Maturità, la proposta del Professor Ficara: “Nascondere i voti delle prove scritte per valorizzare l’orale”

Il recente caso di Gianmaria Favaretto, lo studente padovano che ha scelto di non presentarsi al colloquio orale dell’Esame di Stato pur risultando comunque promosso con 62/100, ha riacceso il dibatti...

A cura di Redazione
11 luglio 2025 08:57
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Il recente caso di Gianmaria Favaretto, lo studente padovano che ha scelto di non presentarsi al colloquio orale dell’Esame di Stato pur risultando comunque promosso con 62/100, ha riacceso il dibattito sulla struttura e il valore dell’attuale esame di maturità. La decisione dello studente, motivata da una critica all’utilità dell’orale, ha posto l’accento su una delle criticità più discusse negli ultimi anni: la percezione, da parte di alcuni candidati, del colloquio come fase secondaria o addirittura accessoria rispetto al resto della valutazione.

A intervenire nel dibattito è il professor Aldo Domenico Ficara, docente e saggista, che da anni si occupa di tematiche legate al sistema scolastico italiano. La sua proposta, semplice e attuabile senza particolari oneri, punta a ristabilire un equilibrio tra le componenti dell’esame e a restituire centralità alla prova orale.

La proposta: nascondere i voti delle prove scritte fino al termine del colloquio

Secondo Ficara, una delle cause della svalutazione del colloquio orale risiede nel fatto che gli studenti, prima di sostenerlo, conoscono già il punteggio ottenuto con i crediti scolastici e le prove scritte. Questo dato può indurre molti a considerare l’orale poco influente, specie se il punteggio complessivo provvisorio è già sufficiente al superamento dell’esame. In alcuni casi, come quello di Favaretto, può persino spingere a rifiutarlo.

La soluzione proposta consiste nel modificare il modo in cui vengono comunicati gli esiti delle prove scritte. In pratica, agli studenti verrebbe indicata solo l’ammissione o la non ammissione alla prova orale, senza alcuna indicazione numerica sul punteggio accumulato. Il voto finale dell’Esame di Stato – comprensivo quindi di crediti scolastici, prove scritte e colloquio orale – verrebbe reso noto soltanto dopo la conclusione del colloquio.

“Si tratta di una modifica minima dal punto di vista organizzativo – ha spiegato Ficara – ma che potrebbe avere un grande impatto sul comportamento e sulla motivazione degli studenti. Non conoscendo il proprio punteggio parziale, ogni candidato sarebbe incentivato ad affrontare il colloquio con maggiore serietà e impegno.”

Ridare dignità al colloquio orale

La proposta del professor Ficara va letta all’interno di un ragionamento più ampio che riguarda la funzione del colloquio orale. In un sistema scolastico che mira a formare cittadini consapevoli, capaci di esprimersi, argomentare, collegare saperi e riflettere criticamente, il colloquio rappresenta un momento insostituibile. Non è solo un’ulteriore verifica di conoscenze disciplinari, ma una prova delle cosiddette “competenze trasversali”, tra cui la capacità di esposizione, l’organizzazione del pensiero, il problem solving e il pensiero critico.

Tuttavia, questa prova perde di significato se viene percepita come opzionale o superflua, come un “extra” rispetto a un voto già praticamente assegnato. L’attuale trasparenza totale nei punteggi, benché orientata a garantire chiarezza e correttezza, ha paradossalmente creato un effetto collaterale di deresponsabilizzazione.

Una proposta in linea con lo spirito della valutazione formativa

L’idea di Ficara si inserisce anche in un filone più ampio di riflessione sulla valutazione come processo non solo di misurazione, ma anche di crescita. Mantenere un margine di incertezza sul risultato finale costringe lo studente a vivere ogni fase dell’esame come realmente determinante, senza fare affidamento su previsioni o calcoli strategici.

Naturalmente, la proposta richiederebbe un piccolo adattamento alle attuali pratiche di comunicazione delle commissioni, ma nulla di strutturalmente complicato: si tratterebbe semplicemente di ritardare la comunicazione del punteggio scritto, mantenendolo riservato fino al termine del colloquio.

Un dibattito da aprire

La proposta del professor Ficara non pretende di risolvere tutti i problemi dell’Esame di Stato, ma pone una questione concreta: come garantire che ogni fase dell’esame sia vissuta e valutata per il proprio valore? In un momento in cui la scuola italiana è chiamata a rinnovarsi, a promuovere competenze più che contenuti, a formare cittadini più che semplici diplomati, questa riflessione merita attenzione.

Se il colloquio orale deve rappresentare il momento culminante del percorso scolastico, occorre restituirgli il prestigio che merita. E per farlo, forse, è sufficiente un piccolo passo: non dire tutto, subito.

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