una conversazione su cinque si apre nel weekend.

Il ritratto è quello di un docente che usa lo strumento per risparmiare tempo nella parte meno visibile del mestiere, quella che si fa a casa.

Il tempo risparmiato, però, ha un costo nascosto se il controllo salta. Una verifica sbagliata produce voti sbagliati, e un voto entra nel registro, nei colloqui con le famiglie, a volte in uno scrutinio.

Preparare un test con un chatbot non significa valutare con l'IA

Qui conviene fare una distinzione, perché il Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act, la fa in modo netto. L'Allegato III, al punto 3, colloca tra i sistemi ad alto rischio quelli usati nell'istruzione e nella formazione professionale. Le situazioni sono quattro: decidere l'accesso o l'ammissione agli istituti, valutare i risultati di apprendimento, stimare il livello di istruzione che una persona potrà raggiungere, sorvegliare gli studenti durante le prove per individuare comportamenti vietati. Il considerando 56 spiega il motivo: sono sistemi che possono incidere sul percorso di studi e quindi sulla vita professionale di una persona.

Il criterio è la destinazione del sistema. Un docente che chiede a un assistente generico la bozza di dieci domande sulla Rivoluzione francese, poi le corregge, le sceglie e assegna i voti con il proprio giudizio, resta l'autore della prova e il valutatore. Diverso è il caso di una piattaforma che corregge gli elaborati e propone o attribuisce un punteggio. Lì si entra nel perimetro che l'Allegato III descrive, con obblighi che ricadono sul fornitore e, per la parte d'uso, sulla scuola che adotta lo strumento.

Il calendario di questi obblighi è stato rivisto con il Regolamento (UE) 2026/1744, il cosiddetto Digital Omnibus on AI, in vigore dal 27 luglio 2026. Prima di scegliere un software di correzione automatica, una scuola fa bene a verificare le date aggiornate su fonti ufficiali.

L'alfabetizzazione è già un obbligo per chi usa questi strumenti

C'è poi una norma che non aspetta nessun calendario. L'art. 4 dell'AI Act, dedicato all'alfabetizzazione in materia di IA, si applica dal 2 febbraio 2025 e nella versione modificata dal Regolamento (UE) 2026/1744 chiede a fornitori e deployer di adottare misure per sviluppare l'alfabetizzazione del personale che usa i sistemi. Il deployer è l'organizzazione che utilizza un sistema sotto la propria autorità. Una scuola che mette a disposizione dei docenti una piattaforma con funzioni di IA rientra in questa figura.

Alfabetizzazione, in classe, significa cose molto concrete: sapere che un modello linguistico può inventare un dato con tono sicuro, che tende a ripetere gli stereotipi presenti nei testi su cui è stato addestrato, che un'informazione inserita in una richiesta può uscire dal controllo della scuola.

Una checklist prima di stampare la verifica

La prova generata con l'IA va trattata come la bozza di un collega frettoloso. Prima di portarla in classe servono alcuni controlli:

•            ogni domanda e ogni soluzione rilette e verificate, perché gli errori di contenuto nelle risposte attese sono frequenti e difficili da notare;

•            coerenza con gli obiettivi di apprendimento della programmazione e con quanto è stato davvero fatto in classe;

•            livello di difficoltà calibrato sul gruppo, con i tempi di svolgimento provati;

•            testi ed esempi letti con attenzione a stereotipi di genere, culturali o geografici;

•            nessun nome, voto, certificazione o dato sanitario degli studenti inserito nelle richieste all'assistente;

•            criteri di correzione scritti dal docente, condivisi con la classe e applicati da una persona.

Sull'ultimo punto vale la pena insistere. La griglia di valutazione è il luogo in cui il giudizio professionale diventa visibile, ed è anche ciò che il docente deve saper spiegare a uno studente o a una famiglia che chiede conto di un voto.

Dire agli studenti che una prova è stata preparata partendo da una bozza generata con un assistente, inoltre, è un buon esercizio educativo. Mostra un uso dichiarato dello strumento, con un adulto che se ne assume la responsabilità.

Il 7% che meriterebbe di crescere

Il dato più interessante del rilevamento è forse il più piccolo. Adattare un testo per un alunno con dislessia, semplificare una consegna, preparare una versione ad alta leggibilità o con più supporti visivi sono lavori lunghi, che l'IA può accelerare molto. Oggi pesano solo il 7% delle richieste. Qui il controllo pedagogico conta ancora di più, perché un adattamento sbagliato rischia di abbassare le aspettative invece di rendere accessibile il contenuto, e le decisioni del piano didattico personalizzato restano in mano al consiglio di classe.

Intelligenza artificiale a scuola: il compito del dirigente

Il monitoraggio del Ministero dell'Istruzione e del Merito di marzo 2026, riportato da questa testata il 13 agosto, indicava che quasi il 97% delle scuole aveva adottato o stava adottando le Linee guida sull'intelligenza artificiale, e il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un decreto legislativo con 100 milioni per la formazione dei docenti. Le regole d'istituto, dunque, ci sono o stanno arrivando. Al dirigente spetta il passo successivo: scrivere quali strumenti sono ammessi, separare chiaramente la preparazione dei materiali dalla valutazione automatica, organizzare una formazione che parta dai casi reali, a cominciare proprio dalle verifiche.

La Voce della Scuola dà spazio da tempo a docenti ed editorialisti che discutono di IA in classe come sfida educativa. L'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale (AIPIA), ente no profit che riunisce sviluppatori, ricercatori e consulenti del settore, guarda allo stesso tema dal lato delle regole e dei sistemi. Per chi deve orientarsi tra Allegato III, art. 4 e nuovo calendario, AIPIA ha pubblicato una guida all'AI Act consultabile liberamente, aggiornata alle modifiche del Digital Omnibus: uno strumento utile soprattutto a dirigenti e animatori digitali che devono valutare una piattaforma prima di adottarla. Lo scambio tra chi insegna e chi conosce i sistemi è il terreno più promettente, perché i docenti sanno che cosa significa valutare e i professionisti dell'IA sanno dove un sistema sbaglia.

Resta una domanda che ogni collegio docenti può porsi già alla prossima riunione. Se il 29% del lavoro chiesto all'IA riguarda le verifiche, quante scuole hanno scritto da qualche parte chi controlla quelle verifiche, e con quali criteri?

Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA

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