Pinerolo, studente ustionato a scuola: il richiamo del CNDDU
Il Coordinamento richiama la scuola alla tutela dello studente ferito, alla responsabilità personale e a sanzioni educative proporzionate.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha ricevuto dal garante Diego Montani la segnalazione relativa al grave episodio verificatosi presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Arturo Prever” di Pinerolo, dove uno studente con disabilità sarebbe stato ustionato a un braccio con la fiamma di un accendino da un compagno minorenne all’interno degli spogliatoi della scuola.
Secondo le informazioni rese pubbliche, il ragazzo ferito ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. La dirigenza dell’istituto ha denunciato l’accaduto ai Carabinieri e ha avviato il procedimento disciplinare nei confronti dello studente ritenuto responsabile. Spetterà agli organi competenti ricostruire compiutamente la dinamica dell’episodio e assumere le conseguenti determinazioni.
Il CNDDU ritiene che un fatto di tale natura debba essere considerato con particolare rigore. L’impiego intenzionale di una fiamma contro il corpo di un compagno oltrepassa il perimetro della condotta imprudente, della provocazione o del conflitto tra adolescenti e investe direttamente la sicurezza della persona all’interno di un luogo affidato alla responsabilità educativa degli adulti.
È importante, proprio per questo, evitare due opposte semplificazioni: trasformare immediatamente l’episodio in una rappresentazione generale della condizione giovanile oppure ridurne la portata attraverso categorie linguistiche che ne attenuino la serietà. La scuola deve saper distinguere il comportamento inadeguato dalla condotta che espone un altro studente a un danno fisico. Confondere i diversi livelli di gravità non favorisce la comprensione educativa dei fatti e indebolisce il significato stesso della regola.
Comprendere le ragioni di una condotta non equivale, infatti, a diminuirne la responsabilità. Nell’educazione degli adolescenti esiste un momento nel quale la spiegazione deve necessariamente incontrare il limite. Un ragazzo deve poter comprendere non soltanto perché un comportamento è inaccettabile, ma anche che le proprie azioni producono conseguenze reali sulle altre persone e determinano, quando necessario, conseguenze disciplinari proporzionate.
Lo stesso ordinamento scolastico attribuisce alla sanzione una funzione educativa. Tale principio non può essere interpretato come un invito alla clemenza indiscriminata. Una risposta educativa è credibile quando mantiene un rapporto riconoscibile tra la condotta accertata, la sua gravità e il provvedimento adottato. La responsabilizzazione perde consistenza se la conseguenza viene percepita come puramente formale o distante dalla rilevanza del comportamento che l’ha determinata.
Nel caso di Pinerolo esiste inoltre una questione che precede ogni altra considerazione: la condizione dello studente che ha subito l’aggressione. Il suo rientro a scuola non potrà essere considerato un semplice ritorno alla quotidianità. Tornare negli ambienti nei quali si è stati feriti intenzionalmente significa confrontarsi nuovamente con luoghi, relazioni e presenze che possono avere assunto un significato diverso dopo l’accaduto.
Spetta pertanto all’istituzione scolastica predisporre condizioni che consentano al ragazzo di proseguire il proprio percorso senza timori, esposizioni improprie o forme di isolamento. La presenza di una disabilità richiede un’attenzione specifica, ma non autorizza rappresentazioni pietistiche. Lo studente deve essere considerato innanzitutto nella sua piena appartenenza alla comunità scolastica, e proprio tale appartenenza esige che gli siano assicurate condizioni effettive di sicurezza e partecipazione.
L’episodio richiama anche l’attenzione sugli spazi e sui tempi meno strutturati della giornata scolastica. Spogliatoi, corridoi, bagni, intervalli e momenti di passaggio non costituiscono una zona marginale rispetto all’attività educativa. Sono luoghi nei quali le relazioni tra pari si manifestano con minore mediazione adulta e nei quali possono diventare visibili tensioni, esclusioni, prevaricazioni o comportamenti che difficilmente emergono durante la lezione.
La prevenzione, pertanto, non può essere identificata esclusivamente con progetti, incontri tematici o iniziative episodiche. Richiede conoscenza delle dinamiche relazionali, capacità di osservazione, comunicazione tra le diverse figure educative e attenzione ai cambiamenti nei comportamenti degli studenti. Dopo un episodio grave, interrogarsi sull’eventuale presenza di segnali precedenti non significa ricercare responsabilità collettive, ma verificare se vi fossero elementi che avrebbero potuto richiedere un intervento anticipato.
Ugualmente improprio sarebbe trasferire automaticamente la responsabilità individuale sul gruppo, sulla famiglia, sulla scuola o su una generica fragilità adolescenziale. Le responsabilità devono essere accertate e mantenute riconoscibili. Solo a partire da questa chiarezza è possibile costruire un intervento educativo che non confonda la comprensione con la giustificazione e la tutela del minore con la rimozione delle conseguenze delle sue azioni.
Quanto accaduto pone dunque la scuola davanti a una prova che non si esaurisce nella definizione del procedimento disciplinare. Le decisioni assunte comunicheranno inevitabilmente all’intera comunità scolastica quale valore venga attribuito alle regole, alla sicurezza degli spazi comuni e alla responsabilità personale. Per questa ragione è essenziale che ogni determinazione sia rigorosa, proporzionata, adeguatamente motivata e coerente con la gravità dei fatti che saranno accertati.
Il CNDDU auspica che l’Istituto “Arturo Prever”, nel pieno rispetto dell’autonomia degli organi scolastici e delle competenze delle autorità interessate, affronti la vicenda assicurando allo studente ferito la necessaria protezione e adottando nei confronti del responsabile le determinazioni conseguenti agli accertamenti effettuati.
Di fronte a episodi di questa natura, l’autorevolezza dell’istituzione non si misura nell’enfasi delle dichiarazioni successive, ma nella coerenza delle decisioni assunte. È in circostanze come questa che la regola mostra la propria sostanza educativa: non come richiamo astratto al comportamento corretto, ma come criterio attraverso il quale una comunità stabilisce ciò che non può essere accettato, protegge chi ne ha subito le conseguenze e rende riconoscibile la responsabilità di chi quel limite ha oltrepassato.
Prof. Romano Pesavento- Presidente CNDDU