L’Eclissi dell’anima. Bullismo, Cyberbullismo e la Responsabilità Collettiva
Il bullismo e la sua evoluzione digitale, il cyberbullismo, non sono "riti di passaggio" né semplici "ragazzate"
Il bullismo e la sua evoluzione digitale, il cyberbullismo, non sono "riti di passaggio" né semplici "ragazzate". Sono, al contrario, meccanismi di sistematica demolizione dell’identità. In un’epoca in cui la vita sociale si riversa costantemente nello spazio virtuale, l’isolamento e la svalutazione di sé non finiscono con il suono della campanella, ma proseguono incessantemente attraverso gli schermi, trasformando l’intimità domestica in un campo di battaglia invisibile. Il risultato è un’erosione psicologica che apre le porte a patologie gravi come l’ansia generalizzata e la depressione. Il cuore del problema risiede nel meccanismo di svalutazione. La vittima, colpita ripetutamente, finisce per interiorizzare il giudizio del bullo. L'isolamento non è solo fisico, ma emotivo: il giovane si sente "sbagliato", "indegno" di far parte del gruppo.
Quando il bullismo diventa cyber, la persecuzione si fa ubiquitaria: non esiste più un luogo sicuro. La viralità dei contenuti offensivi amplifica il senso di vergogna, portando a una frammentazione dell'autostima che può sfociare in forme di autolesionismo o pensieri suicidari. L’ansia non è più una reazione a uno stimolo, ma uno stato perenne di attesa dell'attacco successivo.
Per contrastare questo fenomeno, la scuola deve agire come comunità educante, integrando nel PTOF impegni strutturali di Educazione Civica. I punti chiave sono:
• trasformare gli spettatori in alleati della vittima.
• valorizzare il docente referente per coordinare le emergenze.
• attivare percorsi di riabilitazione sia per chi subisce sia per chi colpisce.
La famiglia resta la prima linea di difesa: deve costruire un clima di fiducia che eviti di colpevolizzare il figlio, imparando a riconoscere campanelli d’allarme come il calo del rendimento o i disturbi del sonno.
Il Quadro Normativo: la Legge 71/2017
L’Italia si è dotata di uno strumento fondamentale: la Legge 29 maggio 2017, n. 71 che punta sulla repressione penale dei minori e sulla prevenzione e rieducazione.
• Consente alla vittima (anche minorenne) di chiedere l’oscuramento o la rimozione dei contenuti offensivi dai social media.
• Introduce l'ammonimento del Questore, una sorta di "cartellino giallo" per i minori sopra i 14 anni, volto a far comprendere la gravità del gesto prima che diventi reato.
• Responsabilizza i dirigenti scolastici nell'informare tempestivamente le famiglie e attivare percorsi educativi.