La continuità che non c’è...
Storia di una docente penalizzata per aver scelto i suoi studenti in un sistema che predica educazione e pratica burocrazia
Autrice la prof. Sandra Viggiani - precaria-
È tardi, abbiamo appena finito di festeggiare mio figlio che ha compiuto 10 anni, non riesco a non pensare alla bufera emotiva che mi ha attraversata in questi mesi!
Domani torno a scuola dopo quasi due mesi senza contratto, a causa di un sistema scolastico che, paradossalmente, penalizza i docenti proprio mentre dichiara di voler tutelare la continuità didattica.
Detta così non è chiarissima, quindi la racconto brevemente.
A settembre vengo convocata da una scuola per una supplenza di due mesi su un’aspettativa per assegno di ricerca, con la prospettiva concreta che si prolungasse fino alla fine dell’anno scolastico. Poco dopo ricevo una convocazione dall’USP, che rifiuto proprio per garantire la continuità didattica agli studenti.
La docente che sostituisco (vincitrice di concorso, mai entrata in aula e senza alcuna intenzione di insegnare nella scuola superiore) rinnova la sua aspettativa fino a fine anno. A quel punto, però, la scuola non può rinnovare il mio contratto perché la competenza passa all’USP.
Risultato: avendo rinunciato a una convocazione per scegliere la continuità didattica, verranno chiamati docenti con punteggi molto più bassi del mio. La continuità, insomma, vale solo a parole. Evidentemente coerenza e sistema scolastico non abitano la stessa casa.
Dopo una serie di convocazioni, la cattedra viene spezzata. Riesco a rientrare per 9 ore anziché 18, per soli 26 giorni, perché la collega convocata dall’USP va in malattia e la scuola mi richiama.
“Olé!!!”.
Mi hanno chiesto: “Sei contenta di tornare a scuola?”
La mia risposta è no.
Non sono contenta di rientrare in un sistema che appare incoerente e distante dalla sua missione educativa più profonda. Un sistema che parla di centralità dello studente, ma che nei fatti non investe nella didattica, nella continuità educativa e nella valorizzazione della professionalità docente. Un sistema in cui la burocrazia pesa più delle relazioni educative.
Eppure, la verità è un’altra.
Non vedo l’ora di tornare dai miei studenti con cui avevo costruito un rapporto autentico di condivisione e di fiducia.
Non vedo l’ora di rivedere F., per capire se ha tolto l’autostima da sotto i piedi e per dimostrargli che ce la può fare.
Non vedo l’ora di incontrare P., che fa il giullare di classe per richiamare l’attenzione.
Non vedo l’ora di rivedere E., in piena crisi adolescenziale, per continuare ad ascoltarlə senza giudicarlə.
Non vedo l’ora di parlare con M., sempre eccellente e impegnatə in mille attività, per ricordargli che sbagliare non è una sconfitta.
Non vedo l’ora di incontrare L., con il suo garbo e la sua timidezza, per dire che solo chi si lancia può davvero volare.
Non vedo l’ora di incontrare ognuno di loro, anche se sono solo una parte dei miei studenti, per raccontare quanto è bella la chimica e quanta ce n’è dentro ognuno di noi.
Dimenticavo: la foto è stata scattata mentre preparavo il concorso docenti PNRR1 nel quale sono risultata idonea ma non vincitrice nonostante il punteggio ottenuto.