Pedagogisti su incarichi di sostegno alla primaria: quando il sistema chiama ma non riconosce le competenze e i titoli

Questione sempre più diffusa nel sistema scolastico italiano: il paradosso dei laureati in area pedagogica che vengono chiamati dalle scuole a svolgere incarichi di sostegno nella scuola primaria tramite interpello

A cura di Redazione Redazione
12 marzo 2026 18:12
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Nel sistema scolastico italiano esistono situazioni che, osservate da vicino, sollevano interrogativi profondi sul rapporto tra formazione, competenze e reclutamento.

Una di queste riguarda i laureati in area pedagogica – pedagogisti, educatori che sempre più spesso vengono chiamati dalle scuole a ricoprire incarichi di sostegno nella scuola primaria tramite interpello.

Accade quando le graduatorie risultano esaurite e le scuole devono trovare rapidamente personale disponibile. In questi casi gli istituti pubblicano avvisi pubblici – gli interpelli – per coprire i posti vacanti.

E così accade qualcosa di singolare: professionisti con formazione pedagogica vengono chiamati a lavorare nelle classi, spesso accompagnando per mesi o per un intero anno scolastico bambini con bisogni educativi complessi.

Ma al tempo stesso questi stessi professionisti non possono accedere al percorso che permetterebbe loro di specializzarsi formalmente per quel ruolo.

Una contraddizione silenziosa

Per insegnare nella scuola primaria occorre possedere la laurea in Scienze della Formazione Primaria o il diploma magistrale conseguito entro il 2001-2002.

Solo con questi titoli è possibile accedere al TFA sostegno ordinario che è la specializzazione universitaria necessaria per diventare insegnante di sostegno e al percorso INDIRE.

Ne deriva una situazione paradossale:

• il sistema scolastico può affidare bambini con disabilità a laureati pedagogici tramite supplenza;

• ma non consente loro di accedere al percorso TFA sostegno ordinario o Percorsi INDIRE che li renderebbe insegnanti specializzati.

È una contraddizione che non riguarda solo il reclutamento, ma anche la continuità educativa e la valorizzazione delle competenze.

Le competenze pedagogiche non sono marginali

I percorsi universitari di area pedagogica ed educativa rappresentano da sempre uno dei pilastri fondatori della cultura e della prassi educativa.

La pedagogia speciale, in particolare, si occupa proprio dei processi educativi legati alla disabilità e ai bisogni educativi speciali, promuovendo l’inclusione e lo sviluppo delle potenzialità della persona.

Non si tratta dunque di percorsi estranei al mondo della scuola. Al contrario, costituiscono una base scientifica importante per comprendere:

• i processi educativi e di apprendimento

• l’inclusione scolastica

• la progettazione educativa individualizzata

• la relazione educativa nei contesti di fragilità

Ciò non significa che queste lauree possano sostituire il percorso specifico di Scienze della Formazione Primaria, che rimane la formazione completa per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria.

Ma significa riconoscere che esiste una base di competenze pedagogiche già coerente con il lavoro educativo svolto nel sostegno.

Una proposta possibile

Una riflessione costruttiva potrebbe portare a immaginare percorsi integrativi mirati, pensati per chi possiede già una formazione pedagogica universitaria.

Percorsi che non sostituiscano Scienze della Formazione Primaria, ma che permettano di colmare le competenze specifiche mancanti, in particolare:

• didattica disciplinare

• laboratori metodologici

• tirocinio didattico nella scuola primaria

In questo modo si potrebbe valorizzare la formazione già acquisita senza richiedere necessariamente un intero percorso quinquennale seguito da un ulteriore anno di specializzazione.

Un dialogo aperto

Sempre più laureati in area pedagogica stanno iniziando a confrontarsi su questo tema, condividendo esperienze di lavoro nella scuola e riflettendo su possibili prospettive normative.

Per questo è nato anche un gruppo di confronto online (https://www.facebook.com/groups/923641830037561), aperto a chi vive questa stessa situazione. Uno spazio per informarsi, analizzare le norme, raccogliere dati e costruire un dialogo costruttivo sul futuro della formazione e del reclutamento nel sostegno.

Non si tratta di rivendicare scorciatoie né di mettere in discussione i diritti di chi ha seguito il percorso di Scienze della Formazione Primaria.

Si tratta piuttosto di porre una domanda semplice ma importante:

se il sistema scolastico riconosce le competenze dei pedagogisti al punto da affidar loro incarichi di sostegno, non dovrebbe anche offrire loro un percorso per specializzarsi e contribuire stabilmente alla scuola inclusiva?

Grazie per l'attenzione.

Gruppo di docenti di sostegno precari
della Scuola Primaria

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