Istituti tecnici, FLC CGIL: dal MIM gravi e scorrette affermazioni su mobilitazione contro riforma

Nel merito – continua la nota -, i dati diffusi sullo sciopero dello scorso 7 maggio sono presentati in modo fuorviante

A cura di Redazione Redazione
09 luglio 2026 17:15
Istituti tecnici, FLC CGIL: dal MIM gravi e scorrette affermazioni su mobilitazione contro riforma - la voce della scuola
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“Colpisce e preoccupa che un Ministero della Repubblica utilizzi una nota istituzionale non per informare, ma per attaccare un’organizzazione sindacale, dividendo le lavoratrici e i lavoratori tra ‘costruttivi’ e non. Un Ministero dovrebbe essere la casa di tutta la scuola, non l’arbitro che distribuisce pagelle di affidabilità ai sindacati”. È quanto si legge in una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

“Nel merito – continua la nota -, i dati diffusi sullo sciopero dello scorso 7 maggio sono presentati in modo fuorviante. La percentuale di adesione dell’1,78% è calcolata sull’intero personale docente di tutti gli ordini di scuola, mentre lo sciopero che abbiamo proclamato riguardava solo gli istituti tecnici: un artificio che diluisce deliberatamente il dato per sminuirlo. Il Ministero non tiene conto, inoltre, delle assemblee affollate, dei presìdi, delle prese di posizione dei collegi docenti che per settimane hanno attraversato il Paese”.

“C’è poi un fatto che il Ministero non può cancellare con un comunicato: se la riforma non toccava nulla, perché correggerla? Se le preoccupazioni su continuità didattica, organici e stabilità delle cattedre erano infondate, perché oggi il Ministero rivendica proprio interventi ‘volti a preservare la continuità didattica, gli organici e la stabilità delle cattedre’? Delle due l’una: o quelle criticità esistevano — ed erano esattamente quelle denunciate dalla mobilitazione — o gli aggiornamenti presentati ieri sono inutili. Il Ministero non può insieme negare il problema e vantarsi di averlo risolto”. Rimarca il sindacato di categoria.

Per la FLC CGIL: “Quanto alla ricostruzione secondo cui tutto sarebbe frutto dell’accordo del 9 aprile: se così fosse, gli ‘aggiornamenti’ sarebbero stati presentati ad aprile, non a luglio, dopo settimane di assemblee, sciopero e pressione pubblica. La cronologia parla da sola”.

“Chiedere il ritiro di una riforma sbagliata e ottenere che venga corretta non è un demerito: si chiama fare il sindacato. Continueremo a farlo, senza chiedere il permesso, nell’interesse del personale e delle studentesse e degli studenti dell’istruzione tecnica e professionale”. Conclude la nota.

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