"L'ordine che educa: nel Corpus Iuris Civilis il paradigma pedagogico della modernità"
“La struttura della materia da insegnare è più importante della quantità di informazioni”
L’ordine che educa: nel Corpus Iuris Civilis il paradigma pedagogico della modernità
Nadia De Cristofaro
«Cesare fui e sono Iustiniano,
che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
d’entro le leggi trassi il troppo e ’l vano»(Dante, Paradiso, VI, 10-12).
È con questi versi che Dante trasmette, in estrema sintesi, l’essenza dell’opera commissionata dall’allora Cesare Giustiniano: il Corpus Iuris Civilis, replica alla frammentazione e al disordine secolare, al guazzabuglio in cui si dimenavano le leggi romane nell’Impero del VI secolo d.C.. Non semplice monumento legislativo, compendio giuridico, ma encomio alla chiarezza, all’ordine e alla selezione che rimuove il superfluo. Verosimilmente, un esempio precoce e paradigmatico di razionalizzazione e didattica del sapere che risuona sorprendentemente moderno, offrendo un modello efficace, virtuoso e illuminante, trasferibile alla scuola contemporanea. Nella sua struttura è, infatti, la consapevolezza pedagogica implicita di come precisione e ordine dei contenuti siano condizione necessaria e strumenti fondamentali a supporto della gestione cognitiva dell’informazione, facilitando l’apprendimento, riducendo il sovraccarico cognitivo.
Senza un ordinamento chiaro, la raccolta delle leggi romane avrebbe generato confusione, non giustizia. Fu così che Giustiniano volle che si selezionassero, sistematizzassero e organizzassero le norme in modo coerente, distinguendo principi generali e regole applicative, un percorso graduale di apprendimento tra Institutiones per principianti e Digesta per giuristi esperti. Una scelta, esempio storico che favorisce l’integrazione significativa delle conoscenze, che rende il Corpus paradigma non solo giuridico, ma pedagogico, e in cui Giustiniano stesso emerge nella duplice veste di giurista e pedagogista, trasferendo un’eredità normativa e, insieme, metodologica.
Anche i nostri studenti, come i giuristi romani, sono, oggi, esposti a un flusso massiccio di informazioni spesso frammentate, a eccesso e caos di stimoli che possono inficiare capacità e qualità dell’apprendere laddove, per la psicologia cognitiva moderna, l’iperstimolazione ostacola integrazione e comprensione (Sweller, 1988); l’apprendimento efficace richiede, di contro, riduzione del carico estraneo (sforzo cognitivo superfluo che inutilmente sovraccarica) e valorizzazione di quello germane (carico essenziale), facilitando acquisizione e costruzione di schemi cognitivi coerenti (Cognitive Load Theory).
Dal parallelismo pedagogico la strutturazione ordinata è, dunque, un principio cognitivo universale per la costruzione attiva del sapere, un processo che anticipa le teorie psico-pedagogiche di Piaget e Vygotskij sul costruttivismo e l’apprendimento mediato socialmente. “La struttura della materia da insegnare è più importante della quantità di informazioni” (J. Bruner, The Process of Education, 1960). “L’ordine è il primo bisogno del bambino; è ciò che gli permette di concentrarsi, di capire e di costruire” (M. Montessori, 1912).
Se non organizzati chiaramente, anche contenuti rilevanti rischiano di restare frammentati e inaccessibili, ostacolando il pensiero critico e creativo. La didattica contemporanea, ispirandosi al modello metodologico giustinianeo, è chiamata, pertanto, a promuovere strutture coerenti, a favorire selezione dei contenuti, percorsi graduali e chiarezza espositiva, a ridurre il carico estraneo che genera rallentamento cognitivo, stimolando il carico germane e creando percorsi di apprendimento significativi. Il messaggio, che attraversa i secoli, è universale e sempre attuale: solo attraverso chiarezza, selezione e ordine il sapere diventa accessibile, l’acquisizione efficace, la conoscenza si trasforma in apprendimento durevole e competenza consapevole.
(Immagine generata con IA)