La risposta dell’Unione degli Studenti a seguito delle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’accoltellamento di Abanoub Youssef a La Spezia
La violenza non si combatte trasformando le scuole in caserme – dichiara Federica Corcione, membro dell’Esecutivo Nazionale dell’Unione degli Studenti
A seguito delle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’accoltellamento di Abanoub Youssef a La Spezia, arriva la risposta dell’Unione degli Studenti. Di fronte al moltiplicarsi di episodi di violenza legati alla presenza di armi nelle scuole, il Ministro propone l’introduzione di metal detector negli istituti considerati “più problematici”, rilanciando una visione securitaria e repressiva della scuola pubblica.
«La violenza non si combatte trasformando le scuole in caserme – dichiara Federica Corcione, membro dell’Esecutivo Nazionale dell’Unione degli Studenti –. La militarizzazione degli spazi educativi è una scelta fallimentare e pericolosa, che scarica sugli studenti le responsabilità di un sistema che non funziona».
Corcione ricorda come già si verificano controlli con metal detector all’interno delle scuole, spesso su richiesta di dirigenti e con il coinvolgimento di prefetture e questure: «È già successo, da ultimo lo scorso anno all’Istituto Marie Curie di Ponticelli. I risultati sono sotto gli occhi di tuttə: la repressione non previene la violenza, la amplifica».
«Quella delle armi e della violenza è una questione strutturale, che richiede un intervento profondo e sistemico – prosegue – fatto di investimenti su educazione, ascolto, supporto psicologico, spazi di aggregazione e contrasto alle disuguaglianze sociali. Tutto ciò che questo Governo continua a ignorare».
Lo stesso Ministro Valditara parla di una necessaria “Rivoluzione Culturale”, rimettendo al centro il ruolo del genitore. Su questo interviene Tommaso Martelli, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Studenti: «Se davvero si vuole una rivoluzione culturale, allora diciamolo chiaramente: deve partire dalla scuola e dalle sue responsabilità. Serve rimettere al centro lə studentə». «La scuola deve tornare a essere uno spazio di formazione critica, emancipazione e cura – conclude Martelli –. È compito delle istituzioni scolastiche formare cittadinanza consapevole, costruire una cultura del rispetto, del consenso e della solidarietà. Rispondere alla violenza con i metal detector significa rinunciare a questo ruolo».