"Oltre l'aula: il DDL n. 1766/2026 e la sfida di ripensare l'educazione"

La genesi del provvedimento − strettamente legata ai significativi cambiamenti che hanno interessato la società italiana negli ultimi anni

A cura di Redazione Redazione
27 luglio 2026 10:01
"Oltre l'aula: il DDL n. 1766/2026 e la sfida di ripensare l'educazione" -
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di Nadia De Cristofaro

La tradizionale fisionomia dell’educare si innova, nella società contemporanea, richiamando life skills che travalicano i confini dell’aula, per svilupparsi e implementarsi attraverso esperienze praticate, vissute nella quotidianità, nelle dinamiche e relazioni sociali, nella partecipazione alla vita comunitaria: collaborare, assumere ruoli e responsabilità, coltivare senso critico, creatività e autonomia, obiettivi educativi perseguibili anche in contesti extrascolastici come associazioni sportive, gruppi scout, laboratori artistici, attività di volontariato, oratori e iniziative promosse dal Terzo Settore. È da tale consapevolezza che nasce il Disegno di legge n. 1766/2026, recante Delega al Governo per il sostegno delle attività educative e ricreative non formali, un provvedimento che mira a riconoscere e valorizzare il ruolo formativo delle esperienze extrascolastiche, collocando la crescita personale al crocevia tra scuola, famiglia, territorio e società civile.

La genesi del provvedimento − strettamente legata ai significativi cambiamenti che hanno interessato la società italiana negli ultimi anni: la pandemia da Covid-19 che ha acuito fragilità preesistenti, il disagio psicologico tra adolescenti, l'isolamento sociale, la dispersione scolastica e la povertà educativa − evidenzia come la scuola, pur permanendo il principale presidio formativo, non possa affrontare, se non attraverso un sistema di rete, sfide tanto complesse. Parallelamente, l'idea che educare significhi costruire trame capaci di includere famiglie, istituzioni, scuola e territorio, oltrepassando la concezione dell'apprendimento imbevuta della sola istruzione formale.

In tale contesto il DDL n. 1766/2026 si pone in continuità con le politiche europee, inserendosi in un orientamento già consolidato che vede l’UE promuovere, già da tempo, una collaborazione più intensa tra istituzioni scolastiche, enti locali e organizzazioni della società civile, attraverso il principio del lifelong learning, riconoscendo lo sviluppo delle competenze non soltanto attraverso percorsi scolastici e universitari, ma anche grazie a esperienze sociali, culturali e professionali. Programmi come Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà hanno contribuito a diffondere una visione dell'educazione in cui l'apprendimento non formale e quello informale rappresentano strumenti essenziali per favorire cittadinanza attiva, inclusione sociale e sviluppo delle competenze trasversali.

Ma veniamo alle possibili e molteplici ricadute della riforma. Trattandosi di una legge delega, il Parlamento affiderà al Governo il compito di definire − attraverso successivi decreti legislativi − criteri di riconoscimento delle attività educative non formali, modalità di accreditamento, sistemi di coordinamento e strumenti di sostegno economico. Se detti interventi saranno attuati efficacemente, potrà svilupparsi una rete educativa più stabile e integrata, in cui scuola, famiglie, enti locali e Terzo Settore potranno collaborare alla tessitura di un comune progetto formativo, ampliando le opportunità di crescita personale dei giovani, valorizzando competenze, capacità comunicative, problem solving, leadership, collaborazione e spirito di iniziativa.

Il provvedimento sollecita, tuttavia, la riflessione sulle possibili criticità: la disponibilità di adeguate risorse economiche per tradurre in atto gli interventi programmati, l’elaborazione di un’univoca definizione di "educazione non formale" − categoria assai ampia che richiederà criteri chiari e concordati per distinguere le attività realmente orientate alla formazione della persona da quelle esclusivamente ricreative o commerciali − le criticità legate a divari e disuguaglianze territoriali in tema di solidità di reti associative e, infine, il rischio, paventato da alcune fonti critiche, che una maggior valorizzazione delle attività extrascolastiche possa ridimensionare ruolo e primato dell’istituzione educativa pubblica, preservandone la laicità.

Il DDL sollecita, dunque, una profonda riconsiderazione del paradigma educativo nella sua stessa essenza, alla luce di una società contraddistinta da trasformazioni rapide e scenari in continua evoluzione. Qualora i futuri decreti attuativi riusciranno a declinare tale prospettiva in interventi organici e concretamente applicabili, il provvedimento potrà costituire un significativo avanzamento verso un modello educativo maggiormente inclusivo, partecipativo e orientato alla valorizzazione delle potenzialità individuali.

Inequivocabile il principio che ne emerge: educare è predisporre le condizioni affinché ciascun giovane possa realizzare pienamente le proprie capacità, sviluppando autonomia, senso di responsabilità e competenze spendibili nei diversi set sociali; una prospettiva in cui l’apprendimento si configura come un percorso permanente e dinamico, destinato ad accompagnare la persona oltre i confini tradizionali dell’aula, lungo l’intero arco della vita.

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