Maria Maltoni, la scuola e quel senso religioso che va oltre la fede
Nel ricordo della maestra di San Gersolé, Valerio Vagnoli riflette sul compito più profondo dell’insegnamento: educare alla libertà, alla giustizia e alla ricerca di un significato
Un tema affrontato nel volume dedicato all’eredità pedagogica di Maria Maltoni.
C’è un modo di parlare di religione nella scuola che non coincide né con il catechismo né con l’adesione a una confessione. È piuttosto una domanda sul significato dell’esistenza, sulla responsabilità verso gli altri e sui valori che una comunità educativa è chiamata a trasmettere. È questo il nucleo della riflessione proposta da Valerio Vagnoli nell’articolo La scuola e il senso religioso, pubblicato sulla rivista Il Pensiero Storico.
La scuola e il senso religioso – Il Pensiero Storico
Il testo assume un significato particolare perché nasce all’interno di un lavoro più ampio dedicato a Maria Maltoni, la maestra che dal 1920 al 1956 insegnò nella piccola scuola rurale di San Gersolé, nel territorio di Impruneta. Vagnoli precisa infatti che l’articolo costituisce un breve estratto di una sua relazione presentata in occasione di uno dei tre convegni organizzati tra Pontassieve e Impruneta per ricordare la figura e l'opera della maestra.
Gli atti di quei convegni sono stati ora raccolti nel volume Maria Maltoni. L’eredità pedagogica di una maestra di campagna, pubblicato nel 2026 da Florence Art Edizioni. Il libro, di 132 pagine, comprende contributi di Lucia Bigliazzi, Luciana Bigliazzi, Mara Fiesolani, Barbara Salotti, Anna Scattigno, Giovanna Uzzani e dello stesso Valerio Vagnoli.
Una maestra laica che non espelleva il religioso dalla scuola
È proprio qui che la riflessione di Vagnoli diventa particolarmente interessante. Maria Maltoni era una donna fermamente laica, probabilmente agnostica. Eppure nelle sue Linee generali di programma attribuiva uno spazio preciso alla dimensione religiosa.
Non si trattava di insegnare un credo. La formazione dogmatica e catechistica, nella sua concezione, spettava alla Chiesa. Alla scuola competeva qualcosa di diverso e, forse, di ancora più universale: partire dalle conversazioni, dalle letture, dagli avvenimenti e dall'esperienza quotidiana per educare alla bontà, all'amore e alla sete di giustizia.
La religiosità, dunque, diventava per Maltoni una disposizione dello spirito. Non necessariamente una preghiera, ma la capacità di fermarsi davanti alla realtà, di interrogarsi, di riconoscere qualcosa che supera l'interesse immediato dell'individuo.
È una concezione tanto più significativa se collocata nell'ambiente nel quale la maestra lavorava: una piccola comunità contadina della periferia fiorentina. La forza del suo metodo consisteva proprio nel non separare la scuola dalla vita dei bambini. Composizione, disegno, osservazione e racconto diventavano strumenti attraverso i quali l'esperienza quotidiana poteva trasformarsi in conoscenza e libertà di pensiero.
Da Maria Maltoni al maestro di Albert Camus
Vagnoli allarga poi la prospettiva e accosta l'esperienza di Maria Maltoni a quella di Louis Germain, il maestro elementare di Albert Camus.
Anche Germain era un maestro laico e agnostico. Eppure seppe offrire ai propri alunni un'educazione nella quale la libertà di coscienza non significava indifferenza morale. Camus gli rimase profondamente riconoscente, fino a dedicargli, insieme alla madre, il Nobel per la Letteratura ricevuto nel 1957.
Il punto decisivo è il rispetto della coscienza del bambino. Il maestro può esprimere punti di vista e incarnare valori attraverso il proprio comportamento, ma non deve trasformare la classe nel luogo in cui imporre convinzioni personali. Esistono però principi sui quali l'educazione non può dichiararsi neutrale: l'onestà, la correttezza, il rifiuto della delazione e del furto, il rispetto dell'altro.
È qui che il confronto tra Maltoni e Germain acquista forza. Entrambi mostrano che una scuola laica non è necessariamente una scuola priva di una dimensione spirituale o morale. Al contrario, proprio perché non impone una fede, può assumersi il compito di educare alla ricerca del significato e alla responsabilità.
La scuola non può essere moralmente neutra
La riflessione di Vagnoli attraversa anche figure molto diverse della cultura italiana: Giovanni Pascoli, Giuseppe Mazzini, Benedetto Croce e Leonardo Sciascia. Personalità lontane per formazione e convinzioni, ma accomunate, nella lettura proposta dall'autore, dall'idea che la religiosità possa indicare qualcosa di più vasto della semplice appartenenza confessionale.
Particolarmente significativa è la presenza di Sciascia, anch'egli maestro elementare e agnostico. Il problema religioso diventa in questa prospettiva una domanda sul senso: non soltanto “in che cosa credo?”, ma “quale significato attribuisco alla mia esistenza e al mondo nel quale vivo?”.
Da questa domanda emerge anche una precisa concezione dell'insegnamento.
La scuola può e deve essere laica. Deve rispettare le convinzioni degli studenti e delle loro famiglie e non può trasformarsi nello strumento di una confessione religiosa o di un'ideologia. Ma laicità non significa neutralità davanti alla dignità della persona, alla giustizia, alla libertà, all'onestà e alla responsabilità verso gli altri.
È forse questo l'aspetto più attuale dell'eredità di Maria Maltoni messo in luce da Vagnoli.
L'eredità di una maestra di campagna
A distanza di decenni, l'esperienza della piccola scuola di San Gersolé continua dunque a interrogare la scuola contemporanea. Non è soltanto una pagina della storia pedagogica toscana.
La pubblicazione degli atti dei tre convegni dedicati alla maestra conferma del resto l'interesse ancora vivo per il suo metodo. Florence Art Edizioni presenta il volume sottolineando proprio il rapporto fra ambiente e apprendimento e una didattica capace di formare cittadini che sappiano osservare e raccontare la realtà con curiosità, spirito critico e libertà espressiva.
La riflessione di Valerio Vagnoli aggiunge a questa eredità un elemento essenziale: educare non significa soltanto trasmettere conoscenze. Significa aiutare bambini e ragazzi a riconoscere che la propria esistenza si svolge in rapporto agli altri e che libertà e conoscenza comportano anche responsabilità.
In questo senso il “senso religioso” evocato nel titolo dell'articolo può essere letto anche fuori da qualsiasi appartenenza confessionale: come tensione verso ciò che rende più degna la vita comune.
Ed è forse proprio questa la lezione che arriva dalla piccola scuola di campagna di Maria Maltoni: la scuola è davvero educativa quando, oltre a insegnare a conoscere il mondo, insegna a domandarsi quale mondo valga la pena costruire.
Fonte principale: Valerio Vagnoli, La scuola e il senso religioso, «Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee», 8 settembre 2026.
Riferimento bibliografico: AA.VV., Maria Maltoni. L’eredità pedagogica di una maestra di campagna. Atti dei Convegni 2024, Florence Art Edizioni, 2026, 132 pp., ISBN 9791280610645. Il volume contiene anche il contributo di Valerio Vagnoli.