Le manifestazioni degli studenti. Astensione dal giudizio

Le manifestazioni degli studenti. Necessaria l'epochè. Segue la documentazione. Il giudizio autonomo. La lezione di I. Kant

18 ottobre 2026 21:10
Le manifestazioni degli studenti. Astensione dal giudizio -
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Le manifestazioni degli studenti. Nessuna presa di posizione. Occorre astenersi da qualsiasi pregiudizio, informandosi. La lezione di I. Kant

Le manifestazioni degli studenti. L’astensione da ogni pregiudizio

Le manifestazioni degli studenti. È il tema di questi giorni. Immediatamente si sono formati due gruppi (tribù) contrapposti, coerentemente con il mantra contemporaneo accentuato anche dall’avvento dei social. Da una parte si evidenziano le ragioni di un malessere giovanile, declinate nelle richieste di maggiori investimenti per la scuola, avamposto del loro futuro. Dall’altra, invece il Governo e gli organi di informazione vicini all’Esecutivo, invece mettono in primo piano i disordini e le devastazioni.
Sicuramente si evidenzia una discontinuità comunicativa tra i ragazzi che a viso scoperto esprimono le loro ragioni argomentate e i comportamenti non accettabili di incappucciati che devastano le città. La violenza non risolve nulla, produce solo dolore e danni.
Comunque la nostra posizione è chiara. La vicenda è complessa. Ogni fonte disposizione esprime una verità, che può essere alterata anche con il contributo dell’IA. La soluzione, pertanto è lasciare ogni pregiudizio. Quest’ultimo se seguito, può portare a sostenere acriticamente gli studenti o il governo. Gli scettici greci (Pirrone) e i filosofi Husserl e Gadamer definiscono questo atteggiamento di sospensione con il lemma di epochè per arrivare ad un’autonomia di giudizio .

La fatica della documentazione

L’astensione del giudizio è propedeutico all’ ascolto pulito, alla lettura non contaminata dalla nostra soggettività degli articoli, dei post e video di questi giorni, che però devono esprimere le due verità. Personalmente lo stiamo facendo. È’ una fase che richiede molto impegno, spesso faticoso per arrivare ad un giudizio autonomo e personale. Quindi non pubblicheremo, pur già avendole,  considerazioni o valutazioni personali, perché siamo convinti che ogni persona può raggiungere personalmente l’obiettivo, senza stampelle altrui.

L’attualità di I. Kant

Il filosofo I. Kant, un gigante del pensiero occidentale, Scrive: << L’illuminismo è l’uscita dell’essere umano dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo. Pigrizia e viltà sono le cause per le quali tanta parte degli esseri umani, dopo che la natura li ha da lungo tempo liberati dall’altrui guida (naturaliter maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per questo riesce tanto facile ad altri erigersi a loro tutori. È così comodo essere minorenni! Se ho un libro che ha intelletto per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che valuta la dieta per me, ecc., non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di pensare, purché sia in grado di pagare: altri si assumeranno questa fastidiosa occupazione al mio posto. A far sì che la stragrande maggioranza degli esseri umani (e fra questi tutto il gentil sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, si preoccupano già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza su di loro. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste placide creature osassero muovere un passo fuori dal girello da bambini in cui le hanno ingabbiate, in un secondo tempo descrivono a esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Ora, tale pericolo non è poi così grande, poiché, con qualche caduta, essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo tipo rende tuttavia timorosi e, di solito, distoglie da ogni ulteriore tentativo” (Che cos’é l’Illuminismo, 1783)
Le indicazioni del filosofo tedesco esprimono un’impressionante attualità, in un contesto (il nostro) dove la post-verità, le valutazioni eterodirette sono dominanti.

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