Maturità 2026. Lettera aperta di un commissario d'esame ai colleghi che da quest'anno avranno l'assicurazione sanitaria

Maturità 2026: commissioni dimezzate, 37 milioni risparmiati, compensi fermi al 2007. Quei soldi pagano l'assicurazione sanitaria per tutti.

17 giugno 2026 18:16
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Cari colleghi,

vi scrivo dalla sala professori di una commissione qualunque, in una di queste mattine di giugno in cui si corregge, si verbalizza e si aspetta il proprio turno con il caffè della macchinetta che odora di plastica calda. Vi scrivo perché ho una buona notizia da darvi, e siccome le buone notizie a scuola arrivano di rado, vale la pena darle con la solennità che meritano.

Da quest'anno avete una polizza sanitaria integrativa. Ricoveri, grandi interventi, visite specialistiche, pacchetti di prevenzione, persino il parto e un po' di dentista. Docenti di ruolo ma anche precari, fino a oltre duecentotrentamila colleghi a tempo determinato che fino a ieri non avevano niente. Una cosa buona, davvero. Welfare aggiuntivo, si chiama. Roba su cui in altri Paesi si fanno campagne elettorali.

E volevo dirvi: di niente.

Sì, perché quella polizza, almeno in parte, la pago io assieme ai colleghi che quest'anno siedono in commissione. Non con una trattenuta in busta paga, per l’amor del cielo. Ci mancherebbe.

In un modo più elegante, di quelli che non si vedono e non fanno rumore: lavorando di più senza essere pagati adeguatamente.

Mi spiego, perché la cosa è semplice ma non la racconta quasi nessuno.

Quest'anno le commissioni sono dimagrite. Da sette membri a cinque: un presidente, due commissari esterni, due interni, e una commissione ogni due classi. Meno gente intorno al tavolo, più lavoro per ciascuno di noi, ma questo è un altro discorso. Il punto, per ora, sono i soldi. Meno commissari significa meno compensi da pagare. La relazione tecnica alla riforma lo mette nero su bianco, la spesa per la maturità passa da circa 140,7 a circa 103,8 milioni di euro. Un risparmio di quasi 37 milioni l'anno.

Quanto vale, oggi, fare il commissario

Il compenso per chi fa gli esami di maturità lo fissa un decreto interministeriale datato 24 maggio 2007. Quasi vent’anni fa. C'era il secondo governo Prodi, l'iPhone non era ancora arrivato in Italia, e la stragrande maggioranza degli studenti che oggi si presentano alla maturità non erano nati. Quel decreto stabilisce che al presidente di commissione spettano 1.249 euro lordi, al commissario esterno 911, all'interno 399. Più le trasferte, certo, calcolate sui mezzi di linea più veloci, come si conviene a una contabilità d'altri tempi.

Da allora, niente. Non un adeguamento, non un'indicizzazione, non un centesimo. Nel frattempo l'inflazione ha fatto il suo mestiere e si è mangiata circa un terzo di quei numeri. I 911 euro dell'esterno, per valere quanto valevano nel 2007, oggi dovrebbero essere circa 1.250. I 1.249 del presidente sfiorerebbero i 1.700. Non è un'opinione sindacale ma aritmetica basata sui dati ISTAT. Certo, formalmente il compenso non è stato tagliato. È stato semplicemente lasciato fermo abbastanza a lungo da svuotarsi da solo, che poi è il modo più efficace che esista per pagare meno i dipendenti. Non toccare la cifra, e aspettare.

E intanto, mentre la cifra invecchiava, il lavoro è tecnicamente aumentato. Perché il lavoro che prima si faceva in sette, ora si fa in cinque. Più carico, stesso compenso del 2007 con potere di acquisto ridotto di un terzo. L’apoteosi della razionalizzazione aziendale selvaggia.

Il giallo che non è un giallo

A questo punto vi sarete fatti la domanda giusta: quei 37 milioni risparmiati, dove sono finiti? Perché, se la maturità costa meno proprio perché ci pagano poco e in pochi, la cosa più ovvia del mondo sarebbe stata usare quei soldi per pagarci il giusto.

Quei soldi hanno avuto invece una destinazione creativa. Una parte, circa quindici milioni l'anno, finisce nella polizza sanitaria di cui sopra. Un'altra quota va alla formazione dei commissari, quella che vi hanno erogato sotto forma di corso online asincrono dell'INDIRE, nove moduli da guardare quando capita, iscrizioni aperte fino al 30 settembre, cioè comodamente anche dopo che gli esami sono finiti. Il resto si dissolve nella generosa categoria del "contenimento della spesa".

Tutto regolare, perfino giusto dal punto di vista degli arzigogoli di finanza pubblica. La polizza sanitaria è una buona cosa, l'ho detto e lo ripeto. Estenderla ai precari è sacrosanto. Mica dico che sono soldi spesi male? È la sacrosanta spesa per il welfare. Ma il punto non è dove vanno i soldi, ma da dove arrivano. E quindi chi paga.

Bastava riaprire un decreto

Con quei soldi, l’ho già detto, si poteva fare un’altra cosa. Si poteva prendere il vecchio assetto, lasciare i compensi a chi il lavoro lo fa, e aumentarli tutti di circa il 35 per cento. Cioè esattamente quanto serviva per riportarli al valore reale del 2007. Il presidente sarebbe tornato a 1.700 euro veri, l'esterno a 1.250, l'interno a 540. Un ventennio di erosione sanati di colpo e a costo zero per le casse dello Stato, perché la spesa sarebbe rimasta quella di prima.

Si è scelto di non farlo e con il giochino di prestigio descritto, alla scuola come capitolo di psesa dello Stato non è arrivato un centesimo in più. Un piccolo capolavoro politico, quello di vantasi di aver finanziato un diritto universale senza metterci risorse.

E dunque, di niente

Per questo vi scrivo, cari colleghi. Per dirvi che quando andrete a fare la prima visita specialistica rimborsata, o il pacchetto di prevenzione, o vi toglierete il pensiero di un dente, potrete ringraziare lo Stato che ve l'ha data. Ma se vorrete essere precisi, e noi della scuola dovremmo esserlo per mestiere, ricordatevi di ringraziare anche noi che abbiamo fatto un lavoro che è un obbligo, a prezzi da discount.

Di niente, davvero. È stato un piacere.

su www.norbertogallo.it

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