Piazza del Carmine, la pizza che unisce: l’arrivo di Vincenzo Capuano può diventare il simbolo della rinascita di Cagliari

Giovedì scorso, durante l’inaugurazione del locale, ho avuto anche il piacere di incontrare personalmente Vincenzo Capuano e di donargli il mio ultimo libro, “La vita come un’opera d’arte”

A cura di Diego Palma Diego Palma
18 maggio 2026 22:11
Piazza del Carmine, la pizza che unisce: l’arrivo di Vincenzo Capuano può diventare il simbolo della rinascita di Cagliari -
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Certe piazze finiscono sui giornali per i motivi sbagliati. Piazza del Carmine, nel cuore di Cagliari, negli ultimi anni è stata spesso raccontata attraverso cronache di degrado, polemiche e quella “vergogna mediatica” che, a forza di essere ripetuta, rischia di diventare un’etichetta permanente. Eppure le città non sono mai fotografie immobili. Cambiano, respirano, si rialzano. A volte basta una scintilla. O persino una pizza.

L’apertura della nuova pizzeria di Vincenzo Capuano in Piazza del Carmine non è soltanto l’arrivo di un marchio famoso. È un segnale. Un gesto simbolico. La scelta di investire in una piazza difficile, ma centrale, storica, viva, rappresenta qualcosa che va oltre il business della ristorazione.

Perché la pizza, in fondo, non divide mai. Unisce.

E non è retorica. L’arte del pizzaiuolo napoletano è stata riconosciuta nel 2017 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO. Un riconoscimento che non riguarda soltanto una ricetta, ma un sapere collettivo fatto di manualità, convivialità, tradizione e identità popolare. La cucina italiana, del resto, rappresenta uno dei pilastri più forti del Made in Italy nel mondo: un patrimonio culturale, economico e sociale che racconta l’Italia molto più di tanti slogan.

Dentro una pizza Margherita ci sono i colori dell’Italia: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella, il verde del basilico. Un simbolo semplice e universale che attraversa i secoli, le regioni, le differenze sociali. Normale, contemporanea o “a ruota di carro”, la pizza continua a fare quello che pochi altri piatti riescono ancora a fare: generare emozioni condivise.

Ed è forse proprio questo il senso più profondo dell’arrivo di Capuano a Cagliari.

Giovedì scorso, durante l’inaugurazione del locale, ho avuto anche il piacere di incontrare personalmente Vincenzo Capuano e di donargli il mio ultimo libro, “La vita come un’opera d’arte”. Un momento semplice, ma significativo, che ha creato un ponte ideale tra cultura, scuola e tradizione gastronomica. Perché anche un giornale che si occupa di istruzione e cultura non può ignorare il valore educativo e identitario della ristorazione italiana. La cucina è storia, territorio, linguaggio, memoria collettiva. È cultura quotidiana.

Non è un caso che oggi si parli sempre più spesso della valorizzazione della cucina italiana come patrimonio UNESCO e come elemento centrale della promozione culturale del Paese. Dietro una pizza, un piatto tipico o una tavola condivisa si nasconde infatti un intero sistema di conoscenze, professionalità e relazioni umane che appartiene pienamente al nostro patrimonio nazionale.

Vincenzo Capuano è diventato negli anni un fenomeno mediatico globale, capace di esportare la sua idea di napoletanità in Europa e nel mondo, da Berlino ad Amsterdam fino a Singapore, con decine di locali e milioni di visualizzazioni sui social. Ma dietro il successo commerciale rimane quella cultura popolare partenopea che Luciano De Crescenzo raccontava come una necessità dell’anima: “Napoli è uno stato d’animo”. Una condizione umana che gli italiani, ovunque vadano, finiscono sempre per cercare.

E allora non sorprende che proprio una pizzeria possa diventare un presidio sociale, un luogo di incontro, un modo per restituire persone, famiglie e luce a una piazza troppo spesso raccontata soltanto attraverso il disagio.

Le immagini dell’inaugurazione, con centinaia di persone in fila per una pizza condivisa, hanno restituito per qualche ora una fotografia diversa di Piazza del Carmine. Non più soltanto luogo problematico, ma spazio pieno di vita, di curiosità, di comunità.

Naturalmente nessuna pizzeria può, da sola, risolvere problemi urbanistici o sociali complessi. Servono politiche, sicurezza, cultura, servizi, visione amministrativa. Ma le rinascite iniziano spesso da piccoli simboli quotidiani: da un’insegna che accende le luci la sera, da tavoli pieni, dalle persone che tornano ad attraversare una piazza senza paura.

E Piazza del Carmine, storicamente uno dei luoghi più importanti della città, merita questa possibilità.

Cagliari è una città fantastica. Elegante, mediterranea, stratificata, con un potenziale enorme ancora tutto da esprimere. Una città che può tenere insieme identità diverse: la Sardegna e il continente, il mare e la storia, l’innovazione e la tradizione. E in questa storia la pizza diventa quasi un ponte ideale tra Sud e isole, tra Napoli e Cagliari, tra culture che parlano linguaggi differenti ma condividono la stessa idea di convivialità.

Per questo l’apertura di Vincenzo Capuano non va letta soltanto come una notizia gastronomica. È un racconto italiano. È la dimostrazione che tradizioni culturali e culinarie possono ancora creare legami autentici, dal Nord al Sud del Paese.

Un grande in bocca al lupo, dunque, a Vincenzo Capuano per questa nuova avventura.

E un grande in bocca al lupo anche a Piazza del Carmine. Che possa smettere di essere la piazza delle polemiche e tornare a essere la piazza delle persone. Della bellezza. Degli incontri. Del profumo di pizza che attraversa la sera e ricorda a tutti che l’Italia, nei suoi momenti migliori, sa ancora sedersi allo stesso tavolo.

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