Lettera al Ministro da parte di una docente in difficoltà
La scuola non è ancora iniziata ed ho già trascorso intere giornate al telefono con segreterie, dirigenti e colleghi, nel disperato tentativo di trovare soluzioni sostenibili
Al Ministro dell'Istruzione e del Merito
Prof. Giuseppe Valditara
Viale Trastevere, 76, 00153 Roma (RM)
Egregio Signor Ministro,
Le scrivo nel momento esatto in cui si scontrano i proclami delle Istituzioni e la realtà della vita, non solo per dare voce a un paradosso personale, ma per denunciare una situazione che umilia quotidianamente migliaia di insegnanti italiani.
In ambito scolastico, la continuità didattica e il merito sono argomenti spinosi e dibattuti.
Sono una docente, precaria da anni, madre di quattro figli sotto i dieci anni, l'ultima dei quali ha appena tre mesi. Per anni, ho lavorato nella stessa scuola, su spezzone orario, una condizione che mi ha permesso di garantire quella continuità didattica tanto decantata a parole dal Ministero e, al contempo, di conciliare il lavoro con la famiglia in modo sereno e dignitoso.
Prima di proseguire il discorso, ritengo necessario chiarire un equivoco di fondo nelle logiche del Suo Ministero, che interpreta la compilazione delle famose 150 preferenze come una libera espressione di volontà dell'insegnante. Signor Ministro, l'inserimento delle Cattedre Orario Esterne (C.O.E.) o dei Posti Orario (P.O.) in quella domanda non è affatto una scelta. È un passaggio obbligato per chi ha la necessità vitale di lavorare tutto l’anno, un meccanismo di sopravvivenza, non una preferenza.
Quest'anno, l'algoritmo non mi ha assegnato lo spezzone ma mi ha attribuito una C.O.E. intera su tre diverse scuole, nello stesso comune e ho scoperto, con sconcerto, che questa specifica configurazione burocratica annulla, di fatto, la possibilità di chiederne la trasformazione in part-time.
La scuola non è ancora iniziata ed ho già trascorso intere giornate al telefono con segreterie, dirigenti e colleghi, nel disperato tentativo di trovare soluzioni sostenibili che mi consentano di espletare al meglio, e senza frustrazioni, il mio dovere di docente.
Il mio entusiasmo nell'affrontare un nuovo anno scolastico è, però, mortificato dalle insormontabili difficoltà professionali e personali.
Mi sento posta di fronte a un ricatto disumano, intrappolata in un vicolo cieco normativo.
Da una parte l’amara consapevolezza che la nomina su tre scuole moltiplichi gli impegni collegiali e la burocrazia, imponendomi di trascurare la neonata e i suoi fratelli, dall’altra l’impossibilità di rinunciare all’incarico, a causa delle severissime sanzioni – l’estromissione dalle graduatorie dopo anni di sacrifici - e la beffa di un congedo parentale che si tradurrebbe in una tassa sulla maternità, considerate le decurtazioni sullo stipendio cui andrei incontro.
Tra i proclami delle Istituzioni, annovero semplificazioni, agevolazioni per le famiglie, stabilizzazione e valorizzazione del lavoro educativo.
La mia condizione rappresenta una secca smentita e, mi consenta, un reale fallimento del metodo.
Sono una docente titolata, laureata, abilitata, con anni di servizio, eppure ancora precaria, e sono una madre di quattro figli per i quali io e mio marito, anch'egli precario, abbiamo fatto e continuiamo a fare sacrifici enormi.
Oggi, 4 settembre 2026, ho ricevuto una bozza del mio nuovo calendario scolastico.
La distribuzione della cattedra su tre Istituti mi impegnerà ogni giorno, dalle 7:30 del mattino alle 14:00, e si aggiungeranno necessariamente le ore di preparazione, correzione, valutazione, ricerca, senza contare i già menzionati impegni collegiali, gli adempimenti burocratici e la relazione con le famiglie.
Questa mia lettera non vuole essere un lamento sterile, piuttosto un appello per la dignità del lavoro nell’Istruzione. In questa prospettiva, andrebbero rivisti i criteri di gestione e individuazione delle cattedre, evitando la dispersione su più scuole; si dovrebbe garantire la possibilità di part-time per chi ne fa richiesta, a prescindere dalle configurazioni burocratiche delle cattedre.
Signor Ministro, il precariato tra gli insegnanti italiani, già duramente condannato dall'Unione Europea, è oggi sopportabile solo in virtù della passione e dello spirito di servizio degli stessi.
La macchina amministrativa del Ministero dell'Istruzione e del Merito non può continuare a trattare i docenti come semplici numeri o codici di cattedra da incastrare in un algoritmo cieco.
Dietro quei codici ci sono esistenze, persone, famiglie.
La scuola si sforza di educare i cittadini di domani al rispetto dei diritti fondamentali. È tempo che le istituzioni garantiscano quegli stessi diritti a chi, ogni mattina, fa vivere la scuola.
Io voglio lavorare e voglio farlo bene. Voglio fare la madre e voglio farlo bene. Non chiedo favori o privilegi, chiedo dignità.
Con ragione e fermezza.
Vanessa Macagnino
Docente di Disegno e Storia dell'Arte