Medicina, la selezione che lascia indietro 30 mila studenti: il semestre filtro tra sanatorie, ricorsi e promesse mancate
Il nuovo test di Medicina promuove 22.688 candidati ma ne boccia quasi 30 mila: tra sanatorie, corsi di recupero e ricorsi al Tar, crescono dubbi e disuguaglianze.
Sono 22.688 gli studenti che hanno superato almeno una delle tre prove del nuovo test di Medicina – Biologia, Chimica e Fisica – nei due appelli di novembre e dicembre. Ma i posti disponibili per Medicina e Odontoiatria sono 17.278: ciò significa che circa cinquemila candidati, pur “promossi”, resteranno comunque esclusi dal corso di laurea più ambito e dovranno ripiegare sui cosiddetti corsi “affini”. All’altro estremo della graduatoria, quasi 30 mila studenti non hanno superato neppure una prova e si ritrovano oggi con un semestre universitario di fatto azzerato.
È il primo bilancio, pesante, del semestre filtro introdotto con la riforma Bernini: un meccanismo che prometteva di superare il tradizionale test a crocette ma che, nei fatti, ha prodotto una selezione durissima, con numeri di bocciati superiori alle stime più pessimistiche.
I promossi senza posto
La prima contraddizione emerge dai dati stessi. Superare il filtro non equivale a entrare a Medicina. A fronte dei 22.688 promossi, solo 17.278 potranno realmente iscriversi al primo anno. I restanti cinquemila saranno dirottati verso Biotecnologie, Biologia, Farmacia, Scienze infermieristiche e altri corsi affini indicati in fase di iscrizione. Un “paracadute” che però rischia di trasformarsi in una delusione cocente: per migliaia di studenti il traguardo tanto inseguito resta irraggiungibile nonostante il superamento delle prove.
Ancora più problematica è la situazione di chi non ha superato neppure una materia: quasi 30 mila ragazzi che, dopo mesi di studio, si trovano con un libretto vuoto e la necessità di ricominciare tutto da capo.
La sanatoria e le regole che cambiano
A complicare il quadro è intervenuta la maxi-sanatoria del 23 dicembre, che ha “ripescato” anche candidati bocciati in una o due prove. Solo 7.600 studenti, infatti, hanno superato tutte e tre le materie, mentre circa 10 mila sono stati ammessi con riserva grazie al provvedimento ministeriale. Le università sono ora chiamate a organizzare corsi di recupero in tempi record, con modalità diverse da ateneo ad ateneo.
È proprio il cambio delle regole in corsa a sollevare le maggiori perplessità. Se da un lato la sanatoria evita che restino scoperti posti, dall’altro apre la strada a un’ondata di ricorsi al Tar, perché mina la certezza delle regole e crea una distinzione opaca tra “promossi pieni”, “ripescati” e “bocciati totali”.
Atenei in ordine sparso
Il decreto pubblicato prima di Natale ha di fatto demandato alle singole università la gestione dei corsi di recupero, producendo un mosaico di soluzioni differenti. Pisa ha deciso di aprire i corsi anche a chi non ha ottenuto neppure un 18: quasi mille studenti potranno tentare il recupero con due appelli per materia. Firenze ha previsto percorsi da 12 ore con tutoraggio e addirittura tre appelli, oltre ad aver riaperto i bandi per alcuni corsi a numero programmato locale con un incremento del 20% dei posti.
Pavia, al contrario, punta a coprire i posti quasi esclusivamente con chi ha superato tutte e tre le prove, relegando i recuperi ai corsi affini. Alla Federico II di Napoli, quasi duemila studenti bocciati in tutte le materie attendono ora indicazioni su come ripartire.
Questo approccio “federalista” rende il destino degli studenti fortemente dipendente dall’ateneo scelto, alimentando disuguaglianze territoriali e un senso diffuso di incertezza.
Bocciati e disuguaglianze
Per i quasi 30 mila esclusi da tutto, il Ministero ha previsto la possibilità di iscriversi tardivamente ad altri corsi di laurea entro il 6 marzo. Ma la prospettiva di ricominciare dopo un semestre “a zero titoli” è scoraggiante, soprattutto per chi non può permettersi università private, che mettono a disposizione circa 5.000 posti complessivi.
Si profila così una selezione che non è solo meritocratica ma anche economica: chi ha risorse potrà tentare la strada delle università private, chi non le ha rischia di dover rinunciare al sogno di diventare medico o di allungare notevolmente i tempi del proprio percorso universitario.
I dubbi sul meccanismo
Il semestre filtro avrebbe dovuto rappresentare una soluzione più equa e formativa rispetto al vecchio test di ammissione. Ma i numeri raccontano un’altra storia: una selezione più dura del previsto, sanatorie che correggono in corsa i risultati, atenei che procedono in ordine sparso e migliaia di studenti lasciati senza un vero piano di accompagnamento.
Il rischio è che il nuovo sistema produca non solo esclusi, ma anche sfiducia nelle regole, contenziosi legali e nuove disuguaglianze. A distanza di pochi mesi dalla sua introduzione, il semestre filtro sembra già aver bisogno di una revisione profonda: perché una riforma che promette equità non può permettersi di lasciare indietro, senza una reale alternativa, un esercito di giovani con il futuro in sospeso.