La rivoluzione digitale. La prevalenza del pensiero facile. Il ruolo della scuola per uscire dal pantano
La rivoluzione digitale. La prevalenza della facilitazione. Il disegno di una società postmoderna dove il pensiero critico sta diventando elitario
La rivoluzione digitale. Funziona quello che semplifica, che preferisce le scorciatoie
La rivoluzione digitale. Stiamo vivendo un passaggio di paradigma vitale. La nostra esistenza sta divenendo sempre più onlife (L. Floridi). Usiamo smartphone, tablet, pc, frequentiamo social e utilizziamo applicazioni varie. E' recente la colonizzazione a velocità esponenziale dell'IA. che ci fornisce informazioni immediate, prêt-à-porter, non certificate. Quasi tutto è fruibile a costo quasi zero. Come merce di scambio consegniamo i nostri dati (l'oro del 21° secolo).
L'approccio all'informazione segue il criterio della scorciatoia (vie brevi). Questo avviene quantitativamente (il post, il breve testo) e qualitativamente. In quest'ultimo caso rifuggiamo dall'analisi, dal ragionamento, dalla critica, accontentandoci di messaggi densi di emotività, ma privi di logos. Ci si accontenta del messaggio-spazzatura, confermando lo scivolamento verso la “infobesità”. La dipendenza verso questo tipo di contenuto è assicurato dalle piattaforme attraverso algoritmi di engagement diretti a mantenere attiva la dopamina con fake-news, notifiche continue.... Tutto è pianificato per persuaderci e imbrigliare la esistenza in una dimensione virtuale dove regna la discarica informativa. Evidenti i rischi di questo scivolamento, anticipati da filosofi come H. Arendt, che ipotizzava un uomo isolato, lontano dall'agora ateniese, dove il confronto profondo e la partecipazione attiva garantivano la democrazia.
Ovviamente, in questo contesto la pazienza, la lenta assimilazione del contenuto che favorisce le connessioni con altre conoscenze sono un ostacolo. Ci si accontenta della superficie, della notizia sensazionale slegata dal contesto. La nostra conoscenza è granulare, che non resta per divenire quadro d'insieme.
Da qui l'entrata in una società post-alfabetizzata, dove la manipolazione della verità è sempre dietro l'angolo, grazie alla riduzione del ragionamento verbale, argomentativo e logico.
Il futuro non è già deciso. Il ruolo della scuola
Non è difficile comprendere che il pensiero critico stia diventando un bene di lusso, limitato a poche persone, gruppi di élite. Moltissimi vivono una condizione eterodiretta, scarsamente identitaria.
A differenza di filosofi come M. Heidegger, la tecnica non può essere l'ultima parola. L'uomo è ancora il padrone del proprio destino. Da qui si comprende la sterzata di molti Paesi di politiche educative rivolte al digiuno, digitale a favore di un ritorno al sano analogico. Non condividiamo queste scelte. La scuola non può nascondere la testa sotto la sabbia o girarsi indietro, ignorando l'avanzare inesorabile del digitale. E' necessario abitare il presente con un’ azione educativa che umanizzi il digitale, attraverso una comprensione adeguata degli algoritmi, una competenza a individuare la struttura di un messaggio spazzatura e la ricerca delle fonti che diano autorevolezza ai contenuti letti. Questi semplici elementi possono favorire il riemergere del pensiero critico. Siamo consapevoli che il processo di riappropriazione del pensiero critico non finisce qui. Sicuramente la scuola dei quiz, delle competenze, dei progetti... non rappresenta un punto di partenza per un'inversione della rotta.