“No” all’educazione sessuo-affettiva ex L. 104/2026
Cosa aspettarsi dalla riforma Valditara nel nuovo A.S. e il referendum abrogativo nel 2028
L’anno scolastico 2026/27 è appena cominciato e tra le novità più discusse c’è indubbiamente l’entrata in vigore del “DDL Valditara”, noto dal 9 giugno come Legge 104/2026, il cui argomento è la tanto temuta “educazione sessuale-affettiva”. Tuttavia le modalità con cui il Ministro ha voluto introdurre una tematica tanto delicata non sono piaciute ai cittadini e in poco più di un mese sono state raggiunte le 500mila firme per poterla abrogare mediante referendum.
La legge è costituita da appena 3 articoli, che ciò nonostante limitano in maniera significativa le modalità di apprendimento e l’autonomia degli istituti: l’obbligo del consenso informato dei genitori per gli studenti minorenni a cui sono proposte tali attività curricolari e/o extracurricolari; le direttive ai collegi docenti per la scelta condivisa degli eventuali esterni coinvolti; l’obbligo di far rientrare questi progetti nei già previsti fondi pubblici per l’istruzione, ergo nessun sovvenzionamento dedicato.
Soprattutto la necessità di dover chiedere un’autorizzazione ai genitori, o agli studenti stessi se maggiorenni, dovendo perfino consentire la previa visione del materiale didattico di cui ci si intende avvalere per il progetto, ha sollevato parecchie critiche nei confronti del Decreto, il quale non fa altro che disincentivare la proliferazione di tali iniziative nelle scuole italiane: la già scarsa disponibilitàmi di fondi destinati all’istruzione e tutti gli step antecedenti l’avvio di un qualsivoglia corso sulla sessualità sono ostacoli evidentissimi.
La polemica, portata avanti dal comitato Sì all'Educazione Affettiva e Sessuale nelle Scuole, scaturisce soprattutto considerando le alternative a cui gli adolescenti finiscono per appellarsi pur di soddisfare le proprie lecite curiosità: il rischio di imbattersi in contenuti online espliciti o distorti è elevatissimo. È invece fondamentale che tematiche cruciali come la parità di genere, il consenso e l'affettività vengano trasmesse con la dovuta accuratezza pedagogica, ponderando le informazioni a seconda della fase evolutiva. Solo così si possono scardinare sul nascere quegli stereotipi misogini che troppo spesso sfociano nei drammatici episodi di violenza e femminicidio che continuano a insanguinare la cronaca, coinvolgendo purtroppo sempre più minorenni, sia come vittime che come carnefici. Inoltre, l’occhio punta sempre ai nostri vicini europei, che sull’insegnamento di queste tematiche sono anni luce avanti: ad esempio, l’educazione sessuale è obbligatoria in Svezia già dal ’55 e man mano lo è diventata in altri 20 Paesi, in cui spesso si incomincia ad approcciare gradualmente questi temi fin dalla scuola dell’infanzia, come avviene nei Paesi Bassi. Come testimonia anche lo studio UNESCO del 2023 Global Education Monitoring Report, i paesi che nei loro programmi hanno incluso una Comprehensive Sexuality Education mostrano un bassissimo tasso di abusi sessuali e maggiore consapevolezza sull’importanza della contraccezione; la materia è trattata con naturalezza nei programmi e attraversa sia il piano biologico che quello emozionale.
Oggettivamente, l’intervento di Valditara ostacola proprio questa fisiologica necessità dei giovani di comprendere come relazionarsi all’altro, rispettandolo e comprendendone gli spazi personali, ed è questa l’educazione sessuo-affettiva a cui il comitato promotore e tutti i firmatari aspirano, anche se sarà necessario molto tempo. Infatti con le elezioni politiche previste nel 2027, non può essere indetta alcuna consultazione referendaria: bisognerà aspettare anzitutto la primavera del 2028 per il quesito di matrice abrogativa e solo successivamente, raggiunto il quorum e l’effettiva revoca della legge, il nuovo governo sarà chiamato a riformare la materia, che ritornerebbe senza disciplina.