Nonostante le nobili intenzioni dei proponenti, il MID esprime forti perplessità rispetto a un passaggio alla contrattazione separata del comparto Istruzione
Pertanto invita le forze sindacali favorevoli a valutare con grande attenzione i rischi di tale proposta.
MOBILITÀ INTERCOMPARTIMENTALE DOCENTI
COMUNICATO N. 36
Il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti ha da sempre sottolineato la gravosità della professione docente e l’esigenza di adeguare gli stipendi a livelli europei.
Le difficoltà, i rischi e lo sforzo del comparto Scuola, che assurge a faro di una società sempre più ottenebrata, richiederebbero un riconoscimento economico maggiore.
Occorre ricordare che nonostante l’impegno del Governo e delle forze sindacali firmatarie nel cercare una soluzione mediante il triplice rinnovo contrattuale ravvicinato, questo miglioramento risulta insufficiente rispetto al morso del carovita degli ultimi anni - dettato dal complesso contesto internazionale - e non riduce in maniera significativa il gap esistente con gli stipendi europei.
Il personale scolastico ha potuto constatare molto bene le difficoltà che comportano il pagamento di un fitto o un mutuo e nel far fronte a tutte le spese per una vita dignitosa, e nell’ultimo periodo persino la cronaca sembra essersene accorta.
Per questo il MID continua ad esprimere tutte le proprie preoccupazioni in merito alla retribuzione dei docenti e del personale scolastico.
Occorre tuttavia valutare con attenzione la soluzione proposta a questo problema.
In questi giorni circola la notizia secondo cui si starebbe discutendo all’Aran di puntare a una contrattazione separata per il comparto istruzione, al fine di migliorare il destino dello stesso, guardando per esempio alle categorie come la Sanità che avrebbero riscontrato dei benefici.
Ma qui iniziano le prime riserve. Il personale medico ha numeri molto più esigui della Scuola.
Occorre sottolineare inoltre ciò che tra il comparto Istruzione e il resto della PA si è verificato negli ultimi lustri. Mentre i docenti e il personale ATA hanno visto diminuire il loro potere d’acquisto, al contrario il resto del pubblico impiego ha registrato un miglioramento delle proprie condizioni salariali. Inoltre sono emerse con maggiore evidenza anche delle altre differenze, come per esempio l’assenza dei buoni pasto, oppure lo smartworking di cui il personale docente non può usufruire per la fattispecie di lavoro. Infine il resto della PA gode dell’istituto della mobilità intercompartimentale mentre, come sappiamo, allo stato attuale, tale diritto è impedito al personale scolastico.
In aggiunta a queste considerazioni, occorre sottolineare che le scelte di natura economica sono dovute in prima battuta, a nostro avviso, a politiche di contenimento delle spese ispirate a livello europeo, a vincoli di bilancio imposti al welfare dello Stato. Tali direttive non guardano all’Istruzione come il motore centrale della crescita della Società, ma a un comparto che comporta costi elevati derivanti da circa un milione e duecentomila lavoratori.
Se non cambia quindi l’idea alla base, ossia capire l’importanza dell’Istruzione, diventa difficile sperare che la contrattazione separata possa determinare miglioramenti economici per una categoria in affanno.
In questo caso anche se cambia la formula non cambierebbe la sostanza. Alla luce di tali considerazioni, alcune domande sorgono spontanee: non è forse sempre lo Stato a scegliere come investire le risorse e quali spese destinare ai vari comparti? E se si rivelasse un ostacolo normativo per legittimare il blocco della mobilità intercompartimentale ed escludere il personale scolastico dai diritti standard dei colleghi del pubblico impiego?
Al contrario, in questo contesto storico, si incrementerebbe il rischio che gli stipendi del personale scolastico non ricevano nemmeno gli adeguamenti del resto della PA, relegando il comparto Istruzione a Cenerentola del pubblico impiego e isolandolo da ogni punto di vista, economico e giuridico. Una scelta in tal senso comporterebbe la necessità di bilanciare il comparto con forti garanzie a tutela dei salari del personale scolastico, come fondi di spesa permanenti, - cosa non semplice da ottenere-, al fine di evitare un drammatico isolamento “al ribasso” e una scatola vuota.
Nonostante le nobili intenzioni dei proponenti, quindi, tale ipotesi suscita nel MID molte perplessità in quanto rischia di ampliare il divario esistente e frantumare in maniera definitiva l’eguaglianza tra i comparti della PA.
Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti