Pietralata, genitori e figlia di cinque anni trovati morti in casa
La tragedia richiama le istituzioni sulla sostenibilità dell’assistenza familiare
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la morte di Valentina Pambianco, Luca Abbasciano e della loro figlia Bianca, avvenuta nell’abitazione familiare nel quartiere romano di Pietralata.
La vicenda impone particolare cautela. Gli accertamenti dell’autorità giudiziaria sono ancora in corso e riguardano la dinamica dei fatti, le comunicazioni intercorse nelle ultime ore e la situazione economica della famiglia. Sarebbe pertanto improprio attribuire, allo stato, valore causale a singoli elementi o formulare interpretazioni che anticipino gli esiti delle indagini.
Proprio questa necessaria distinzione tra il piano giudiziario e quello istituzionale consente, tuttavia, di affrontare una questione di interesse generale: l’effettiva capacità del sistema pubblico di sostenere i nuclei familiari sui quali ricade un impegno assistenziale continuativo connesso a condizioni di disabilità grave.
La disabilità della piccola Bianca non può essere assunta come spiegazione della tragedia. Il problema che merita attenzione riguarda piuttosto la distribuzione degli oneri di cura e il rischio che responsabilità assistenziali, organizzative ed economiche particolarmente rilevanti rimangano concentrate sulla famiglia, soprattutto quando il bisogno sanitario presenta carattere complesso e prolungato.
L’ordinamento dispone già di strumenti significativi. Alla disciplina introdotta dalla legge n. 104 del 1992 si è progressivamente affiancata una normativa orientata alla personalizzazione degli interventi, fino al decreto legislativo n. 62 del 2024, che attribuisce particolare rilievo alla valutazione multidimensionale e al progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. Parallelamente, il percorso legislativo relativo al caregiver familiare pone al centro dell’attenzione pubblica la necessità di riconoscere e sostenere chi assume stabilmente compiti di assistenza.
La questione decisiva è però l’effettività. Il riconoscimento normativo perde parte della propria capacità di tutela quando non trova corrispondenza in servizi territoriali continuativi, assistenza domiciliare adeguata, sostegno professionale e possibilità concreta di conciliare attività lavorativa e responsabilità di cura. In assenza di tali condizioni, una quota significativa del costo della disabilità continua a essere sostenuta direttamente dalle famiglie, non soltanto in termini finanziari, ma anche attraverso tempo di lavoro sottratto, riduzione del reddito disponibile e progressivo assorbimento delle risorse familiari nell’attività assistenziale.
Anche le notizie relative alle spese sostenute dalla famiglia per trattamenti sanitari all’estero, sulle quali sono in corso verifiche, richiedono prudenza e non autorizzano deduzioni sulla causa dei fatti. Pongono tuttavia una questione economica e sanitaria più ampia. Nei casi clinicamente complessi, l’accesso a informazioni qualificate e a un orientamento pubblico sulle possibilità terapeutiche assume una funzione essenziale anche per evitare che la ricerca di ulteriori percorsi di cura dipenda prevalentemente dalla capacità finanziaria del singolo nucleo familiare.
È in questa prospettiva che deve essere valutata anche la futura disciplina del caregiver. Il sostegno economico rappresenta una componente necessaria, ma la sua efficacia dipende dalla presenza di una rete di servizi capace di ridurre il carico assistenziale diretto e di prevenire situazioni nelle quali la continuità della cura sia garantita quasi esclusivamente dalla disponibilità personale e patrimoniale dei familiari.
La tragedia di Pietralata non deve quindi diventare il presupposto per conclusioni premature, né per improprie associazioni tra disabilità e disagio familiare. Deve piuttosto richiamare le istituzioni alla verifica della concreta attuazione della normativa vigente e della sostenibilità del modello assistenziale.
La qualità di una politica pubblica non si misura soltanto dall’esistenza di una previsione legislativa, ma dalla sua capacità di produrre prestazioni accessibili, continuative e adeguatamente finanziate. Ridurre la distanza tra norma e servizio significa impedire che la complessità della cura venga trasferita, in misura sproporzionata, sulla capacità economica e organizzativa delle singole famiglie.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU