La UIL accende il riflettore sui Convitti. Posti vacanti, concorsi fermi e un quarto del personale precario

Posti disponibili ma nessuna assunzione, concorsi fermi dal 2000 e un sistema educativo che rischia il collasso per carenze strutturali.

A cura di Redazione Redazione
13 gennaio 2026 15:53
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I convitti rappresentano da oltre un secolo una delle espressioni più alte della scuola pubblica italiana: luoghi di formazione a tempo pieno, presìdi educativi attivi 24 ore su 24, capaci di accompagnare gli studenti lungo tutto il percorso scolastico. Eppure oggi questo modello di eccellenza rischia di essere progressivamente smantellato. A denunciarlo è il dossier UIL Scuola sui convitti, che fotografa una situazione definita “ormai insostenibile” per carenze strutturali di personale, blocco delle assunzioni e una precarietà diventata sistemica.

I numeri sono inequivocabili. Nell’anno scolastico 2024/25 i convitti italiani accolgono 35.984 studenti, distribuiti in 68 istituzioni scolastiche presenti in 18 regioni, con 2.277 educatori in servizio. Realtà che offrono tempo pieno, tutoraggio continuo e una filiera formativa completa, potenzialmente in grado di rispondere in modo moderno e inclusivo ai nuovi bisogni educativi. Tuttavia, proprio su queste strutture si abbatte una gestione degli organici ferma al passato.

Posti vacanti, ma nessuna assunzione

Uno dei dati più allarmanti riguarda il personale ATA. Nel 2024/25 risultano 182 posti vacanti per il profilo di cuoco, ma è stata effettuata una sola assunzione. Ancora più grave la situazione degli infermieri: 38 posti disponibili e nessuna immissione in ruolo. Funzioni essenziali alla vita quotidiana dei convitti vengono così garantite quasi esclusivamente da personale precario, senza prospettive di stabilizzazione.

Secondo il Segretario generale UIL Scuola, Giuseppe D’Aprile, questi numeri certificano una grave sottovalutazione del ruolo dei convitti e dei servizi che ne permettono il funzionamento quotidiano. Il risultato è un progressivo indebolimento di strutture che potrebbero rappresentare un modello educativo di riferimento.

Educatori: un quarto è precario, concorsi fermi da 25 anni

Ancora più critica è la situazione del personale educativo. Oggi oltre il 25% degli educatori è a tempo determinato, mentre l’ultimo concorso risale al 2000. Un quarto di secolo senza procedure di reclutamento strutturate ha prodotto un bacino enorme di lavoratori precari, spesso esclusi da mobilità, progressioni di carriera e diritti pienamente riconosciuti al personale di ruolo.

Questa precarietà strutturale non è solo una questione contrattuale: compromette la continuità educativa, impoverisce le professionalità e incide direttamente sulla qualità del servizio reso agli studenti. Nei convitti, infatti, l’educatore non è una figura accessoria, ma il fulcro del collegamento tra studenti, docenti e famiglie, con un ruolo centrale anche nell’inclusione e nella gestione delle fragilità.

Norme vecchie di un secolo

Il dossier UIL Scuola mette in luce anche una criticità spesso sottovalutata: la cornice normativa che regola i convitti è ferma ai Regi Decreti degli anni Venti del Novecento. Un impianto giuridico ormai inadeguato, che non recepisce i moderni principi di partecipazione e rappresentanza delle comunità scolastiche e concentra le funzioni gestionali in organi verticistici, escludendo di fatto gran parte della comunità educante dai processi decisionali.

Le proposte UIL Scuola

Di fronte a questo quadro, la UIL Scuola avanza una serie di proposte che considera non più rinviabili: revisione dei criteri di determinazione degli organici, immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, istituzione di un organico aggiuntivo flessibile, stabilizzazione del personale educativo precario tramite corsi abilitanti e nuove procedure concorsuali, piena equiparazione giuridica ed economica tra personale a tempo determinato e indeterminato e adeguamento del monte ore settimanale a quello dei docenti della scuola primaria.

Tra le richieste più significative vi sono anche l’introduzione di concorsi con cadenza biennale, la creazione di percorsi abilitanti per chi ha già maturato anni di servizio e l’istituzione di una laurea magistrale abilitante specifica per il personale educativo dei convitti.

Il CCNL come ultima occasione

Per D’Aprile, la partita decisiva si giocherà nel rinnovo del CCNL 2025–2027, che dovrà intervenire con decisione sulla parte giuridica per superare disparità inaccettabili e riconoscere pienamente il valore del lavoro svolto nei convitti CONVITTI COM UIL SCUOLA. Continuare a ignorare questi dati significa, avverte il sindacato, compromettere la qualità dell’offerta educativa e il diritto allo studio.

La fotografia scattata dal dossier è chiara: i convitti non sono una realtà marginale, ma un patrimonio educativo che rischia di essere disperso. Senza interventi strutturali immediati, l’eccellenza potrebbe trasformarsi definitivamente in un sistema fragile, sorretto quasi esclusivamente dal lavoro precario e dalla buona volontà di chi vi opera ogni giorno.

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