Istituti Tecnici: stato di agitazione, vertenza aperta e i sindacati si dividono
Cinque sigle proclamano la vertenza poche ore dopo aver firmato il CCNL. La FLC CGIL assente ridisegna il fronte sindacale sulla riforma dei tecnici.
Il 1° aprile 2026 sarà ricordato, negli archivi del sindacalismo scolastico, come una giornata particolarmente densa. La mattina, le organizzazioni sindacali firmano l'ipotesi di CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027: contratto unitario, aumenti stipendiali, foto di gruppo.
Nel pomeriggio, cinque di quelle stesse sigle — CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF — protocollano una lettera congiunta a Ministero del Lavoro, MIM, Funzione Pubblica e Commissione di Garanzia Sciopero. Oggetto: stato di agitazione per docenti, ATA e dirigenti degli Istituti Tecnici statali.
La FLC CGIL stavolta non c'è.
La vertenza
La piattaforma è tecnica e circoscritta. I cinque firmatari — Ivana Barbacci, Giuseppe D'Aprile, Elvira Serafini, Vito Carlo Castellana, Marcello Pacifico — chiedono tre cose: la salvaguardia delle titolarità attuali per evitare situazioni di soprannumerarietà generate dai nuovi quadri orari; la modifica dell'art. 26 bis comma 1 e allegato 2-ter del DL 144/2022 sui percorsi tecnici superiori; la revisione del DM 29/2026. Entro tre giorni, come previsto dall'art. 11 dell'Accordo 2020, attendono la convocazione per la procedura di conciliazione. Tecnicamente si tratta di un passaggio che se non trovasse una risposta dall’interlocutore dovrebbe proseguire fino alla proclamazione di uno sciopero.
Il nodo è la riforma degli Istituti Tecnici, con l'avvio dei nuovi percorsi nelle classi prime del 2026/27. La ristrutturazione dei quadri orari — più competenze professionalizzanti, meno ore su materie tradizionali — genera squilibri di organico non banali: docenti di ruolo con anzianità consolidata che si ritrovano in esubero su cattedre ridotte, proprio mentre il CCNL firmato in mattinata ne aumenta paradossalmente lo stipendio.
L'assente
La FLC CGIL che aveva firmato il CCNL non ha firmato la richiesta di conciliazione. La spiegazione ufficiale è di principio: la federazione punta al rinvio dell'avvio al 2027/28, da ottenere tramite emendamento al DL 19/2026, e denuncia la perdita netta di 561 ore di formazione curricolare, l'assenza di investimenti aggiuntivi, un impoverimento formativo strutturale. Ha già espresso astensione in CSPI, scritto a Valditara, avviato pressione in Parlamento.
L'obiettivo dichiarato è avere più risorse nella Legge di Bilancio 2027, non aggiustamenti tecnici in corso d'opera.
Una posizione coerente con le critiche finora dichiarate, ma è anche una posizione che, dopo la firma del mattino, suona diversamente.
La geometria del fronte
Il risultato pratico della giornata è che il governo si trova davanti a una situazione confortante: cinque organizzazioni sindacali, che hanno firmato il contratto, aprono una vertenza procedurale e risolvibile, chiedendo una clausola di salvaguardia nel DM e un fondo di transizione. Nessuna contestazione di sistema, nessuna sfida ai vincoli PNRR (Missione 4 C1, circa un miliardo in ballo). La CGIL resta fuori, con una posizione politicamente più radicale ma tecnicamente più esposta: il rinvio negoziato in sede europea è uno scenario difficile da praticare senza mettere a rischio le milestone del Piano. Il che si tradurrebbe nella perdita di una parte dei fondi PNRR con conseguenti problemi di bilancio e della tenuta del Governo. Che è probabilmente l’obiettivo non dichiarato.
A questo punto, la conciliazione rapida dopo la dichiarazione dello stato di agitazione è lo scenario più probabile. Presumibilmente si arriverà ad un accordo che riuscirà a evitare (almeno per il momento) i soprannumerari. Lo sciopero settoriale rimane sullo sfondo ma difficilmente si materializzerà, almeno per i cinque firmatari.
La CGIL giocherà lungo. Ha argomenti forti sulla qualità dell'istruzione tecnica. Ma ha meno spazio di manovra di quanto la posizione lasci intendere.
L'estate degli Istituti Tecnici sarà comunque calda. Il CCNL porta soldi; la riforma porta incertezza. I docenti, come al solito, attendono.