Napoli, a Ponticelli scuola chiusa per bagni rotti: le mamme occupano l’istituto De Filippo
Aule vuote da dicembre e un plesso nuovo ancora senza collaudo: 350 alunni fermi mentre le famiglie chiedono risposte e tempi certi.
A Ponticelli, periferia orientale di Napoli, la scuola elementare dell’istituto comprensivo De Filippo è diventata il simbolo di un’emergenza che va oltre il semplice guasto tecnico. Da quasi un mese, dal 19 dicembre, le lezioni sono sospese a causa dei servizi igienici fuori uso. Un problema idraulico che, secondo la dirigente scolastica Concetta Stramacchia, era stato segnalato da novembre, ma che nel tempo si è aggravato fino a rendere impossibile la frequenza delle aule.
Di fronte a un’attesa che sembra senza fine, le famiglie hanno deciso di passare all’azione: le mamme hanno occupato la scuola e, nel primo giorno di protesta, hanno persino dormito nelle aule. Un gesto forte, che racconta il senso di esasperazione ma anche la determinazione di chi rivendica un diritto fondamentale, quello allo studio dei propri figli. «Affrontiamo i disagi dell’occupazione per tutelare i nostri bambini – spiegano – la scuola è la base di tutto e la continuità didattica è essenziale».
Il paradosso è che a pochi metri dall’edificio chiuso ce n’è un altro, ristrutturato con fondi Pnrr, che potrebbe rappresentare una soluzione immediata. Il nuovo plesso, costato circa 1,2 milioni di euro, è dotato di aule moderne e servizi igienici perfettamente funzionanti, ma non è mai stato consegnato ufficialmente perché manca ancora il collaudo. Da oltre un anno, dunque, un edificio nuovo di zecca resta inutilizzato, mentre centinaia di bambini restano a casa.
La vicenda è ora all’attenzione del Comune di Napoli. L’assessore comunale all’Istruzione, Maura Striano, ha confermato che un primo intervento della Municipalità ha risolto una parte dei problemi idraulici, ma che sono emerse altre criticità. «Stiamo lavorando per reperire le risorse necessarie a un secondo intervento – ha dichiarato – e, dopo il collaudo, valuteremo una messa a disposizione temporanea del nuovo edificio». Parole che, però, non bastano a rassicurare famiglie e docenti, che chiedono tempi certi e impegni concreti.
A rendere ancora più grave la situazione è il contesto in cui opera la scuola. Gli insegnanti del De Filippo hanno inviato una lettera-appello al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, parlando apertamente di esasperazione e di inerzia amministrativa. Il quartiere del Parco Conocal è uno dei più fragili della città, segnato da disagio sociale e dalla presenza della criminalità organizzata. In questo scenario, la scuola rappresenta «l’unica presenza stabile dello Stato, l’ultimo baluardo contro la marginalità».
Secondo quanto riportato nella lettera, non si tratterebbe di un’emergenza improvvisa, ma del risultato di una programmazione carente e di segnalazioni rimaste inascoltate nel tempo. Circa 350 alunni, tra cui 35 con disabilità grave, frequentavano già aule caratterizzate da umidità, intonaco deteriorato e condizioni ambientali al limite degli standard previsti. Oggi, con la chiusura totale dell’edificio, questi bambini sono completamente privati della didattica in presenza.
Il caso del De Filippo solleva interrogativi più ampi sulla gestione dell’edilizia scolastica e sull’utilizzo dei fondi pubblici: come è possibile che un plesso nuovo resti inutilizzato mentre una scuola attiva viene chiusa per l’assenza di bagni funzionanti? E perché segnalazioni ripetute non producono interventi tempestivi?
Le mamme, con la loro occupazione pacifica, hanno acceso un faro su una vicenda che rischiava di restare confinata nelle cronache locali. Ora chiedono soluzioni immediate, perché ogni giorno di scuola perso pesa soprattutto sui più fragili. A Ponticelli, la protesta non è solo per dei bagni rotti, ma per il diritto dei bambini a un futuro che passi anche – e soprattutto – dai banchi di scuola.