Non lasciamo i genitori soli
Ci sono tragedie che non possono essere archiviate con una parola
La tragedia di Pietralata ci obbliga a guardare ciò che troppo spesso scegliamo di non vedere: famiglie che affrontano la disabilità dei propri figli tra solitudine, fatica e servizi che non sempre riescono a essere una rete di protezione.Ci sono tragedie che non possono essere archiviate con una parola.“Follia”. “Disperazione”. “Dramma familiare”.Parole che descrivono, ma non spiegano. E soprattutto non possono diventare un alibi per smettere di interrogarci.La tragedia di Pietralata lascia dietro di sé dolore e sgomento. Ma lascia anche una domanda che riguarda tutti: quanto siamo davvero capaci di prenderci cura delle famiglie che ogni giorno affrontano la disabilità di un figlio?Non è il momento dei giudizi sommari. Non è il momento delle sentenze pronunciate da chi osserva da fuori una realtà che non conosce.È il momento della responsabilità.Perché quando una famiglia è costretta ad affrontare per anni la fatica della cura, le difficoltà economiche, le incombenze burocratiche, la rinuncia al lavoro, l'isolamento sociale e la paura per il futuro, non possiamo limitarci a dirle di essere forte.Dobbiamo esserci.E dobbiamo esserci prima.Prima che la solitudine diventi isolamento. Prima che la stanchezza diventi disperazione. Prima che una richiesta di aiuto rimanga inascoltata.UNA FAMIGLIA NON PUÒ ESSERE LASCIATA SOLA A COMBATTERETroppo spesso il sistema si accorge delle famiglie soltanto quando emerge un problema.Ma una vera politica sociale dovrebbe funzionare al contrario: intercettare la fragilità prima che diventi emergenza.Un genitore che assiste un figlio con disabilità non può essere considerato una risorsa infinita.Ha bisogno di servizi. Ha bisogno di assistenza. Ha bisogno di sostegno psicologico. Ha bisogno di tempo per respirare. Ha bisogno di qualcuno che lo ascolti. Ha bisogno di sapere che, quando non ce la fa più, c'è una porta alla quale può bussare.E quella porta non può essere chiusa.IL DOVERE DELLE ISTITUZIONIStato, Regioni e Comuni devono assumersi fino in fondo la responsabilità di costruire una rete capace di accompagnare le famiglie lungo tutto il percorso.Non bastano bonus occasionali. Non bastano dichiarazioni dopo le tragedie. Non bastano servizi frammentati e difficili da raggiungere.Servono politiche strutturali.Assistenza domiciliare. Servizi territoriali efficienti. Sostegno psicologico. Servizi di sollievo per i caregiver. Supporto economico. Orientamento e presa in carico continuativa.E soprattutto un sistema che conosca le famiglie e non le costringa ogni volta a ricominciare da capo.Perché il diritto all'assistenza non può dipendere dalla forza con cui un genitore riesce a combattere contro la burocrazia.LA POLITICA DEVE ARRIVARE PRIMAÈ troppo facile parlare dopo.Dopo una tragedia tutti si interrogano. Tutti promettono. Tutti dicono che non deve accadere mai più.Ma la vera domanda è un'altra:cosa stiamo facendo oggi per impedire che una famiglia arrivi al proprio limite senza che nessuno se ne accorga?Quante madri stanno affrontando in silenzio una stanchezza che non riescono più a raccontare?Quanti padri stanno rinunciando a una parte della propria vita per garantire al proprio figlio ciò che dovrebbe essere garantito dalla comunità?Quante famiglie si sentono sole, ma non hanno più la forza di chiedere aiuto?Queste domande non possono rimanere senza risposta.NON CHIEDIAMO EROI. CHIEDIAMO UNA RETE.Ai genitori non dobbiamo chiedere di essere eroi.Dobbiamo permettere loro di essere semplicemente madri e padri.La cura di un figlio con disabilità non può trasformarsi in una condanna alla solitudine.Una società civile non misura la propria grandezza soltanto dalla ricchezza che produce, ma dalla capacità di non abbandonare chi è più fragile.La tragedia di Pietralata non deve diventare soltanto una pagina dolorosa della cronaca.Deve diventare una domanda rivolta direttamente alle istituzioni:dove siamo quando una famiglia chiede aiuto?E ancora più importante:quanto siamo disposti a fare perché quella richiesta venga ascoltata prima che sia troppo tardi?Non servono parole di circostanza.Servono scelte. Servono risorse. Servono servizi. Serve presenza.Perché una famiglia che cresce un figlio con disabilità non deve sentirsi sola davanti alla vita.Non lasciamo più soli i genitori.Perché il grado di civiltà di una società si misura anche da questo:da quanto è capace di prendersi cura di chi, ogni giorno, si prende cura degli altri.
Maria Bazzoni