Missili puntuali, insegnanti forse
Dal 2024 chiediamo risposte a Valditara: ora servono fatti, date e responsabilità
Marco Macrì per Genova Inclusiva: «Per programmare gli armamenti si trovano miliardi e tabelle pluriennali. Per garantire un insegnante di sostegno dal primo giorno di scuola, invece, pare servano un miracolo e tre circolari ministeriali». Dal 2024 poniamo domande al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Domande sul reclutamento degli insegnanti di sostegno, sui percorsi TFA, sui titoli conseguiti all'estero e sulla necessità di superare il precariato storico. Domande precise, che attendono un confronto concreto. Perché il dialogo istituzionale è una cosa; rispondere alle questioni scomode è un'altra. E a quanto pare, quando si parla di reclutamento, verifiche sui titoli e continuità didattica, il confronto diventa improvvisamente una materia facoltativa. Abbiamo sollevato anche la questione dei titoli esteri sospetti o potenzialmente irregolari utilizzati per accedere all'insegnamento di sostegno, chiedendo controlli rigorosi e trasparenti, con attenzione anche agli aspetti di competenza europea sottoposti all'OLAF. Sia chiaro: non si criminalizzano i titoli stranieri in quanto tali. Quelli regolari vanno riconosciuti; quelli falsi o irregolari, quando accertati, devono produrre le conseguenze previste dalla legge. Il punto è proprio questo: controlli seri, procedure verificabili e nessuna zona d'ombra. Il merito non può essere una parola da mettere nei discorsi ufficiali e dimenticare quando occorre verificare le carte.
Il paradosso: i precari aspettano, i bambini pagano
La scuola italiana conosce da anni il problema dei precari storici, delle cattedre scoperte e delle nomine tardive. Eppure, a ogni nuovo anno scolastico, migliaia di famiglie devono fare i conti con l'incertezza sulla presenza degli insegnanti di sostegno. Il risultato è assurdo: docenti con anni di esperienza restano in una condizione di instabilità professionale, mentre gli alunni rischiano di perdere settimane preziose di apprendimento e continuità educativa. Un bambino con disabilità non può aspettare che la macchina amministrativa si metta in moto. E neppure i suoi compagni senza disabilità dovrebbero subire le conseguenze di una classe privata delle risorse necessarie. L'inclusione non è una concessione, non è un progetto sperimentale e non è una promessa elettorale: è un diritto.
Le richieste operative al ministro Valditara
Genova Inclusiva chiede al Ministero di passare dalle dichiarazioni alle decisioni verificabili.
1. Un tavolo di confronto entro 30 giorni.Chiediamo la convocazione di un incontro formale con il ministro o con un rappresentante ministeriale dotato di potere decisionale, aperto alle organizzazioni che si occupano di inclusione scolastica e ai rappresentanti dei docenti precari. All'ordine del giorno devono esserci reclutamento, stabilizzazione, titoli esteri e continuità didattica. Non una passerella istituzionale, ma un confronto con verbale, impegni e calendario delle successive verifiche.
2. Un piano pluriennale per superare il precariato storico. Chiediamo la pubblicazione di un piano che indichi quanti docenti di sostegno servono, quanti posti sono disponibili, quanti sono coperti stabilmente e quanti restano affidati a supplenze. Sulla base di questi dati, il Ministero deve presentare un percorso pluriennale di reclutamento che valorizzi l'esperienza dei precari storici, nel rispetto delle qualifiche richieste, delle procedure concorsuali e della normativa vigente. La stabilizzazione non può essere uno slogan, ma deve diventare un obiettivo programmato, con numeri, tempi e verifiche annuali.
3. Verifiche effettive sui titoli conseguiti all'estero .Chiediamo un quadro pubblico e aggiornato delle procedure di riconoscimento dei titoli esteri utilizzati per l'insegnamento di sostegno, dei tempi medi di definizione delle pratiche e dei controlli effettuati sulla loro autenticità e validità. Per i casi sospetti, chiediamo verifiche tempestive e, in presenza di irregolarità accertate, l'applicazione delle conseguenze previste dalla legge. Chiediamo inoltre che il Ministero chiarisca, nei limiti consentiti dalla riservatezza e dalle competenze istituzionali, lo stato delle segnalazioni e degli eventuali procedimenti di competenza europea, senza anticiparne gli esiti.
4. Una soluzione trasparente per i percorsi TFA e la formazione sul sostegno. Chiediamo una programmazione del fabbisogno nazionale che eviti sia la carenza cronica di docenti specializzati sia percorsi di reclutamento incapaci di rispondere alle esigenze reali delle scuole. Occorre pubblicare dati su posti disponibili, candidati, abilitazioni conseguite e fabbisogni territoriali, assicurando criteri chiari, qualità della formazione e pari trattamento nel rispetto delle norme.
5. Un obiettivo verificabile: l'insegnante presente dal primo giorno. Chiediamo al Ministero un piano nazionale per anticipare le procedure di assegnazione dei docenti di sostegno, coordinando organici, disponibilità dei posti, nomine e procedure amministrative prima dell'inizio delle lezioni. Il Ministero pubblichi ogni anno, su base nazionale e regionale, i dati relativi ai docenti di sostegno effettivamente in servizio il primo giorno di scuola e quelli sulle nomine completate successivamente. Solo così sarà possibile misurare i progressi e individuare le responsabilità dei ritardi. L'obiettivo deve essere chiaro: ridurre concretamente le assegnazioni tardive e garantire a ogni alunno la continuità educativa, nei limiti delle procedure e delle risorse previste dalla legge.
6. Trasparenza sulle risorse: scuola e difesa a confronto. Chiediamo al Governo di rendere comprensibile ai cittadini il confronto tra le risorse destinate all'istruzione, al sostegno, all'edilizia scolastica e quelle stanziate per la difesa, distinguendo la spesa militare complessiva dagli investimenti specifici in armamenti. Non chiediamo di negare le esigenze della difesa nazionale. Chiediamo che le scelte di bilancio siano motivate e che il Parlamento chiarisca quali effetti avranno sulle scuole le riduzioni previste e quali risorse saranno effettivamente garantite ai servizi educativi. Perché i bilanci non sono documenti astratti: decidono quali interventi si fanno, quali servizi si assicurano e quali problemi vengono rinviati.
Basta promesse: vogliamo un cronoprogramma
Dal 2024 chiediamo risposte. Adesso chiediamo atti amministrativi, dati pubblici, scadenze e responsabili. Se il Ministero ritiene che le misure già adottate siano sufficienti, illustri i risultati con numeri verificabili. Se ritiene che il sistema funzioni, spieghi perché le famiglie continuano a segnalare difficoltà e ritardi. Se esistono ostacoli normativi o finanziari, li indichi con chiarezza e presenti le soluzioni possibili. È il vantaggio delle richieste concrete: alle parole si può rispondere con altre parole; a una tabella con scadenze e obiettivi, prima o poi, bisogna rispondere con i risultati. Un missile può essere inserito in un programma pluriennale. Un bambino, invece, non può sospendere la propria crescita in attesa della prossima circolare. La sicurezza di un Paese non si misura soltanto dalla sua capacità di difendere i confini, ma anche dalla capacità di garantire istruzione, inclusione e dignità alle nuove generazioni. Per questo continueremo a chiedere un confronto al ministro Valditara. Non per ottenere cortesie istituzionali, ma per difendere diritti che non possono essere rinviati a ogni nuovo anno scolastico. La domanda finale è semplice: se siamo capaci di programmare le spese militari, perché non possiamo programmare con la stessa serietà la presenza degli insegnanti nelle classi?
Marco Macrì per Genova Inclusiva