Iscrizioni a scuola 2026/2027: licei ancora in testa, ma il classico continua a perdere terreno. Restano forti le differenze territoriali

Il report sulle iscrizioni conferma il primato dei licei, ma il liceo classico continua a perdere studenti. Persistono forti differenze territoriali tra Nord e Sud nelle scelte degli indirizzi.

A cura di Redazione Redazione
08 marzo 2026 05:52
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Le iscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico 2026/2027 offrono una fotografia interessante del sistema educativo italiano. I dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito confermano alcune tendenze consolidate: i licei restano la scelta preferita dalle famiglie, mentre istituti tecnici e professionali mantengono quote più contenute. Tuttavia, dietro questa apparente stabilità emergono cambiamenti significativi, in particolare il progressivo indebolimento del liceo classico e la persistenza di forti squilibri territoriali.

Il quadro generale: i licei restano la scelta principale

Secondo il report ministeriale, il 55,88% degli studenti che hanno concluso la scuola secondaria di primo grado ha scelto un liceo. Si tratta di un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (55,99%). Gli istituti tecnici raccolgono il 30,84% delle iscrizioni, mentre gli istituti professionali salgono al 13,28%, registrando una lieve ripresa dopo anni di progressivo ridimensionamento.

Il dato complessivo sembra dunque indicare una continuità nel modello italiano di orientamento scolastico, dove il percorso liceale continua a rappresentare la scelta maggioritaria. Tuttavia, osservando più nel dettaglio la distribuzione delle preferenze all’interno dei diversi indirizzi emergono dinamiche più complesse.

Il declino del liceo classico

Tra gli indirizzi liceali, quello che mostra il trend più negativo è il liceo classico, che scende al 5,20% delle iscrizioni. Il calo non è improvviso, ma rappresenta l’ennesima tappa di una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni. Solo pochi anni fa la percentuale era superiore al 5,8%, mentre oggi si avvicina sempre più alla soglia del 5%.

Il ridimensionamento del classico si inserisce in un processo di trasformazione più ampio del sistema educativo italiano. L’indirizzo che per decenni ha rappresentato il simbolo della formazione umanistica e della preparazione delle élite culturali vede ridursi progressivamente la propria attrattività.

A crescere sono invece altri indirizzi liceali considerati più “ibridi” o orientati alle scienze sociali e alle competenze interdisciplinari. Il liceo delle scienze umane sfiora l’8% delle iscrizioni, mentre l’opzione economico-sociale sale al 4,55%. Anche il liceo scientifico rimane su valori elevati, pur registrando un lieve calo nella versione tradizionale.

Questo spostamento delle preferenze indica che famiglie e studenti sembrano privilegiare percorsi percepiti come più versatili o collegati alle nuove esigenze del mercato del lavoro e dell’università.

Le dichiarazioni del ministro Valditara

Commentando i dati, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato alcuni elementi che, secondo il ministero, indicano una trasformazione positiva del sistema scolastico.

In particolare, il ministro ha evidenziato il forte aumento delle iscrizioni alla filiera tecnologico-professionale quadriennale (4+2), che avrebbe raddoppiato il numero degli studenti coinvolti. Secondo Valditara, questi percorsi rappresentano «una formazione all’altezza delle sfide del futuro» e una risposta concreta al fabbisogno di competenze tecniche richiesto dal sistema produttivo.

Il ministero ha inoltre segnalato l’incremento delle iscrizioni al nuovo liceo del Made in Italy, anche se la quota resta ancora marginale rispetto al totale delle scelte degli studenti.

La lettura offerta dal ministro tende quindi a valorizzare soprattutto i segnali di innovazione e di diversificazione dell’offerta formativa.

Gli squilibri territoriali

Accanto alle tendenze generali, i dati confermano anche la presenza di forti differenze territoriali nelle scelte degli studenti.

Nel Nord Italia la percentuale di iscrizioni agli istituti tecnici rimane più elevata rispetto alla media nazionale, riflettendo la struttura produttiva delle regioni settentrionali, caratterizzata da un forte tessuto industriale e manifatturiero.

Nel Centro e nel Sud, invece, la scelta del liceo rimane ancora più marcata, con percentuali che in alcune aree superano ampiamente la media nazionale.

Questo squilibrio è stato evidenziato anche da diverse analisi e commenti al report ministeriale, che sottolineano come il sistema di orientamento scolastico continui a riflettere le differenze economiche e sociali tra le diverse aree del Paese.

In molte realtà del Mezzogiorno il liceo continua a essere percepito come la strada principale per l’accesso all’università e alla mobilità sociale, mentre gli istituti tecnici e professionali sono ancora associati a percorsi meno prestigiosi.

Un sistema in lenta trasformazione

Nel complesso, i dati sulle iscrizioni delineano un sistema scolastico che cambia lentamente. I licei restano la scelta dominante, ma al loro interno si registra un riequilibrio tra indirizzi.

Il progressivo declino del liceo classico appare ormai una tendenza strutturale, legata sia ai cambiamenti culturali sia alla percezione delle opportunità offerte dai diversi percorsi di studio.

Parallelamente, cresce l’interesse verso indirizzi che combinano competenze teoriche e applicative, come le scienze umane o i percorsi tecnologici.

Resta però aperta la questione degli squilibri territoriali e della capacità del sistema educativo di offrire opportunità equilibrate su tutto il territorio nazionale.

La sfida dei prossimi anni sarà probabilmente proprio questa: rendere più coerente il rapporto tra orientamento scolastico, bisogni del sistema produttivo e prospettive di formazione universitaria, evitando che le scelte degli studenti siano condizionate principalmente dal contesto socioeconomico in cui vivono.

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