La nostra proposta guarda oltre il doppio canale
una scuola senza precari di serie A e di serie B
Abbiamo letto con interesse l'intervento pubblicato su La Voce della Scuola, “Oltre l'ansia del presente: l'unità della scuola per vincere la battaglia del ruolo”, firmato da Daniela Nicolò.
Condividiamo un principio fondamentale: il mondo della scuola non ha bisogno di ulteriori divisioni.
Ma l'unità non può significare uniformità di pensiero, né rinuncia a presentare proposte differenti. Si può condividere lo stesso obiettivo – superare il precariato, garantire stabilità ai docenti e continuità didattica agli studenti – discutendo democraticamente sugli strumenti migliori per raggiungerlo.
Presentare proposte alternative non significa dividere i docenti. Significa partecipare al confronto.
Per chi è ancora precario, l'“ansia del presente” è vita quotidiana
Nell'intervento viene raccontata un'esperienza personale di circa dieci anni di precariato, fatta di contratti a termine, valigie pronte e incertezza sul luogo in cui si sarebbe lavorato l'anno successivo.
È una testimonianza che merita rispetto e che descrive bene ciò che sosteniamo: vivere per anni nell'incertezza è logorante.
Proprio per questo sarebbe interessante conoscere attraverso quale percorso l'autrice sia successivamente arrivata al ruolo. Non per mettere in discussione il risultato raggiunto, ma perché il modo attraverso cui un docente arriva alla stabilizzazione è esattamente uno dei problemi di cui stiamo discutendo.
Per chi continua a vivere con un contratto a termine, senza conoscere modalità e tempi certi della propria eventuale stabilizzazione, l'“ansia del presente” non è impazienza: è una condizione concreta di vita e di lavoro.
Sostegno e posto comune: perché opportunità così diverse?
Una delle contraddizioni dell'attuale sistema riguarda il rapporto tra sostegno e posto comune.
Negli ultimi anni sono state previste procedure che hanno consentito, a determinate condizioni, l'accesso al ruolo dalla prima fascia GPS sostegno. Per il posto comune non esiste invece oggi un analogo canale strutturale generalizzato dalle GPS.
Non contestiamo le opportunità riconosciute ai colleghi specializzati sul sostegno. Ci chiediamo perché opportunità analoghe non possano essere riconosciute anche a chi insegna da anni su posto comune.
Un docente entrato in ruolo sul sostegno, completato il previsto vincolo quinquennale e in presenza delle condizioni richieste, può inoltre partecipare alla mobilità verso posto comune. Può quindi accadere che trovi una strada verso la stabilizzazione attraverso il sostegno e successivamente concorra legittimamente per passare sulla propria materia, mentre un collega che quella materia la insegna da anni come precario continua ad attendere il ruolo.
Il problema non è il docente che utilizza legittimamente le possibilità previste dalla normativa. Il problema è un sistema che offre strade profondamente diverse verso lo stesso traguardo.
Basta con la guerra fra poveri
Concorsisti contro GPS, idonei contro precari storici, prima fascia contro seconda fascia, sostegno contro posto comune: sta diventando un tutti contro tutti.
Il reclutamento rischia così di trasformarsi in una guerra fra poveri, nella quale ogni categoria cerca comprensibilmente di difendere la propria possibilità di arrivare al ruolo.
Ma il problema non sono gli altri docenti. È un sistema che mette lavoratori della stessa scuola in competizione permanente tra loro.
Nessuna categoria dovrebbe dover sperare nell'esclusione di un'altra per avere finalmente una possibilità di stabilizzazione.
Unità sì, ma unità negli obiettivi
Riconosciamo che il percorso verso il doppio canale sia complesso, che gli impegni assunti dall'Italia nell'ambito del PNRR abbiano condizionato negli ultimi anni le possibilità di intervento e che siano stati compiuti alcuni passi avanti.
Ma resta una domanda fondamentale:
quando arriverà un sistema strutturale capace di offrire una prospettiva anche al precariato storico?
L'unità che auspichiamo non è quella costruita attorno a una singola proposta o categoria. È l'unità attorno a un obiettivo comune: superare un sistema che da troppo tempo utilizza il lavoro precario come componente ordinaria della scuola italiana.
Dopo il PNRR, la responsabilità delle scelte è italiana
Nell'intervento si fa riferimento anche alla necessità di costruire un sistema capace di “reggere l'urto dei ricorsi e dei vincoli europei”.
È vero che gli impegni assunti dall'Italia nell'ambito del PNRR hanno condizionato le procedure di reclutamento degli ultimi anni e reso necessario un confronto con la Commissione europea.
Ma, superata la fase straordinaria legata ai concorsi PNRR, occorre evitare che il riferimento ai “vincoli europei” diventi una spiegazione permanente dell'impossibilità di intervenire.
L'Unione europea non stabilisce quale debba essere il modello ordinario attraverso cui l'Italia recluta i propri docenti. Spetta all'Italia costruire il proprio sistema di reclutamento, naturalmente nel rispetto del diritto europeo e delle responsabilità nazionali in materia di organizzazione dell'istruzione (art. 165 TFUE).
È dunque la politica italiana che deve decidere quale ruolo attribuire ai concorsi, alle GPS, ai percorsi abilitanti e agli eventuali ulteriori canali di accesso al ruolo.
Giusto per ricordarlo: l'Europa chiede anche di contrastare l'abuso dei contratti a tempo determinato e le disparità di trattamento nei confronti dei lavoratori precari, nell'ambito delle tutele previste dalla normativa europea sul lavoro a termine (Direttiva 1999/70/CE).
Per questo il dibattito dovrebbe progressivamente spostarsi dalla ricerca delle responsabilità del passato alla costruzione delle soluzioni per il futuro.
Non ci interessa stabilire se la responsabilità sia di questo Governo, di quelli precedenti o dell'Europa. Ci interessa sapere quale sistema di reclutamento intenda costruire oggi l'Italia e in quali tempi.
A un certo punto la politica deve scegliere. E quella scelta, nel rispetto delle regole europee, spetta alla politica italiana.
La nostra proposta guarda oltre il doppio canale
La proposta promossa da Reset Italia, Comitato Precari Uniti per la Scuola e Docenti Uniti Italia non riguarda esclusivamente il doppio canale.
Il reclutamento è uno dei problemi, ma non basta cambiare il modo in cui si entra in ruolo senza intervenire anche sulle altre criticità strutturali della scuola italiana.
Pensiamo alle classi eccessivamente numerose, alla continuità didattica, alla valorizzazione del servizio e dell'esperienza, alla formazione e all'abilitazione, alla mobilità, agli stipendi bassi e, più in generale, alle condizioni nelle quali docenti e studenti vivono quotidianamente la scuola.
La nostra non vuole essere quindi la proposta di una categoria contro un'altra.
Vogliamo discutere di un modello di scuola migliore nel suo complesso, nel quale stabilità lavorativa dei docenti, continuità didattica, qualità dell'insegnamento e maggiore stabilità per i lavoratori e le loro famiglie siano parti dello stesso progetto.
Nessuno deve essere lasciato indietro
Non chiediamo a tutti di condividere necessariamente la nostra proposta. Chiediamo di leggerla, discuterla, criticarla e, se necessario, migliorarla. Allo stesso modo siamo disponibili a confrontarci con proposte differenti.
Perché unità non significa pensiero unico.
L'unità della scuola che vogliamo consiste nel pretendere insieme che nessun docente venga lasciato indietro e che studenti e famiglie possano contare su una scuola più stabile, inclusiva e capace di rispondere realmente ai loro bisogni.
La proposta promossa da Reset Italia, Comitato Precari Uniti per la Scuola e Docenti Uniti Italia è pubblica e aperta al confronto.
Chi ne condivide principi e obiettivi può sostenerla firmando e condividendo la petizione:
Proposta di riforma del reclutamento docenti
Firma e leggi la proposta su Change.org
Perché la vera unità non si costruisce chiedendo ai docenti di rinunciare alle proprie idee.
Si costruisce evitando che siano costretti a combattersi tra loro per ottenere lo stesso diritto a un futuro professionale stabile.
Fabio Gangemi
Docente ITP e Blogger Tecnologico