La nuova riforma degli Istituti Turistico-Alberghieri: La riconversione epocale

Tra calo delle iscrizioni e carenza di personale qualificato, il modello 4+2 promette una svolta per la formazione turistico-alberghiera. Ma tra ambizioni e criticità strutturali, la sfida è tutta nella concreta attuazione.

A cura di Diego Palma Diego Palma
24 gennaio 2026 09:49
La nuova riforma degli Istituti Turistico-Alberghieri: La riconversione epocale -
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Il sistema degli Istituti Turistico-Alberghieri vive da anni una fase di profonda difficoltà: meno studenti iscritti, un’offerta formativa percepita come poco attrattiva e un crescente divario rispetto alle esigenze reali del mercato del lavoro. In questo contesto si inserisce la riforma del modello 4+2, che punta a rafforzare la dimensione professionalizzante dei percorsi scolastici e a riallineare la scuola alle richieste di un settore strategico per l’economia italiana. Di seguito, l’analisi di Federico Barbarossa, che ricostruisce origini, obiettivi e nodi irrisolti di quella che viene presentata come una vera e propria riconversione epocale.

Il calo delle iscrizioni negli Istituti Turistico-Alberghieri è ormai un dato consolidato: in molte regioni non si riesce neppure a completare le classi del primo anno. Parallelamente, gli imprenditori del settore turistico-alberghiero denunciano una carenza drammatica di personale qualificato. Che il mondo del turismo abbia bisogno di aggiornare la propria narrazione appare oggi più che evidente. Ancora più complesso, però, è far comprendere ai ragazzi, alle famiglie e al tessuto sociale che questo settore offre tuttora opportunità di crescita, innovazione, sviluppo territoriale e creazione di valore d’impresa. È anche per questo motivo che gli Istituti di Formazione Turistica attraversano una vera e propria crisi identitaria. Accusata di essere rimasta distante dalla realtà contemporanea, alla scuola viene imputata l’incapacità di raccontare la modernità del turismo: la sua evoluzione tecnologica, gestionale e strategica. Un settore che, a livello internazionale, è sinonimo di creatività e innovazione rischia invece, in Italia, di apparire vecchio, rigido e poco attrattivo. Fenomeno che affonda le radici già nei primi del Novecento, quando, dopo la nascita dei grandi alberghi e la consacrazione del turismo d’élite, il Paese si è progressivamente adagiato sugli allori, vivendo di rendita fino agli anni Ottanta e Novanta. In quel periodo molte strutture a gestione individuale, non riuscendo a sostenere i costi dell’innovazione, sono state assorbite dalle grandi catene alberghiere internazionali. Da qui ha preso avvio un processo evolutivo che ha privilegiato la formazione interna alle aziende, adeguando il personale non solo alle nuove tecnologie e tecniche operative, ma anche a un diverso modo di relazionarsi con ospiti e collaboratori. Un’evoluzione che la scuola, anche a causa di continue riforme e tagli alle risorse, non è riuscita a seguire, impoverendo progressivamente l’offerta formativa degli Istituti Turistico-Alberghieri. Col tempo è venuta così a mancare una solida preparazione pratica, oggi uno dei principali ostacoli per le aziende che accolgono studenti in stage o che vorrebbero inserirli stabilmente nel proprio organico. È in questo contesto che arriva l’ennesima riforma: il modello 4+2. Quattro anni per il conseguimento del diploma, invece dei tradizionali cinque, con accesso diretto agli ITS Academy per due anni o, in alternativa, all’Università. Le 1056 ore del quinto anno saranno redistribuite nel quadriennio, dando vita a un percorso fortemente professionalizzante, pensato per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro che richiede competenze immediate e operative. Come ogni riforma, però, anche questa genera timori e resistenze: dalla perdita delle cattedre al cambiamento dei ruoli professionali. In realtà, le 1056 ore redistribuite nei quattro anni si tradurrebbero in un ampliamento strutturale del tempo scuola, con un impegno medio che può arrivare fino a 40 ore settimanali, e in un significativo incremento delle attività laboratoriali. Queste ultime sarebbero spesso svolte in compresenza, attraverso il coinvolgimento coordinato di docenti interni ed esperti provenienti dal mondo del lavoro, con l’obiettivo di rendere la didattica pratica un asse portante del percorso formativo e non più un elemento residuale.

L’ipotesi di un tempo scuola esteso e di un forte potenziamento delle attività laboratoriali, pur rispondendo alle esigenze di una formazione più professionalizzante, solleva interrogativi rilevanti sul piano organizzativo e contrattuale. Restano aperte le questioni relative alla sostenibilità degli orari, alla gestione delle compresenze, al riconoscimento giuridico ed economico del ruolo degli esperti esterni e alla reale disponibilità di laboratori adeguatamente attrezzati. Senza un investimento strutturale su organici, spazi e governance didattica, il rischio è che l’impianto innovativo del modello 4+2 resti affidato più alle intenzioni che a una concreta capacità di attuazione. Alle buone intenzioni si scontrano spesso realtà strutturali e organizzative non sempre adeguate a sostenere progetti così ambiziosi. Emblematico è quanto riportato dalle disposizioni ministeriali, che prevedono nei primi quattro anni il potenziamento delle esperienze on the job, delle discipline STEM, dei PCTO, dei processi di internazionalizzazione, della didattica laboratoriale e l’adozione di metodologie innovative, oltre al coinvolgimento di docenti esperti provenienti dal mondo del lavoro. Al termine del quadriennio, superato l’Esame di Stato, lo studente potrà accedere all’Università, proseguire negli ITS Academy o entrare direttamente nel mondo del lavoro. In questo scenario, la collaborazione con professionisti esterni diventa cruciale, così come già avviene negli ITS, oggi esempio concreto di sinergia tra sistema educativo e impresa. Negli ITS si concentra l’essenza del “fare”: docenti provenienti dal settore, progetti sviluppati con le aziende, tirocini in strutture reali che proiettano lo studente nel mondo del lavoro. La loro offerta formativa riflette fedelmente le esigenze attuali del mercato del lavoro, dove competenze come comunicazione, relazioni con ospiti e collaboratori, conoscenza storico-culturale ed enogastronomica del territorio fanno la differenza nel processo di professionalizzazione. I professionisti dell’Ospitalità possono dunque rappresentare il perno di una reale riconversione formativa, a condizione che si tratti di veri formatori, capaci non solo di gestire un reparto, ma anche una classe di studenti. La scuola dovrà operare scelte attente, puntando su professionisti certificati e preparati alla didattica, per rendere efficace la connessione tra istruzione e mondo del lavoro. In definitiva, se gli Istituti Turistico-Alberghieri rappresentano il primo passo di questa rinascita, gli ITS ne costituiscono il punto di arrivo: la chiusura del cerchio nella prospettiva della più alta professionalizzazione.

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