L’esercito dei “Genitori-Taxi”: al cancello delle scuole, Pit-Stop da Formula 1

La "Mamma-Taxi", e le manovre da stuntman

16 settembre 2026 09:04
L’esercito dei “Genitori-Taxi”: al cancello delle scuole, Pit-Stop da Formula 1 -
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Ogni mattina, tra le 7:45 e le 8:05, attorno alle scuole italiane va in scena uno show surreale: una paralisi viabilistica a metà tra un girone dantesco e la partenza del Gran Premio di Monza. Ma se per i bambini delle primarie eravamo quasi rassegnati alla vista di zaini con le ruote e mamme in modalità "soccorso alpino", il fenomeno è diventato esilarante (e un po' preoccupante) quando ha travolto le scuole superiori.

Oggi assistiamo alla transumanza quotidiana di corazzieri di 16, 17 o 18 anni — alti un metro e ottanta, barba colpita dal rasoio e voce da baritono — scortati fin dentro l'atrio in SUV, utilitarie o ammiraglie. A costo di violare sistematicamente l'intero Codice della Strada e qualche legge della fisica.

La "Mamma-Taxi", e le manovre da stuntman

La "sindrome del cancello" non conosce ostacoli normativi, morali né di buonsenso. Copioso quanto bizzarro il repertorio dei genitori al volante. Troviamo il parcheggio in terza fila: l'auto non si accosta al marciapiede; viene semplicemente abbandonata in mezzo alla strada con le quattro frecce accese. E’ ormai leggenda metropolitana che le quattro frecce rappresentino la bolla di immunità diplomatica che annulla ogni divieto di sosta.

Il "Kiss and Ride" al Millimetro: Il ragazzo non può assolutamente percorrere 30 metri a piedi (sia mai che si consumino le suole delle sneaker da 200 euro). La portiera deve aprirsi esattamente in linea con il punto centrale del cancello. Se dietro c'è un autobus di linea con 60 persone che strombazzano, fa niente: il pupo deve scendere lì.

E mentre tutto questo va in scena, la Polizia locale vigila, o cerca di farlo, con fischietto e libretto multe. Ma la multa della Polizia Locale non è un deterrente, ma un semplice "costo di servizio" che si affronta con rassegnazione pur di non far muovere un passo in più al proprio erede.

Da casa alla classe senza toccare terra

Le storiche scuse dei genitori — "La strada è pericolosa", "I mezzi sono in ritardo", "Piove", “fa caldo” — potevano reggere in prima media. Alle superiori svelano la loro comica realtà: l'incapacità cronica di tagliare quel cordone ombelicale lungo tre metri.

Mantenere un ragazzo di prima liceo nella bolla insonorizzata dell'auto di papà significa privarlo del momento più bello della giornata. Quei 300 metri a piedi con i compagni non servono solo a sgranchirsi le gambe: sono lo spazio vitale dove si contratta chi farà da cavia all'interrogazione di storia, si scambiano le ultime memorie della serata prima e si fanno imitazioni del professore di matematica.

Invece no: i nostri ragazzi passano dallo schermo dello smartphone in cameretta, al sedile riscaldato del SUV, direttamente alla sedia della classe. Praticamente un teletrasporto senza mai toccare il suolo del pianeta Terra.

Ma facciamoli camminare…!

Mentre i Comuni tentano disperatamente di inventarsi "ZTL scolastiche" e pedonalizzazioni, la vera svolta dovrebbe avvenire nell'auto-ironia delle famiglie.

Togliere la macchina da sotto il cancello non è una punizione per i ragazzi, ma un atto di fiducia nei loro confronti. Lasciamoli scendere due incroci prima: non è un abbandono di minore. È un atto d'amore! Lasciamo che si bagnino se piove, che prendano l'autobus, che arrivino con un minuto di ritardo e ne rispondano al docente di prima ora.

Insegnare la cittadinanza comincia proprio da qui: dal rispetto per il traffico cittadino e dalla consapevolezza che a 16-17 anni, per varcare il cancello di scuola, le proprie gambe sono ancora il miglior mezzo di trasporto disponibile. E soprattutto... non prendono le multe!

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